Un collepassese disperso in Unione Sovietica.

Un collepassese disperso in Unione Sovietica.

Il suo nome era Paglialonga Vito di Collepasso. Un pacifico contadino strappato alla terra e costretto a partire in guerra contro l’unione Sovietica dove ha trovato la morte, e dopo settanta anni durante i quali è stato considerato disperso, ora i famigliari ricevono la piastrina con la quale si certifica la sua morte avvenuta intorno al fiume Don. Luogo di scontri sanguinosi tra le armate sovietiche e il corpo d’armata dell’ARMIR. Una giovane vita spezzata, come altri 60 milioni, tra militari e civili, che hanno pagato caro la pazzia guerrafondaia di quei dissennati regimi fascista e nazista gestiti da quei due banditi internazionali che rispondono al nome di Hitler e Mussolini.

Mentre è giusto piangere e riflettere sulla sorte di questa vittima della dissennata furia omicida di regimi disumani passati, ritengo opportuno fare mente locale a quanti ancora, ai nostri giorni, restano uccisi sotto le bombe intelligenti dei regimi attuali sedicenti democratici. La Jugoslavia fatta a pezzi, migliaia di morti innocenti; in Iraq centinaia di migliaia i massacrati; in Libia qualcuno di meno; in Afganistan non si contano più; e si stanno attrezzando per la Siria, mentre Israele è pronta a bombardare l’Iran. Ma l’esplosione dell’ipocrisia planetaria ci garantisce che non di guerre si tratta, ma di “interventi umanitari”; non di stragi di civili si tratta, ma di “effetti collaterali” e giurano che le loro “bombe sono tanto intelligenti”.  E meno male che sono intelligenti!!!

In Italia la crisi si sente ovunque, all’infuori che negli armamenti. Comincia a scarseggiare, per le tasche dei tartassati cittadini, non solo la benzina che è diventata un lusso, ma persino il pane e le cure mediche cominciano a diventare un problema procurarseli, e questi governi a sovranità limitata spendono altri cento miliardi di euro per comprare aeri dell’ultimo modello. Modello molto più preciso, molto più micidiale dei precedenti. E alla faccia dell’articolo 11 della nostra Costituzione. Continuiamo ad armarci sempre più con micidiali mezzi che, con la difesa della Patria, c’entrano meno dei pinguini nel deserto del Sahara. La pazzia umana non conosce limiti, i mostri si riproducono continuamente, e le loro mamme sono, purtroppo, sempre incinte, come la mamme degli imbecilli.  “Il sonno della ragione” che ci circonda, ci condurrà nuovamente a delle immani tragedie. Fin qui siamo rimasti tranquilli, come se non ci riguardasse, forse perché le nostre bombe se le beccano altri popoli? Ma quando ci arriveranno addosso sarà troppo tardi per chiedere aiuto a qualcuno che ci liberi da quel flagello. Ricordo, anzi l’ho letto, con che noncuranza si inneggiava al duce finchè il duce massacrava altri popoli, quando le bombe degli alleati ci arrivarono addosso, diventammo tutti, o quasi tutti, antifascisti. Che schifo! Dobbiamo sempre prenderle per tornare ragionevoli?

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 6/6/2012

  1. Dovrebbe essere facile in effetti parlare di una guerra malamente persa del passato. Ma la campagna di Russia, è una fase del secondo conflitto mondiale, ancora piena di ombre e di domande senza risposta. E’ un mistero anche il destino della nostra armata (ARMIR), letteralmente scomparsa nella neve, di un inverno mai cosi freddo come quello dell’ anno 1942. Una guerra purtroppo non finita per 65 mila famiglie italiane. Non voglio qui esaltare glorie ed eroismi che certtamente e sicuramente ci furono. Quando si è travolti dagli eventi, le azioni dei singoli diventano difficili da giudicare e non sta a me ne a noi che siamo di un altra generazione farlo. Vogliamo invece capire cosa successe realmente, e ricordare quella generazione di sfortunati ragazzi, vittime di un sistema e di un regime che li aveva cresciuti ed educati dalla culla alla bara e al quale molti avrebbero voluto ribellarsi. Vittime, al pari delle popolazioni che avrebbero dovuto sottomettere e con le quali invece strinsero legami di solidarietà e di fratellanza. Ed è proprio per la bontà d’animo dei nostri soldati, per la maggior parte poveri contadini, spediti con le scarpe di cartone nelle fredde terre di Russia, e che a differenza della vigliaccheria, dell’arroganza e della malvagità dei loro alleati tedeschi, si distinsero per umanitarismo e umiltà, ed è per questo che i nostri furono chiamati; ” Italiani brava gente”. Naturalmente anche tra gli italiani come in ogni popolazione c’erano dei facinorosi e delle teste calde, la maggior parte però appartenenti alle divisioni di Camicie Nere e della Milizia Fascista, ma ripeto e torno a dire nessuno ha il monopolio della bontà ne quello della malvagità e cosi è stato anche per il nostro Esercito, anche se le organizzazzioni armate fasciste erano delle strutture paramilitari e non facevano parte delle forze armate, ne dal ministero della guerra, ma erano legate direttamente al partito (Pnf) e quindi al ministero dell’ interno.

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