TRADIZIONE E POPOLO


clip_image0098.jpg

TRADIZIONE E POPOLO

- Sentimento religioso tra sacro e profano

Sacre o profane, antiche o moderne, le tradizioni pasquali italiane racchiudono una ricca e complessa simbologia tutta da scoprire. Nelle grandi città cosi come nei centri più piccoli, i riti della Settimana Santa e della Resurrezione coinvolgono ogni anno adulti e bambini, momenti corali di grande suggestione e forza espressiva capaci di coinvolgere nel profondo le persone che vi assistono.

Questi riti, legati alla passione del Signore, sono particolarmente sentiti nel sud Italia. Un misto tra sacralità pura miscelata a forme di paganità piena di simbologia. Anticamente “la passione di Cristo” consisteva in un dramma sacro, messo in scena per far rivivere la sofferenza di Gesù. Oggi, invece, la celebrazione ha assunto un carattere più festoso anche se sempre legato alla fede. Le usanze e le tradizioni della Settimana Santa nella cultura folkloristica del Salento costituiscono un momento di meditazione collettiva sul mistero della morte e al tempo stesso di esorcismo di essa. In questo contesto si inseriscono consuetudini e tradizioni talora ancora oggi praticate o per lo più relegate nella memoria del tempo, ma che comunque offrono uno spaccato interessante, suggestivo e tangibile della cultura e della fede popolare di un tempo che fu. La ruralità del Salento è una costante storica,però molte tradizioni legate alla terra e fatte proprie dalla religione sono,salvo eccezioni, da tempo svanite  insieme alla civiltà contadina di cui erano parte integrante. Pur tuttavia come abbiamo detto prima, rimangono donne e uomini di una certa età, ma anche diversi giovani che, conservandone la memoria, praticano queste antiche usanze rurali e di fede.

A Pasqua insomma l’Italia mette in scena oltre 3 mila rappresentazioni viventi. Da Nord, ma in particolare a sud,è un susseguirsi di processioni, riti religiosi, feste popolari, rappresentazioni sacre e tradizioni di folclore. Interi paesi scendono in piazza durante la Settimana Santa per celebrare il dramma sacro della morte e della resurrezione di Cristo. La notte di Venerdì Santo nel Salento le strade si illuminano di fiaccole e vengono solcate di affollate processioni di gente che spesso partecipano più per conformismo e pavidità che per convinzione. I figuranti invece sono spesso incappucciati e a piedi scalzi per cercare di  rendere scenicamente  più difficili e faticosi i percorsi della redenzione di Cristo.

L’elemento gioioso esplode poi Domenica e, nella Pasqua salentina, si manifesta nel volo delle colombe, nello scoppio di mortaretti e fuochi d’artificio, nelle grida esaltanti dei fedeli e soprattutto nel primo sole caldo di stagione che annuncia la magica Estate che attende il territorio del Salento. Questi riti pasquali, di antiche usanze penitenziali, rafforzano l’identità degli abitanti e nello stesso tempo attivano frotte di visitatori e turisti contenti di assistere a rappresentazioni sceniche che si trasmettono nel tempo in bilico tra tradizione e superstizione popolare. Il popolo comunque ha sempre cercato di utilizzare le varie tecniche espressive per vivere meglio la sua fede. Nel complesso,i segni del tempo ed anche le tecniche espressive nel manifestare la fede,si evolvono e cercano di rispondere meglio alla cultura e alle esigenze della nuova generazione.

Quale Pasqua ci aspetta? Quella religiosa che ogni anno come sempre sarà ricca di significati, di simbolismi,di messaggi di speranza  e di resurrezione esternati nelle cerimonie sacre prima citate, ma anche di oneri e spese monetarie per poter realizzare i suddetti riti, dove sembra che la crisi non sia ancora arrivata, vista l’ingente quantità di denaro che scorre all’ interno delle associazioni culturali adite ad organizzare gli eventi?  Oppure la Pasqua profana che si annuncia ben diversa, ben più povera di contenuti e di emozioni a causa della crisi economico-finanziaria che attanaglia il paese? Chi vivrà, vedrà.

ANTONIO LEO.

Collepasso, 5/4/2012

D’accordo caro Antonio, le tradizioni vanno rispettate, anche se sempre più spesso assumono aspetti che hanno a che fare più con le superstizioni che con la fede. Un esempio eclatante ce lo fornisce in questi giorni un vescovo della santa romana chiesa, il quale, per risolvere il problema della siccità, non ha trovato niente di meglio di invitare i fedeli a pregare affinchè il loro Signore consenta un po’ di pioggia su quelle aride terre del nord-est italico. Insomma si “ritorna alla danza della pioggia”, si rispolverano le primitive, ancestrali  tradizioni e superstizioni. Ora se io fossi un credente e avessi conservato un minimo di razionalità, sosterrei che quel Vescovo sta bestemmiando contro il suo stesso Signore. Infatti, se pregandolo si sostiene che farà piovere, vuol dire che la siccità l’ha voluta lui. Un Dio bizzarro? Un Dio egocentrico e narciso?

Non credo, ma se ci fosse, sarebbe sicuramente  migliore di come certe menti bacate ce lo rappresentano.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 5/4/2012

  1. Gaetano condivido, ma vorrei anche aggiungere, che giovani sacerdoti come ad esempio Don Stefano Micheli, fanno pensare e sperare in una chiesa meno arretrata rispetto alla società, non più arretrata e relativista. Molte volte la chiesa si è appiattita su posizioni che vanno contro il mantenimento e il miglioramento dei diritti civili.Ci sono però cose molto belle che la chiesa cattolica fa( i preti missionari ne sono l’esempio),e ci sono cose molto grandi per cui il Papa si batte; Wojtyla certamente più del Papa attuale perchè di visioni e di mentalità più aperta. Infatti, son convinto che se andiamo in una qualsiasi chiesa cattolica e facciamo un sondaggio, rimarremmo sorpresi di come le persone abbiano una mentalità”liberale” e non “ortodossa”. Io stesso mi son sempre definito un cattolico liberale.L’augurio è quello di avere una chiesa moderna e di mentalità aperta, insomma che sia al corrente con i tempi e che non commetta l’errore commesso con Galileo ed altri. Un pò come è successo qualche anno fa ,quando il Vaticano si incarto letteralmente su se stesso, facendo campagna politica attiva per il referendum sulle cellule staminali.

    Reply
  2. Scusate, volevo dire NON PIU’ ARROCCATA E RELATIVISTA è invece ho scritto “Non più arretrata e relativista”.

    Vorrei inoltre aggiungere che secondo il mio punto di vista; Gli Italiani credono giustamente in Dio,anche se molti lo fanno per conformismo e pavidità.Poi credono non a torto nei Santi, che fanno i miracoli.Più ancora nel prete che assolve i loro peccati. Infine, più di tutti nel sagrestano che, sempre in chiesa, a contatto diretto con il Padre Eterno,li rassicura sulla sua disponibilità….

    Reply
  3. Insomma sei un credente e buon per te, io non ho avuto il dono della fede, e siccome non me lo ha dato, non è colpa mia se sono un miscredente. Però su una cosa voglio ribattere. tu esalti i missionari, certo sono persone che credono profondamente e rischiano anche. Ma il cercare di cristianizzare delle persone tra un popolo che ha un’altra religione, è dannoso. Quante volte abbiamo visto massacrare cristiani in paesi a forte religione alternativa? paesi islamici, induisti ecc. No, questa operazione è dannosa agli stessi cristianizzati, sarebbe molto meglio che ognuno si tenga la sua religione e non cerchi di fare proselitismo in zone pericolose, ne vanno di mezzo degli innocenti, e non è di consolazione per nessuno il fatto che qualcuno possa poi sostenere che comunque quelli sono dei martiri e andranno in paradiso. o no, Antonio?

    Reply
  4. No ho capito, ma io non intendevo quei preti che cercano di divulgare la religione cattolica in altri paesi, ma quei sacerdoti che un pò come fanno i Medici senza frontiere, danno un aiuto concreto e materiale nella costruzione di scuole, ospedali,case per i senza tetto,istruzione, distibuzione di cibo per quei paesi martoriati dalla guerra o i paesi del terzo mondo dove regna la fame più assoluta.Alcuni di questi sacerdoti sono spesso stati oggetto di imboscate da parte di bande rivali e alcuni di loro hanno perso la vita, quando potevano restare tranquillamente a svernare nelle loro parrocchie se solo avessero voluto.Ed invece hanno scelto la strada più difficile e complicata per aiutare il prossimo, e di questo bisogna dargliene atto. Come in effetti non si può paragonare un qualunque stimabile medico, al grande Gino Strada di Emergency. Capito il concetto…. Saluti al sor Cipputi !

    Reply
  5. No ho capito,ma io non intendevo quei preti che cercano di divulgare la religione cattolica in altri paesi, ma quei sacerdoti che un pò come fanno i Medici senza frontiere, danno un aiuto concreto e materiale nella costruzione di scuole, ospedali, case per i senza tetto, istruzione,distribuzione di cibo per quei paesi martoriati dalla guerra o i paesi del Terzo Mondo dove regna la fame più assoluta. Alcuni di questi sacerdoti sono spesso stati oggetto di imboscate da parte di bande armate rivali e alcuni di loro hanno perso la vita, quando potevano restare tranquillamente a svernare nelle loro parrocchie, se solo avessero voluto. Come in effetti per esempio, non si può paragonare un qualunque stimabile medico, al grande Gino Strada di Emergency. Capito il concetto che volevo esprimere?? Comunque Saluti al sor Cipputi.

    Reply
  6. Vorrei aggiungere nella specifica circostanza,che chi scrive cioè io, oltre a lasciarsi prendere ed assorbire interiormente dal rito , si sente stimolato a una riflessione particolare, a cercare di calare l’evento di fede e di ricordo della storia cristiana nelle situazioni materiali della vita, nei comportamenti concreti del giorno d’oggi.Sifatto impulso trae forma e sostanza dalla costatazione che la “Via Crucis” costituisce una parete o un abito d’ogni esistenza , nessuna , proprio nessuna ,esclusa. Infatti,secondo me le stazioni della “Via Crucis” nella realtà quotidiana, si percorrono a piè sospinto in tutte le condizioni sociali della vita terrena di noi esseri umani.

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *