TERMINI IMERESE E LA STRATEGIA FIAT

 

 

 

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                Chiusura totale di un’impresa siciliana dopo quarantanni di produzione. E la fiat con noncuranza spedisce nell’enorme discarica della disoccupazione, oltre duemila tra operai diretti e operai dell’indotto. Così, con arroganza, la Fiat li butta nelle più nera disperazione. Chiude lo stabilimento siciliano e sbatte la porta in faccia a tutte quelle persone che per quarantanni hanno reso florido quel polmone industriale. Per duemila lavoratori giovedì 24 novembre è stato l’ultimo giorno di lavoro. Alla faccia “dell’equità e della spinta alla crescita” tanto cara, a parole, al Governo Monti.

Il CODACONS (associazione a difesa dei diritti di utenti e consumatori), provocatoriamente, ha chiesto a Fiat di restituire alla collettività l’Alfa Romeo. Azienda, questa, che ha incamerato gratis dallo Stato, quindi dalle tasse dei cittadini. Questa operazione è il tipico, il “fulgido” esempio di privatizzazione all’italiana. Si incaricarono dell’operazione l’allora presidente del Consiglio Craxi e il presidente dell’IRI Romano Prodi. Ciò fu deciso e realizzato al fine di evitare che la Ford mettesse piede in Italia, scardinando così l’antico monopolio della Fiat. Il monopolio fu garantito, i lavoratori no!

Mentre il Governo predispone il suo programma per una  riduzione del debito sovrano affiancato ad una necessaria ripresa economica, la Fiat continua la sua strategia di delocalizzazione, sempre più orientata verso mercati a manodopera a più basso costo. Di certo c’è da registrare che se è vero, come sostiene l’attuale Governo, che oltre a ridurre il  debito è necessario anche aumentare la produttività del sistema, certo è che la Fiat non sta dando una mano a questa prospettiva.

Di certo si può affermare che la grottesca avidità di privilegiati, sempre alla ricerca del massimo profitto, ha di fatto realizzato un tale disastro economico che si ripercuote sulla moltitudine dei cittadini vessati e costretti a pagare per l’avidità altrui.

In quanto all’Europa politica, a proposito del come uscire da questa crisi finanziaria, sta ritornando, come farsa, quel tragico sciovinismo  che fu causa di tante guerre nel passato.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 26/11/2011

 

 Oggi 27 novembre, si ha notizia che la FIOM  ha sottoscritto un accordo per lo stabilimento fiat di Termini Imerese. E’ dal luglio del 2009 che la Fiom era stata tenuta fuori dagli accordi per merito del Governo precedente e, in modo particolare, dal Ministro Sacconi. L’attuale Ministro Passera ha decisamente dato una svolta all’irresponsabile atteggiamento del governo precedente, obbligando le parti a restare unite e accettare la mediazione da lui proposta. Ecco una prima constatazione positiva di carattere politico che si deve mettere in conto a questo Governo: dal “governo populista e strafalcione berlusconiano”, forse si sta per approdare ad un governo di “borghesi illuminati“. Non c’è da fare salti di gioia, certo, però quanto meno cercheranno di evitare la distruzione delle risorse produttive del nostro paese. Quanto meno questa sembra  essere la missione che si sono assegnata.  È il caso di ricordare che, per quanti sforzi questo governo così detto “tecnico” sia in grado di realizzare, resta un’incognita enorme l’indecisione della politica europea. Sembra paralizzata, non è in grado di realizzare quei meccanismi necessari per fermare la speculazione finanziaria che punta ormai ad annichilire l’euro. Ma su questo argomento tornerò presto.

F.to g.p.

Collepasso 27/11/2011 

 

 

  1. siamo tornati alla politica liberale italiana dell’ottocento??? Bhò…certo che questo governo in quanto a conflitti di interesse non è che stia messo molto meglio del precedente, ma anche Cavour fece costruire con soldi pubblici un canale, che ancora porta il suo nome, per inondare le risaie della sua famiglia del vercellese e del pavese. Io avrei condannato Cavour, figuriamoci Berlusconi D’Alema e Passera, ma ormai ci dobbiamo accontentare del meno peggio e accontentiamoci di ciò che passa il convento. Certo che se la storia ci ha insegnato una cosa è che le rivoluzioni sono sempre borghesi: perchè solo il borghese, oltre all’aristocratico (oggi diremmo il massone) ha la pancia piena e può pensare a migliorare la propria condizione. Il proletario (oggi diremmo il sottoproletario precario!) ha troppa fame ed è troppo stanco dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza per poter pensare anche a come fare la rivoluzione.
    Certo che se aspettiamo l’attuale sinistra salottiera con il lessico pieno di bizantinismi che si ritrova per fare la rivoluzione ci prende molto tardi….
    Ciau!

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