Un Parroco scrive: “la chiesa è impegnata a puttaneggiar coi regi”

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un Parroco scrive a Corrado Augias, 

Da “La Repubblica” di domenica 28/11/2010

                Caro Augias, avevo mandato al Cardinale Bagnasco una lettera piena di dubbi alla quale non ha mai risposto. Allora scrivo a lei. Si va ingrossando la valanga di volgarità e di oscenità che investe il paese cancellando ogni traccia di pudore, di dignità, imponendo un degrado dell’etica pubblica, cancellando quelle virtù che con fatica noi parroci cerchiamo di tener vive nei fedeli. Il disorientamento è forte. Soprattutto quando vediamo i più alti dirigenti della Chiesa banchettare allegramente in tempi così grami, quando anche le bestemmie vengono “contestualizzate”. Cosa altro deve avvenire perché finalmente si oda il grido della condanna? Quale maledizione perché i Vescovi finalmente parlino? Il disaggio, alla base, è grande. E in questo disagio si fa strada lo smarrimento, la desertificazione degli orizzonti, il dubbio di non essere più all’altezza  dei problemi che la realtà impone. Insorgono domande, penose: ci possono essere situazioni nelle quali la bestemmia diventa lecita? Noi parroci vorremmo conoscerle queste situazioni, anche per risparmiare ai nostri fedeli inutili rimorsi di coscienza. Perché questa “accortezza cautelativa” è stata  usata per il Presidente del Consiglio mentre è stata accantonata per casi ben più drammatici come per Welby ed Eluana Englaro? Forse che nell’applicazione della legge morale, anche nella Chiesa esistono corsie preferenziali per l’imperatore ed impraticabili per i comuni mortali? Per i funerali religiosi di Welby, crudelmente vietati dalla Chiesa, fui contattato dai familiari per una benedizione in aperta piazza;declinai l’invito, ricorrendo quel giorno la Domenica della Palme, ma anche per una mancanza di coraggio di cui oggi mi vergogno. Questi silenzi non saranno segno  di un baratto con vantaggi concreti, per esempio il finanziamento delle scuole cattoliche?  Che differenza c’è tra una prostituta che vende il corpo ed una Chiesa che, sempre per danaro, vende l’anima? Io la vedo una differenza: una donna povera ha  comunque il diritto a vivere, mentre la Chiesa che,  memore delle parole del suo Maestro, per vivere deve pur saper morire. Ma sono un semplice parroco e a queste domande non so più rispondere.

F.to, Don Aldo Antonelli  

Proposto da gippì

Collepasso, 28/11/2010

  1. don Aldo Antonelli spera in una chiesa migliore? se dopo 1500 anni di potere più o mneo incontrastato, non è cambiata, si deve rassegnare a servire il Signore e belzebù. SE VUOI POTERE SU QUESTA TERRA DEVI PER FORZA FARE I CONTI CON IL MALE.

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  2. Giovanni Paglialonga 29 novembre 2010, 15:40

    al commento di Vanini, che condivido, mi piace aggiungere: però… menomale che ci sono i don A. Antonelli, don P. Farinella, o i don Ciotti, don Mazzi, don Milani ecc. ecc.(per citare solo alcuni dei nostri); se la chiesa (CCAR:cattolica-apostolica-romana) fosse costituita fondamentalmente da persone di questo calibro, persino la storia europea avrebbe avuto risvolti positivi: meno stragi, meno torture su innocenti, meno roghi… e più giustizia, più pace, più diffuso il benessere sulla terra ecc.
    E non è un credente che scrive.

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