Tengo famiglia e piuttosto allargata.


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Tengo famiglia e piuttosto allargata.

BUONGIORNO PENISOLA

Sezione 1: STORIE PARALLELE

Le dimissioni di Bossi, dopo quelle di Berlusconi segnano la fine del modello del partito carismatico, il partito “ad personam”. Umberto era l’ultimo faraone di una stagione segnata soprattutto dal rapporto mistico dell’elettorato, un rapporto che aveva a che vedere più con le categorie della fede che con quelle della politica. Bossi non si discute, si ama. Un pò come successo oltre 60 anni fa con Mussolini. Parte degli ultimi vent’ anni a destra sono stati segnati da questa adesione aprioristica alla personalità dei capi, visto che Berlusconi non è stato da meno nel Pdl (prima Forza Italia). L’acritico inginocchiarsi al sovrano, ha inciso molto nella degenerazione della politica italiana. Entrambe sia Umberto che Silvio hanno gettato la spugna piuttosto che affrontare il disonore della sconfitta. A entrambe però va riconosciuta una dignità nell’addio. Ma la politica italiana dovrebbe interrogarsi sul perché, a differenza di quella europea, abbia prodotto leadership  “incorreggibili” nella loro fase del massimo consenso e  “inamovibili” nel loro pur evidente declino. Per Bossi, una devastante indagine giudiziaria, per Berlusconi il crollo della fiducia internazionale. Sia l’uno che l’altro, come si è visto sono stati e “sono ancora” i “proprietari materiali” dei loro rispettivi partiti. Nessuno dei due infatti è dovuto arrivare al baratro (come Craxi e Andreotti) per uscire dalle stanze del potere. Chissà se non c’è un senso in queste due storie a loro modo parallele. Se c’è, lo capiremo presto, nei tempi nuovi che si annunciano, e che prima o poi dovranno cominciare.

Sezione 2: TENGO FAMIGLIA

La fine dei partiti personalistici, la fine della seconda Repubblica. Viene subito in mente “Mani Pulite”. Certo perché quel crollo favori l’ascesa di chi si presentava come nuovo, come anti-sistema . Sarebbe facile liquidare il tutto osservando che nella prima Repubblica i tesorieri distraevano fondi per i partiti, ed ora per pagare le multe del Trota. Il Senatur infatti non è stato tradito da un manipolo di congiurati, nè atterrato da un complotto di giudici, ma rovinato dai suoi stessi famigliari . Un’ingordigia, non troppo eccessiva, ma abbastanza sfacciata da suonare come uno schiaffone in faccia ai duri e puri che sognano di essere i nuovi Vichinghi alla conquista del nord. E questa logica familistica, impiantata in un partito che si voleva e si credeva diverso, ha colpito la Lega al cuore forse in modo irrimediabile.

Un tempo i partiti non servivano a questo, ma servivano proprio a strappare l’individuo dalla sua dimensione privata, dal suo particolare orizzonte, perché si mettesse al servizio di un ideale generale. Oggi invece sono diventati una cassaforte per i capricci delle famiglie dei Leader e dei loro famigliari. Se si guarda al declino di Berlusconi, si nota che la dinamica non è diversa.

Ora si dovrà ricostruire sulle macerie di due modelli di partito che hanno fallito; quelli di massa e quelli costruiti sulla leadership di un capo amato e obbedito oltre ogni limite consentito. Ora c’è bisogno più che mai di idee e di dedizione. Ma il primo esempio da fornire è semplice, quasi scontato: chi fa politica deve dare, non ricevere, deve rinunciare, non pretendere, e deve fare giuramento pubblico di non attenersi alla filosofia del “Tengo famiglia”.

Sezione 3: CORSI E RICORSI STORICI

Nell’anno in cui tutti riflettiamo sul ventennale di Tangentopoli, fa una certa impressione ascoltare il sor Umberto fare ricorso alla tesi del complotto. Proprio lui, che con la Lega Nord partito all’epoca fresco, non compromesso col potere da Tangentopoli e dal crollo dei partiti della prima Repubblica era stato beneficiato. Adesso Bossi, logorato da un ventennio di potere e anche sedotto da una decadente cultura berlusconiana, si rifugia nel vittimismo, evoca la congiura. Proprio lui che era stato guardato dall’opinione pubblica, dal cosiddetto paese reale, come il leader del rinnovamento nelle pratiche di potere ed anche nel linguaggio, cioè quello che aveva dato una salutare rottura con i riti felpati del passato democristiano. In effetti, la parabola bossiana come quella berlusconiana, fatta da due figure di leader  affermatesi sulla scia di “mani Pulite” lascia alquanto perplessi: è infatti un cammino involuto  che porta dall’innovazione alla conservazione.

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Oggi Bossi parla come parlava all’epoca Craxi, parla di complotto, evoca la congiura contro l’unico partito d’opposizione, il suo: dice che i giudici vorrebbero colpire la Lega, così come all’epoca volevano colpire i partiti della prima Repubblica (Dc, Psi e compagnia bella)…… Parla come Forlani. Al momento, dire chi ha ragione e chi ha torto è oggettivamente impossibile. La contrapposizione dovrebbe essere tra chi dice basta, e chi dice continuiamo così….. Basta cioè con la contrapposizione maturata in un paese sano, dinanzi allo spettacolo di soldi pubblici che tesorieri di fiducia di leader politici utilizzano come se fossero benefit privati!

Chiunque rappresenti una carica politica, deve dare conto di quello che fa e di quello che dice. Perché un politico può avere la fiducia piena dei suoi cittadini solo se oltre ad essere un buon politico, naturalmente ha una vita lineare e specchiata, se non abusa della carica per conseguire vantaggi per se, per i suoi parenti, per gli amici e quindi solo se concepisce la propria attività come un puro e semplice servizio a vantaggio della comunità alla quale appartiene. Servono una serie di regole semplici e condivise, e cioè adozione di un codice etico e dunque politico nella ricerca e accettazione dei finanziamenti, limiti e vincoli di mandato, rotazione negli incarichi, trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche. Semplici regole chiare per una “democrazia partecipativa”. Altrimenti significa che la politica non ha più neanche gli anticorpi necessari alla sua stessa sopravvivenza, e significa soprattutto che i partiti sono davvero morti e che il domani appartiene ai tecnici….

ANTONIO LEO

Collepasso, 7/4/2012

  1. La “lega d’assalto”, assaltava sì, però solo i finanziamenti pubblici al suo partito! Quindi si è passati così dalla “Roma ladrona”, alla “padania ladrona”. In molti sono oggi coloro che cercano di essere teneri con il bos della padania sostenendo che lui poverino, essendo malato, non sapeva, non controllava. Neanche la moglie siciliana ferocemente divenuta padana? Neanche quel trota di suo figlio? Autentici “coccodrilli” (necrologi)! Modeste balle, tenere scuse, il non infierire a chi è nella polvere, anzi cercare di trovare tra le sporcizie politiche qualcosa di presentabile, di decente. E il cappio che a suo tempo i leghisti esibirono in Parlamento contro i partiti sconvolti da tangentopoli, chi lo esibirà questa volta nei confronti dei leghisti?

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  2. Certo Cipputi, hai ragione! Non posso assolutamente darti torto. “Roma Ladrona”,”Italia Ladrona”,”Sud Assistenzialita” sino ad arrivare oggi all’inaspettato e insospettabile “Padania Ladrona” e se mi permetti “cialtrona”…..In realtà ora tutta la costruzione mitologica del leghismo “celodurista” crolla di schianto. La corruzione scoperta in altri partiti infatti era praticamente anche nella Lega Nord, se non di più. Della Lega però colpiva da un lato la fedeltà incondizionata dei leghisti alla figura del loro leader carismatico, dall’altro il moralismo delle invettive contro la corruzione del sistema politico italiano. Insomma ora il capo, i suoi familiari e i suoi più stretti collaboratori vi sono coinvolti sino al collo….Svanita in un istante la logora e rituale accusa di un complotto della magistratura, i leghisti hanno messo in piazza le loro interne divisioni,di qua i ciecamente credenti al capo, di là quanti vogliono salvare dal naufragio quel che resta del partito. Ma le valutazioni politiche sono ineludibili. Il tempo dei partiti di massa e leaderistici è finito,anche perchè erano ormai ridotti a coalizioni personali di gruppi di interesse! Questa credo sia la fine ingloriosa di un era…..

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