«Uscire dalla crisi con un’altra Europa»

Uscire dalla crisi con un’altra Europa

di Sbilanciamoci

La politica italiana è stretta tra la crisi europea e le nuove manovre di austerità imposte dal governo Monti con la “spending review”. Da un lato una speculazione finanziaria senza freni, una recessione sempre più grave e l’incapacità dell’Europa di affrontarle. Dall’altro una politica italiana fatta di tagli alla spesa degli enti locali, alla sanità, all’istruzione, la riduzione dei dipendenti statali, mentre restano spese inutili come quelle per i cacciabombardieri F35, con l’effetto di aggravare la recessione e l’impoverimento del paese.

Una via d’uscita da questa doppia crisi è stata proposta al Forum «Uscire dalla crisi con un’altra Europa» che ha riunito a Roma il 9 luglio 2012 decine di associazioni, sindacati e movimenti italiani chiamando a discutere le forze politiche progressiste. Sono state riprese e sviluppate le proposte discusse il 28 giugno 2012 al Forum “Un’altra strada per l’Europa” tenuto al Parlamento europeo a Bruxelles in contemporanea con il Consiglio europeo. Le proposte di Bruxelles, condivise da un ampio schieramento di associazioni, movimenti e sindacati europei, chiedevano cinque cambiamenti delle politiche europee sui seguenti temi:

1. La possibilità per la Banca centrale europea di intervenire come prestatore di ultima istanza per i titoli di Stato, e una soluzione al problema del debito pubblico fondata sulla responsabilità comune dell’eurozona.

2. Un radicale ridimensionamento della finanza, con l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie, limiti alla finanza speculativa e ai movimenti di capitali.

3. Il rovesciamento delle politiche di austerità, il rifiuto dei vincoli del “Patto fiscale” e politiche che tutelino il welfare e i salari, con un’Europa capace di stimolare la domanda, assicurare l’armonizzazione fiscale, spostare l’imposizione fiscale dal lavoro ai profitti e alla ricchezza, promuovere la piena occupazione e avviare uno sviluppo equo e sostenibile. Su questi temi la politica del governo Monti è ferma all’ortodossia neoliberista, aggrava la recessione e disegna una prospettiva di declino economico, ingiustizia sociale, perdita di democrazia. Per l’Italia è particolarmente importante riaffermare che il lavoro e la contrattazione collettiva devono essere difesi; i diritti del lavoro sono parte essenziale dei diritti democratici in Europa e in Italia.

4. Per uscire dalla crisi, occorre una trasformazione profonda dell’economia europea nella direzione della sostenibilità ambientale e sociale. Serve un “new deal” verde, che orienti gli investimenti privati e le risorse pubbliche verso la conversione ecologica delle nostre infrastrutture energetiche, dei trasporti e produttive, con il ripristino delle risorse naturali, nuove conoscenze che alimentino ricerca e innovazione, una distribuzione più equa e minori disuguaglianze; solo così si riusciranno a creare “nuove” attività economiche e occupazione di qualità. In Italia, mille “piccole opere” per la tutela del territorio, il rinnovamento delle città e la qualità della vita sono punti di partenza importanti, insieme all’esperienza dei referendum sull’acqua e sul nucleare che hanno indicato come un’alternativa fondata sul valore dei “beni comuni” può diventare maggioranza nel paese.

5. Questi cambiamenti nelle politiche europee e italiane richiedono un’altra politica e una nuova pratica della democrazia. È necessaria una mobilitazione che risponda al crescente vuoto di democrazia e all’incapacità di realizzare politiche alternative in Europa: la battaglia per un’altra Europa è parte integrante della costruzione dell’alternativa in Italia. Occorre unire una maggiore integrazione europea con radicali cambiamenti nei modi in cui l’Unione europea prende le sue decisioni, per invertire la tendenza alla concentrazione del potere in pochissime mani e trovare una via d’uscita dalla crisi.

Il Forum ha aperto un confronto tra organizzazioni della società civile e forze politiche sulle forme e contenuti della democrazia, anche in vista delle elezioni italiane del 2013 e di quelle europee del 2014. In Italia, è importante organizzare una forte aggregazione intorno a queste proposte di cambiamento, influenzando i contenuti del dibattito delle prossime elezioni.

In Europa è necessario cambiare radicalmente le politiche, riequilibrare i poteri di governi nazionali, Commissione, Parlamento europeo e rafforzare il controllo dei Parlamenti nazionali sui loro governi; servono iniziative di riforma “costituzionale” con una vasta partecipazione; come le proposte per una Convenzione europea o un’Assemblea costituente; sono state proposte liste transnazionali per le elezioni del parlamento europeo e l’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta come l’Iniziativa dei cittadini europei per promuovere nuove politiche europee.

Di fronte a una crisi sempre più grave, le politiche italiane ed europee devono cambiare strada; un’alleanza tra società civile, sindacati, movimenti sociali e forze politiche progressiste è oggi più che mai necessaria per portare l’Europa fuori dalla crisi prodotta da neoliberalismo e finanza, e verso una vera democrazia.

da Sbilanciamoci.info

  1. Mi domando spesso, caro sor Cipputi: possibile che i nostri rappresentanti, oltre a mal rappresentare noi che li abbiamo votati, rappresentino ancor peggio se stessi? Non si rendono conto che in vent’anni hanno sperperato miliardi di euro, garantendosi altrettanti privilegi? Non si rendono conto che la torta non c’è più e non ci sono più pasticcieri per riconfezionarla? Non capiscono che gli italiani non ne possono più di loro, che li caccerebbero tutti a pedate? Non vogliono capire che hanno fatto il loro tempo, dopo aver fatto ingrossare quello che viviamo? Questi signori sono fatti d’amianto e hanno facce di bronzo anzi di tolla che è peggio….Però c’è un limite a tutto: all’inettitudine, al menefreghismo, all’arroganza di una classe politica inetta e inutile! Ci hanno fatto per anni il gioco delle tre carte e noi, io per primo, come allocchi abbiamo creduto alle loro parole, abbiamo sperato nelle loro promesse, abbiamo confidato nelle loro riforme. Invece, non hanno fatto niente di niente, e quello che hanno fatto, l’hanno fatto così male che sarebbe stato meglio non farlo. Inoltre, sono e si reputano intoccabili e nemmeno Monti ha osato scalfire i sempre più odiosi e intollerabili privilegi. Ai loro proclami di rinnovamento, personalmente non abbocco più; non avrei mai immaginato anni così ridicolmente procellosi, di crisi così drammatiche, sotto le ali di esecutivi così tecnici e così predatori. L’unica speranza e ancora di salvezza rimasta è Napolitano, ex comunista doc, uomo schivo ma di carattere e di polso, l’ultimo custode e l’ultima manteca delle nostre istituzioni. Fa il possibile e l’impossibile per impedire che il vascello Italia s’infranga sugli scogli della bancarotta, dopo anni di navigazione spensierata e suicida. Se però riuscirà a non farlo colare a picco del tutto, non so…..spero vivamente di no!

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *