VIA MARGUTTA

 

via margutta

VIA MARGUTTA

Per riscoprire la magia ineffabile di Roma, quella sottratta a questo tempo disgraziato e ai rumori molesti prodotti da un’ umanità incarognita e inzeppata per ogni dove, l’unica opzione è arrampicarsi sui tetti. Lì, il tempo si sospende e suggeriva Luca Barbarossa nella celebre canzone “Via Margutta”: “vedessi quanto è bello il cielo in Via Margutta questa sera, a guardalo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo, la stessa città dei bombardamenti e dei pittori dei giovani poeti e dei loro amori prigionieri di nascosto in un caffè”. Là in effetti vi si notano cupole che tondeggiano sul cielo in ogni direzione  e ad ogni istante, come a confermare l’essenza giunonica della città eterna di Roma, che si nota soprattutto da viale Belvedere di Villa Borghese lungo Trinità dei Monti, oltre che dal Gianicolo, dal Pincio e dallo Zodiaco. Per capirla questa meraviglia, devi avventurarti lassù come un cecchino, e una volta che sei lì, appolaiato tra tegole e cappi, devi catturare quel soffio di poesia , tracciata tra classico e barocco, sentire nel naso gli aromi e i profumi scomparsi della città eterna. In effetti, si ha la sensazione che Roma è veramente una proiezione del tempo che è stato. Le piazze , le infilate, gli angoli, i vicoli, le guglie, i campanili raffigurati in quota dopo la scalata da Piazza del Popolo a Villa Borghese sul balcone del Pincio rivelano una natura segreta, lì dove la materia dominante e l’aria in cui ritrovi in sospensione, immaginate ma intatte , le mille storie che nei secoli sono corse di bocca in bocca nell’Urbe, gli intrighi, le schermaglie le devozioni e le insolenze, lo scontro tra i potenti e il popolino.

Inerpicato sulla cima delle cose e delle case e sopra i tetti di Roma come diceva la celebre canzone di Barbarossa;  “ sta cadendo la notte sopra i tetti di Roma….” il visitatore turista sembra dirci che anche con i piedi  piantati per terra potremo tornare a vedere, perché “romani de Roma” e “habituè dell’Urbe” non alzano più davvero lo sguardo sui particolari rivelatore della bellezza eterna della città, ma gettano appena un occhio.  I primi i romani da tempo indolenti, noi altri habituè in maniera alquanto routinaria , ma tutte e due le categorie a differenza dei turisti e visitatori ormai quasi inconsapevoli perché assuefatti alla bellezza  straordinaria e incantevole dell’Urbe eterna.

Nel bene e nel male, ieri, oggi, domani, nei secoli dei secoli, Roma caput mundi e Urbe rivendica la propria imperante eternità!

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 21/1/2014

 

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