UN NUOVO “DIO” SI AGGIRA PER L’EUROPA, IL “DIO” DEL TURBO- MERCATO!

 

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UN NUOVO “DIO” SI AGGIRA PER L’EUROPA, IL “DIO” DEL TURBO- MERCATO!

        Solo chi ha iniziato a lavorare in fabbrica negli anni sessanta, oltre ai giovani precari odierni, può avere un’idea concreta di cosa stanno preparando a danno dei lavoratori i cantori del mercato-globale a pensiero unico con la loro proposta di sopprimere l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Questi, e solo questi hanno già vissuto la fabbrica senza garanzie, senza diritti, e sono in grado di capire fino in fondo, quale deriva, quale barbarie stanno imponendo alle nuove generazioni.

        Di certo è un primitivo e selvaggio passo indietro. E lo propongono come condizione nuova e moderna, nonché condizione esigibile dai nuovi mercati. Vale a dire: ridiventare solo dei numeri in balia degli umori dei soliti padroni e dei loro capi e capetti. Di nuovo si ripresenta, per lor signori, la necessità di far abbandonare all’ingresso delle fabbriche la dignità e i diritti di cittadini lavoratori e divenire di fatto solo dei sudditi al servizio dei nuovi prìncipi.

        Altra loro contraddizione: niente è più importante di avere un lavoro, dicono: d’accordo. Però, tutte le politiche volte all’aumento della flessibilità del lavoro, un tema che ha dominato il dibattito economico negli ultimi anni, hanno sempre portato a livelli salariali più bassi e ad una minore sicurezza dell’impiego. E nonostante ciò, esse non hanno mantenuto la promessa di garantire una crescita più alta e più bassi tassi di disoccupazione. Anzi, proprio tali politiche hanno avuto conseguenze perverse sull’economia, ad esempio una minor domanda di beni, in conseguenza di più bassi livelli di reddito. Come spesso accade, ci risiamo, il cane si morde la coda!

Tutti da gustare poi, gli ossimori prodotti dai cantori delle liberalizzazioni: “per creare nuovi posti di lavoro è necessario che le pensioni slittino fino a settant’anni; inoltre è necessario sopprimere l’articolo 18, per poter liberamente licenziare al fine di incrementare l’occupazione”. Delle due l’una, o sono ubriachi, oppure ci stanno prendendo per i fondelli.

        Infine, c’è ancora qualcuno che ignora i motivi di fondo di questa crisi? Non è proprio l’eccessivo libero mercato, le liberalizzazioni tanto osannate che hanno trascinato l’economia in una crisi finanziaria paralizzante? E cosa fanno? ci ripropongono la stessa ricetta. Altro che medici, questi sono becchini! Altro che curare, questi ci vogliono affossare! Però, nonostante tutto ciò, i lavoratori sembrano scomparsi, quanto meno incapaci di sostenere a lungo una lotta dura, come negli anni sessanta e settanta, oggi ci si muove tra “spizzichi e mozzichi”. Invece occorre una spallata potente da parte di tutto il movimento operaio, e se non ora quando?

        Invece… Intanto i comunisti sono spariti, o li hanno fatti sparire, quanto meno son diventati extra-parlamentari, i sindacati tentennano, la sinistra moderata barcolla. Solo una spontanea e sana incazzatura di tutti i lavoratori e disoccupati che sappiano sfuggire ai compromessi di vertice, potrà spingere queste organizzazioni politiche e sindacali su un più opportuno atteggiamento, e aprire ad un orizzonte politico alternativo rispetto all’angusto scenario finanziario-capitalista attuale.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 16/3/2012

 



 

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