Una Repubblica monarchica (L’ultima dinastia)

 

 Ricevo da Antonio Leo e pubblico, aggiungendo, alla fine, qualcosa sulla FIAT.

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Una Repubblica monarchica (L’ultima dinastia)

Per gli italiani la vera dinastia cui si perdonava tutto, anche di non avere la corona. Per gli stranieri, critici o celebranti, dei players unici, elegantissimi, spesso misteriosi, anche solo per la distanza aurea, l’alone esotico che pareva circondarli. Per tutti la famiglia italiana con la  maiuscola, il simbolo e la cifra di un identità basata sulla precondizione del denaro , che ha segnato in tutto e per tutto il novecento politico, economico e sociale.

Gli Agnelli sono l’unica tra le dinastie italiane storiche del capitalismo ad aver conservato una posizione paragonabile a quella dei tempi d’oro, dalla nascita delle grandi industrie moderne tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento e sono simbolo di capitalismo familiare non solo in Italia ma nel mondo.  La Fiat infatti è da un secolo non solo la più importante industria italiana, ma un vero e proprio “Stato nello Stato”. Una sorta di monarchia dominata da una dinastia con i suoi re,  principi e cancellieri ed una capitale Torino. Dall’inizio del secolo la sua storia è intrecciata con quella d’Italia: lo Stato Fiat; solido ed efficace con una struttura rigorosamente gerarchizzata è spesso riuscito a imporre le proprie ragioni alle classi di governo sia del Regno sia della Repubblica. Ora la Fiat è l’ultima che resta delle grandi vecchie industrie italiane, un altro rapporto tra la città e l’azienda come quello tra Torino e la Fiat non è mai esistito , e mai esisterà. Una volta questo era un rapporto di potere puro e assoluto ; la politica era nelle mani della Fiat, l’azienda , la Chiesa , tutto! La Fiat ti accompagnava dalla culla alla tomba. Quando nasceva il figlio di un impiegato, gli faceva un regalo. C’era un asilo della Fiat, una scuola della Fiat, campi estivi per le vacanze targati Fiat. LA STAMPA ed altri quotidiani di Torino sono stati della Fiat per anni. Essa ti accompagnava anche la Domenica allo stadio a vedere la partita della Juventus squadra di sua proprietà. Insomma  in poche parole la dinastia dei Savoia fu sostituita in Piemonte e in Italia dalla dinastia degli Agnelli.

Per molti anni nella Fiat come nella famiglia Agnelli, le cose più importanti sono state: l’obbedienza, il rispetto, la gerarchia. Questo però ha anche causato grandi sofferenze e lutti che hanno condizionato indirettamente anche l’azienda, entrambe dominate dal mito dell’Avvocato! E dopo L’Avvocato ? Beh! Un impero tanto  grande potrebbe non sottrarsi al destino che la storia riserva agli imperi che hanno toccato l’apogeo:  la divisione tra i Principi senza Re che popolano la corte imperiale. Magari accompagnata questa divisione da una ventata di democrazia finanziaria rappresentata sul mercato da centinaia di migliaia di piccoli azionisti. Una public company all’americana, con l’americano Marchionne al comando…… Lo Yankie Marchionne- il cui vero obiettivo è sempre stato quello di chiudere Fiat in Italia e trasferirla in America-dovrebbe capire però che la Fiat ha sovrapposto  la sua immagine a quella della città dove è  stata fondata, Torino e non Detroit….. e si è integrata con Torino fino a condizionare fortemente e spesso prepotentemente non soltanto la composizione sociale, la vita pubblica, i flussi migratori, l’urbanistica, le politiche pubbliche ma la stessa vita culturale e volendo anche la stessa struttura antropologica. Fiat infatti ha significato per Torino centinaia di migliaia di meridionali arrivati lì all’arrembaggio, disperati, volenterosi e spesso anche sfruttati ma anche una struttura istituzionale alternativa e parallela a quella pubblica. Dalla mutua aziendale ai servizi e (come detto prima) il dopolavoro e le colonie fino alla grande famiglia che andava dagli allievi agli anziani Fiat.

Il fatto è che purtroppo Fiat in Italia ha significato semplicemente Agnelli; una dinastia che si intreccia con questa storia industriale e con la sua città. E anche se ai suoi tempi  l’Avvocato,  vero monarca per più di 50 anni in Italia non si è mai identificato appieno con Torino ma come cittadino del mondo, per capire la forza del rapporto con quella città basta guardare alla folla accorsa ai suoi funerali….

La dinastia degli Agnelli è sempre stata questo, a metà fra noi comuni mortali e loro, fra gli ideali del tempo e l’isolamento del successo. Gli Agnelli infatti per L’Italia hanno rappresentato il potere, ma non un potere così distante dalla nostra vita, pur con tutti i conflitti e le contraddizioni relativi ai rapporti tra una sorta di famiglia reale e i suoi  dipendenti (sudditi).

Nel frattempo molte cose son cambiate, ma c’è qualcosa che è rimasta sempre, o che è rinata: la Fiat , proprio quando sembrava finita. Dentro a questo percorso  c’è tutto il resto. Gli Agnelli in questo secolo di vita sono sembrati quasi a metà tra i Buddenbrook  e i Kennedy, se si pensa alle loro ascese e alle loro discese, nel dolore e nel precipizio della vita. Ma hanno comunque guidato nel bene e nel male la vita del Paese, con il loro modo di fare fondato su un cosmopolitismo da “Grande Borghese”, su una globalizzazione ante litteram, dove la ricchezza era sì potere e profitto, ma era pure investimento, era incontro con finanzieri, con politici, con intellettuali era incontro con la cultura. Tutto nel tipico stile di “Casa Agnelli”; la dinastia che dal secondo dopoguerra ai nostri giorni sostituì praticamente nella sostanza e nei fatti gli Aosta e i Savoia!

ANTONIO LEO

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RITENGO OPPORTUNO RICORDARE

I LAVORATORI DELLA FIAT CHE VENGONO REGOLARMENTE STRITOLATI DAL LIBERALISMO SPINTO DI MARCHIONNE L’AMERICANO

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gaetano paglialonga

  1. Gianni Agnelli, per tutti ” l’Avvocato”, moriva dodici anni fa. Memoria ancora vivissima anche se, quel tempo, è davvero lontanissimo. Perchè, in questi 12 anni tutto è cambiato, se non stravolto nel Paese, nel mondo Fiat e in quello della Juve. Che cosa avrebbe detto l’Avvocato dei fatti di Calciopoli? Come vivrebbe, Gianni Agnelli, lo Juventus Stadium così caldo e coinvolgente per lui che amava il football e invece fu costretto a viverlo nel “frigorifero” del Delle ALPI. Come avrebbe convissuto con un tipo come Sergio Marchionne che oggi è il capo effettivo della FIAT. Come avrebbe commentato il taglio di capelli di Pogba? O i tatuaggi di Vidal, lui che teneva nel cuore Sivori e Platini? Che avrebbe detto della FERRARI che in Formula 1 sembra montare un motore diesel…? Quale frase userebbe con Luca Cordero di “Montezemolo” oggi presidente ALITALIA ma nel 91 timbrato con: Cosa farà da grande…! Che cosa avrebbe detto, Gianni Agnelli, a quel presidente di cognome Della Valle e di nome Diego, il quale, dopo aver utilizzato alcuni componenti della Dinastia come testimonial dei propri prodotti, ha dato del povero imbecille a suo nipote John Elkann aggiungendo che “appartiene ad una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro, dunque, dovremo fare un referendum (come per i Savoia) per vedere se ancora li vogliono in Italia…?” Tutto questo accadeva al tempo che fu e che , comunque rimane nella storia! E invece , una volta scomparso l’Avvocato ma anche il Dottor Umberto, insomma, i due AGNELLI più famosi , ecco che tutti gli altri che gli correvano dietro son diventati tutti LUPI !

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