TRA LEOPOLDA A FIRENZE E MANIFESTAZIONE A ROMA

 

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TRA LEOPOLDA A FIRENZE E MANIFESTAZIONE A ROMA…

L’ex PD, divenuto di fatto il Partito di Renzi, è stato già ribattezzato Partito della Nazione, a me ricorda tanto Forza Italia. Ma c’è chi giura che somiglia molto di più all’antica DC per programmi e ambizioni. Insomma l’interclassismo ha affascinato, coinvolto e asservito tutti coloro che da una vita dicono e giurano di essere di sinistra. Una sinistra invece che non c’è più, una sinistra, quella del PD, che ha corso così tanto verso il centro dello schieramento politico da vent’anni a questa parte che a tratti pare abbia già scavalcato a destra la storica destra liberale e mercantile. Le colpe non sono solo del giovane e rampante “BOY  SCOUT”, molti, prima di lui, hanno lavorato in quella direzione spianando la strada alla dissoluzione del partito della sinistra storica e aperto le porte alla globalizzazione e al suo pensiero unico. Chi si ricorda più della frase di D’Alema di 18 anni fa? disse: “scordatevi il posto fisso”, e pensare che solo pochi anni prima invitava i manifestanti a gridare slogan tipo : “è ora, è ora, il potere a chi lavora”. Poi arrivato a governare ci disse “scordatevi il posto fisso”. Ricordate chi per primo fece saltare il lavoro a tempo indeterminato? E ad aprire alla precarietà? Fu il Ministro Treu, Ministro di un governo di centrosinistra! E questo mi fa tornare in mente una affermazione dell’Agnelli: “solo la sinistra è in grado di realizzare politiche di destra”. E fin qui è storia palese per tutti coloro che non si lasciano incantare dalle chiacchiere ma hanno la buona abitudine di ricordare, magari si informino coloro che non ricordano, e quindi capirne meglio l’andazzo nel quale siamo immersi. Purtroppo una grossa fetta di quella base che tanto ha dato a quel partito, il PCI, continua a votare per questo ibrido politico pensando ancora al glorioso partito di Gramsci, Longo, Berlinguer. E lo fanno con lo stesso spirito di coloro i quali sbaciucchiano e scopano una vecchia baldracca solo perché quand’era giovane era tanto bella e tanto onesta. Insomma un orientamento di pura nostalgia. Poveracci…

Così, mentre per Renzi e renziani, nonché una schiera di  evanescenti imprenditori e finanzieri d’assalto (autentici pescecani), uniti alla Leopolda a cantare inni al giovane “BOY SCOUT”; a Roma, la CGIL, manifesta con un milione di presenze in Piazza S. Giovanni e fa capire, molto chiaramente, che è ancora viva e non intende rinunciare a difendere, con le unghie e con i denti, gli interessi dei lavoratori, riaprendo, dopo decenni, un necessario e salubre scontro di classe. Questa volta gli scontri si stanno consumando anche all’interno dello stesso partito. Un partito già da tempo passato da liquido a gassoso e che ora è approdato al partito della Nazione, che è come dire: siamo tutti sulla stessa barca, ma come al solito c’è chi rema e chi fa bisboccia alla faccia dei rematori, ma i poveri di spirito remano convinti di andare dove li porta il cuore, invece vanno solo dove li porta gli interessi di imprenditori e finanzieri e politicanti d’assalto. È questo e solo questo l’orizzonte renziano. Persino il moderato filosofo Massimo Cacciari ha così definito l’operazione renziana in corso: “ Lui sta abbattendo i simboli della sinistra socialdemocratica per penetrare nel centrodestra con il progetto del partito della Nazione…Neanche il più feroce dei conservatori ha mai presentato queste trasformazioni sociali che possono generare ansie ed angosce come fossero delle pensate geniali.”

Eppure anche le pietre hanno capito che il problema italiano è il debito pubblico. Debito pubblico dovuto essenzialmente alla corruzione e all’evasione fiscale, sono questi i punti terribili che hanno prodotto i guasti che ci stanno trascinando in una terribile deindustrializzazione. E finchè non predisporranno leggi che colpiscano inesorabilmente questi loschi affari, l’Italia continuerà a sguazzare nella crisi economica e finanziaria. A tutto questo va aggiunta la burocrazia asfissiante e le lungaggini bibliche della magistratura, ALTRO CHE ARTICOLO 18! Ma Renzi e i renziani hanno ben altro per la mente.

C’è di che augurarsi che questo partito, ormai chiaramente interclassista, conquistato da elementi della vecchia DC, si spacchi e si ricostruisca una nuova aggregazione decisamente di sinistra. Gli elementi ci sono e c’è una notevole base di sinistra, base che negli ultimi anni ha votato diverse formazioni di sinistra e altri ancora che hanno del tutto smesso di recarsi a votare, potrebbero, questa massa delusa dell’inconsistenza  di proposte di sinistra, ritornare a votare per  una sinistra decisamente antagonista. Se questa operazione non si realizza diventeranno tempi ancora molto più duri per i lavoratori e i pensionati. Gli obiettivi di imprenditori e finanzieri ora uniti con il governo loro amico, sono quelli di far pagare a queste categorie i costi delle razzie che hanno realizzato nel nostro paese, e la legge sul lavoro, l’articolo 18 compreso, sono manovre per loro necessarie al fine di annullare dignità e diritti, nonché,  possibilità di reazione della base dei lavoratori e così poter   realizzare un autentico immiserimento dei lavoratori e pensionati. Insomma, dopo aver depredato un intero paese, invece di finire in galera, questi loschi figuri si ergono addirittura a giudici e legislatori. La legge sul lavoro e la finanziaria che Renzi e i suoi portavoce al governo hanno ormai messo in cantiere, è la prova del nove del come, questo dissennato governo, intende ridurre i lavoratori a puri e semplici moderni schiavi delle esigenze della finanza internazionale e di quei pochi evanescenti imprenditori nostrani. I drammi familiari e non solo, che si sono già consumati e che purtroppo si consumeranno in avvenire, non sono meno violenti di quanto la mafia, la camorra e ndrangheta realizzano in tutta Italia. Grillo, in questi giorni, ha posto un problema vero, il confronto tra mafia e finanza internazionale. Ha dipinto, e non del tutto a torto, i finanzieri peggiori dei mafiosi. Ha utilizzato certamente un linguaggio inopportuno, ma niente affatto falso. Eh sì, la finanza è più disumana della mafia. Uccide in modo molto più subdolo, non si macchia le mani di sangue come i bastardi e violenti mafiosi, non uccide, ma costringe tanti ad uccidersi, a suicidarsi per la disperazione di non potercela fare a vivere e a provvedere al bisogno della propria famiglia e per farla vivere dignitosamente. In quanto alla casta politica, oltre ai soliti ladri, sbruffoni, arrivisti, opportunisti, voltagabbana, la parte meno inquinata è del tutto impotente di fronte alla finanza della globalizzazione da essi stessi voluta. E sono molto più impotenti di quanto lo sono stati contro la mafia e, i vari andazzi, che stanno emergendo sulle varie trattative tra mafia e poteri dello Stato ce lo confermano. Così scopriamo che lo Stato con la mafia riuscì a trovare un accordo, mentre con la finanza non ci sono nè dèi né santi che tengano. E mentre la mafia cercava di colpire uomini dello Stato al fine di farsi essa stessa Stato, la finanza esige solo lo schiavismo dei lavoratori e pensionati, la finanza internazionale è di fatto lo Stato reale esistente. Lo Stato, i finanzieri globali, lo hanno già nelle loro mani, senza il bisogno di uccidere, ti costringono, invece, molto democraticamente ad impiccarti o a darti fuoco per la disperazione, e loro risulteranno così del tutto innocenti e tanto democratici. Detto tutto in termini chiari, si tratta in realtà di delinquenti legalizzati (i finanzieri e certi imprenditori), e delinquenti illegali (mafia e loro affini). Tutti coloro che in questi giorni si sono tanto indignati per le affermazioni del comico Grillo, facciano una cosa saggia, vadano a chiedere alle famiglie che hanno subito un lutto, che hanno visto impiccarsi o darsi fuoco i loro familiari per colpa di questa crisi non certo voluta né realizzata da loro se trovano anch’essi tanto disgustose  le parole di Grillo. In quanto  a Grillo, che non mi è mai stato simpatico, lo invito a diventare, una buona volta, un po’ più dialettico invece di limitarsi fare battute da comico e a iniziare a trovare alleanze possibili in Parlamento al fine di invertire questa tendenza politica disumana in atto.

Specchio delle mie brame, chi è il più figlio di puttana del reame?

F.to pagliatano

Collepasso, 28/10/2014

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Aggiungo un articolo di Marco Revelli apparso sul Manifesto del 27/10/2014 dal titolo:

Un soggetto della sinistra e dei democratici italiani

Di Marco Revelli , 27.10.2014

Il ren­zi­smo porta a com­pi­mento la crisi ter­mi­nale della demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva. Così è stato in occa­sione dell’indecente bat­ta­glia di ago­sto per la liqui­da­zione del Senato. Così è per il rap­porto tra Potere Legi­sla­tivo e Potere Ese­cu­tivo, con l’umiliazione siste­ma­tica del primo e l’assolutizzazione del secondo. Di que­sta umi­lia­zione la vicenda par­la­men­tare della mozione di fidu­cia sul Jobs Act costi­tui­sce un punto di verità straor­di­na­rio. Così è per la natura e il ruolo dei par­titi poli­tici, a comin­ciare dal Pd, il quale ha subìto una muta­zione gene­tica tra­sfor­man­dosi da aggre­gato ete­ro­ge­neo di gruppi d’interesse e di ammi­ni­stra­tori in “par­tito del capo” e, ten­den­zial­mente, “par­tito unico della nazione”, una pla­tea ple­bi­sci­ta­ria che, dopo la sti­pu­la­zione del Patto del Naza­reno, ricon­se­gna a un lea­der squa­li­fi­cato e pre­giu­di­cato il ruolo di part­ner costituente.

Le con­se­guenze poli­ti­che di tutto que­sto sono evi­denti: lo stra­vol­gi­mento dell’assetto politico-istituzionale e la muta­zione del qua­dro delle iden­tità poli­ti­che crea un’inedita neces­sità di mobi­li­ta­zione per inver­tire una ten­denza. Serve ela­bo­rare un’effettiva alter­na­tiva al ren­zi­smo, una rispo­sta cre­di­bile, capace di coglierne i punti di forza e di rove­sciarli, non solo sve­lando l’inganno, ma offendo solu­zioni praticabili.

Dob­biamo con­trap­por­gli una linea di uscita, se non dalla crisi – che è ende­mica di que­sto capi­ta­li­smo glo­bale e in par­ti­co­lare nel modello euro­peo – almeno dall’emergenza. Un pro­gramma altro rispetto a quello det­tato dalla Ue, pochi punti, chiari, a comin­ciare dalla que­stione del debito e del suo neces­sa­rio “con­so­li­da­mento”, dalla rot­tura dei patti cape­stro euro­pei, da un piano ecce­zio­nale per l’occupazione, per la messa in sicu­rezza del ter­ri­to­rio, per la ristrut­tu­ra­zione ener­ge­tica, per la rap­pre­sen­tanza dei lavo­ra­tori in fab­brica e il supe­ra­mento vero della jun­gla con­trat­tuale tra gli “atipici”…

Marco Revelli , 27.10.2014

  1. Questo articolo è datato ma, mi sembra idoneo come argomenti trattati perchè oggi vorrei parlare un pò della ristrutturazione che questo esecutivo renziano a guida P.D. vuole attuare alla sgangherata scuola italiana. Allora, una buona scuola significa un futuro migliore per il Paese. È naturale che il governo in carica voglia metterci mano con una propria riforma. Il punto è se le cose poi potranno migliorare o meno. Ai compagni del sindacato l’idea non piace. Loro preferirebbero mantenere gli equilibri esistenti. Non fosse altro perché nella scuola odierna comandano incontrastati. La massiccia partecipazione allo sciopero dei docenti di alcuni giorni orsono rappresenta l’antipasto di quello che avverrà nei prossimi mesi. La riforma proposta anche a noi non piace, ma per le ragioni opposte a quelle dei manifestanti. In particolare spaventa l’eccesso di potere che il disegno di legge governativo, in discussione in Parlamento, assegnerebbe alla figura del dirigente scolastico. Secondo il progetto l’autonomia scolastica verrebbe rafforzata attraverso il piano triennale dell’offerta formativa affidato alla responsabilità esclusiva del preside.

    I docenti da impegnare sarebbero scelti a sua discrezione da una lista regionale. Anche la valutazione sul loro operato sarebbe prerogativa del preside. “Managerializzare” la conduzione degli istituti scolastici non è di per sé sbagliato. Rendere la singola scuola un’organizzazione competitiva che si offre sul mercato dell’educazione è un sano principio liberale che non può vederci contrari. Tuttavia, pensare di affidarsi in toto agli attuali dirigenti scolastici sarebbe come innestare una talea in un tronco marcio. I presidi attualmente già godono di ampi poteri. E si comportano, in un cospicuo numero di casi, non da manager ma da padroni del vapore. All’opinione pubblica forse sfugge che il dirigente scolastico attualmente aggiunge alle proprie attività ordinarie quelle extracurriculari previste dal Piano Operativo Nazionale della Scuola, cofinanziato con fondi europei e tutte le partecipazioni co-attoriali nella programmazione territoriale negoziata. Tradotto in soldoni, oltre allo stipendio fisso di dipendente pubblico, il dirigente scolastico ha guadagnato grazie alla partecipazione dell’istituzione scolastica, di cui è titolare, alla miriade di iniziative finanziate per le quali il soggetto scuola è per legge un partner obbligatorio. Non vi è stato gruppo di progetto o cabina di regia di cui il dirigente scolastico non abbia fatto parte. A pagamento, prima riscuotendo direttamente e più recentemente via Fondo Unico Nazionale. Inoltre, gli è consentito di gestire l’utilizzo remunerato dei docenti della scuola nelle attività extra didattiche e la scelta di professionisti esterni per l’implementazione delle azione educative. Si tratta di un potere immenso, soprattutto nelle regioni meridionali, dove storicamente la formazione ha funzionato da ammortizzatore sociale per la disoccupazione intellettuale.

    Un dirigente scolastico, grazie al tanto denaro pubblico che gli passa tra le mani, può fare la sua fortuna e quella dei suoi amici e sodali. Non diciamo che tutti si siano arricchiti, ma un’indagine capillare dell’Agenzia delle Entrate sulle componenti variabili dello stipendio dei dirigenti scolastici ci racconterebbe molte cose sorprendenti. Sarebbe opportuno che la nuova legge almeno stabilisse un nesso tra i compensi percepiti e i risultati conseguiti. Il piano è triennale? Benissimo. Allora al preside manager si faccia un contratto triennale subordinandone il rinnovo alla valutazione positiva di un organismo superiore indipendente. Purtroppo questo non accadrà. La riforma renziana ci porterà a dover fare i conti con l’ennesimo concentramento di un potere burocratico nelle mani di un solo interlocutore inamovibile. Allora, altro che buona scuola. Sarà la “buona clientela”.

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