TRA FABRIZIO BARCA E MATTEO RENZI

renzi e il ciclo

TRA FABRIZIO BARCA E MATTEO RENZI

            “C’è chi mi vuole ministro dell’economia, ma per fare che? Per me imporre una patrimoniale di 40 miliardi annui di euro la ritengo giusta e doverosa, ma nei piani di questo governo non c’è traccia di questo obiettivo”.

Tanto ha affermato nella telefonata galeotta del finto Vendola l’economista del PD Fabrizio Barca. Scherzi, questi, certamente di cattivo gusto, però nello stesso tempo ci ha consegnato un dirigente del PD decisamente di sinistra, pur se non va dimenticato che è e resta un’esigua minoranza in quel partito insieme a Fassina a Civati e forse qualcun altro.

Tant’è che ad emergere da quel calderone che è diventato il PD è il giovane Matteo Renzi, democristiano e per giunta impertinente, irrequieto, supponente. E questo Renzi, con i suoi propositi politici, riesce a scatenare sensazioni persino di nostalgia nei confronti di Craxi da parte di coloro che sognano ancora qualcosa di sinistra. Ma l’eclisse della sinistra non significa certo che il danno che il sistema capitalista produce siano scomparsi, tutt’altro. La questione sociale, le ingiustizie, la disuguaglianza dei redditi si è ulteriormente estesa in questi ultimi vent’anni e sono ritornate più devastanti di prima e nessun riformatore capace di rimettere in moto una lotta di classe per invertire questa tendenza è in vista. No, il panorama politico è straripante “di bravi sicofanti del capitale”,  come sempre dediti “nell’interesse della così detta ricchezza nazionale a cercare mezzi artificiosi per produrre la povertà delle masse”, sono tanti e troppo diffusi. La confindustria, spesso, rivendica nei confronti dei governi meno tasse sul lavoro perché, a suo dire, se non migliora il reddito delle masse, non ci sarà sviluppo possibile. Insomma, prima che produttori, questo sistema ha bisogno di consumatori e se le masse si impoveriscono va a ramengo il sistema e lo dice persino il sindacato degli industriali.

Ma allora? Allora siamo al paradosso! Gli imprenditori si scontrano decisamente con gli interessi della finanza internazionale. Pur essendo questa figlia legittima delle loro stesse avidità, ha finito col scavalcare persino i suoi stessi capiscuola. Siamo giunti alla “fase suprema del capitalismo”, prevista e dettagliatamente descritta da quel comunista di Lenin. Sì, però prevedeva anche il crollo del sistema che invece, con la globalizzazione dei mercati, è riuscita a darsi un’altra prospettiva di lunga vita. E se qualche nazione non consente di aprire ai mercati, e quindi ai loro loschi affari, arrivano puntuali le bombe che fanno saltare per aria le pretese di chiunque cercasse di evitare le loro barbarie.

Figurarsi se, con queste premesse, il giovane Renzi con una squadra di giovani inesperti già di politica, figurarsi di quella globale, possono riuscire mai a imboccare una strada praticabile per uscire da questa morsa della globalizzazione a pensiero unico. Però ci son tante donne madama Dorè. Ma anche tra le donne ci sono le buone e le cattive, e basterebbe l’esempio dell’inglese Thatcher per far tacere gli estimatori delle donne in politica come toccasana di tutti i mali. Insomma non c’è di che farsi troppe illusioni, anche se è auspicabile che questo governo, anche se formato da ministri  inesperti, riescano a portarci fuori da questa disastrosa situazione in cui la finanza internazionale con la complicità della classe politica fin qui al governo non ha saputo o voluto porre rimedio, o indicare altre strade percorribili. Infine è da considerare pia illusione che da questa crisi si possa uscire da sinistra. Nella migliore delle ipotesi, con la compagine di questo governo (vedi i soliti Ministri tecnici all’economia), cercheranno di uscire fuori da questa crisi da destra e si guarderanno bene da indicarne le cause.

F.to gaetano paglilonga

Collepasso, 22/2/2014

 

 

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