SULL’INCOMPATIBILITÁ TRA FEDE E SCIENZA

SULL’INCOMPATIBILITÁ TRA FEDE E SCIENZA

     

Galileo Galilei///Charles Darwin

SULLA DITRIBA EVOLUZIONE-CREAZIONE

Riflessioni  di Gaetano Paglialonga

Darwin  come Galilei e Copernico?

Qualche cenno su G. GALILEI e N. COPERNICO, al fine di comprendere al meglio l’origine religiosa dell’attuale diatriba su DARWIN. In molti ci hanno provato a rendere conciliabile trascendenza e scienza, fede e ragione. Ma ahi loro, tempo e fatica sprecata, dal mio punto di vista ovviamente, fin troppi ci hanno già provato, nessuno ci è mai riuscito.

Propongo, per iniziare, una ripassatina che va dal geocentrismo tolemaico all’eliocentrismo Copernicano fino a Galileo Galilei, prima di affrontare l’evoluzionismo darwiniano, al  fine di scrutare al meglio i motivi di fondo per cui quasi sempre religione e ragione, scienza e fede, non hanno mai coinciso, né potranno mai coincidere. Ma soprattutto i motivi per cui la religione ha sempre cercato, con ogni mezzo, di fermare, di opporsi, alla ricerca scientifica, alle sue scoperte.

I primi a parlare, anzi ad intuire l’eliocentrismo, senza aver subito la stravagante leggenda del Giosuè biblico, furono i greci: Archimede nell’Arenario ci racconta del matematico Aristarco di Samo, nato a Samo nel (310/330 a. C.),  che per primo, propose la teoria eliocentrica. Quindi, già nel IV secolo avanti Cristo, intellettuali, liberi da dottrine creazioniste, erano arrivati a comprendere e a descrivere quanto noi abbiamo capito e acquisito, scientificamente, venti secoli più tardi, e cioè nel 1600 d.C.

Dal geocentrismo tolemaico, all’eliocentrismo copernicano.

Il problema prese una piega più decisiva e più concreta con l’arrivo del canonico polacco di origini tedesche, Nikolaj Kopernik (1473-1543). Colui che mise nero su bianco tutte le sue intuizioni non solo sull’eliocentrismo, ma anche su tutti i pianeti, dei quali descrisse correttamente il moto e capovolse completamente la teoria tolemaica della terra quale centro dell’universo. Al tempo di Niccolò Kopernico, il potere clericale, non solo il cattolico, ma persino il protestante Martin Lutero,  si scatenarono contro questa teoria perché cozzava contro i loro sacri testi. Infatti, anche Lutero tanto sostenne nei “suoi discorsi a tavola”: “oggi è così, se uno vuole essere più intelligente non può accontentarsi di ciò che fanno gli altri e deve inventarsi qualcosa di nuovo, come quel matto che vorrebbe rivoluzionare l’intera astronomia. Ma la Sacra Scrittura mostra che Giosuè ha ordinato al sole, e non alla terra, di fermarsi”.

Ma Kopernico, ai suoi critici, così rispose: “Se ci saranno dei cialtroni che, pur completamente ignoranti di matematica, pretendono di trinciare giudizi su di essa, in virtù di qualche brano della Sacra Scrittura di cui abbiano malamente stravolto il senso per i loro scopi, e osino attaccare e schernire questa mia opera, non me ne curerò affatto e disprezzerò il loro giudizio come temerario”. Ma un altro teologo luterano Andrea Osiander, aveva inserito una sua prefazione con uno stile un po’ diplomatico sostenendo che: “ Le teorie contenute nel libro (De Revolutionibus orbium coelestium), non devono essere considerate né vere, né verosimili, ma semplicemente che si trattava di finzioni matematiche utili per descrivere correttamente i fenomeni”.   Questo è un approccio convenzionalista alla scienza, ripreso all’inizio del Seicento dal Bellarmino. Naturalmente è vero il contrario.

Inoltre va ricordato anche il monaco filosofo, scrittore e frate domenicano Giordano Bruno. Anche questo era arrivato, alle stesse teorie di Kopernico un po’ più confusamente (anche perché era un filoso non un matematico). Infatti, in  “De la causa, principio et uno”, si può leggere la sua famosa immagine dell’Universo come “una sfera con il centro dovunque e la superficie in nessun luogo”.  Ma il motivo per cui Bellarmino dopo anni di interrogatori e torture lo mandò al rogo, fu su tesi teologiche, quali la creazione dell’Universo, il dogma della trinità, l’ispirazione di Mosè e dei profeti, l’incarnazione e la divinità di Cristo,  la verginità della Madonna, l’adorazione dei Magi, il culto delle immagini e delle reliquie, l’intercessione dei santi, la punizione eterna dei peccati mortali e la gravità dei peccati della carne. E concludeva, mettendo tutto questo in discussione che, “la nostra fede era piena di dottrina d’asini”, e  “di quello che crede la chiesa nulla si può provare. Il 17 febbraio del 1600, fu condotto a Campo de’ Fiori, denudato, legato ad un palo e bruciato vivo, mentre, come da prassi consolidata, i confortatori cantavano le litanie.

Inizia la diatriba con Galileo Galilei:

É solo con Galileo che l’eliocentrismo acquisì valore scientifico in quanto oltre che alle conclusioni matematiche, quanto sosteneva era sorretto anche  dall’osservazione degli astri e dei suoi fenomeni.

Galilei, essendo un credente, e conoscendo bene il rischio insito in ogni affermazione scientifica in contrasto con i sacri testi, elaborò un suo concetto nel tentativo di porre rimedio alla diatriba tra  fede e scienza così formulata:  « […] le quali proposizioni, sí come, dettante lo Spirito Santo, furono in tal guisa profferite da gli scrittori sacri per accomodarsi alla capacità del vulgo assai rozzo e indisciplinato […]». Insomma, disse che coloro che scrissero la bibbia, dettata dallo spirito santo, l’hanno così scritta per renderla comprensibile anche al popolo ignorante.

Lettera del cardinale Bellarmino a Paolo Antonio Foscarini, del 12 aprile 1615: “…Dico che mi pare che P. V. et il Signor Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il Copernico. Perché il dire, che supposto che la Terra si muova et il Sole stia fermo si salvano tutte l’apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere affermare che realmente il Sole sia nel centro del mondo, e solo si rivolti in sé stesso senza correre dall’Oriente all’Occidente, e che la Terra stia nel terzo cielo e giri con somma velocità intorno al Sole, è cosa molto pericolosa non solo d’irritare tutti i filosofi e theologi scholastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante; …”

Questa fu l’accusa contro Galileo emessa dal tribunale della santa inquisizione:   “Tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch’il sole sia centro del mondo e immobile, e che la terra si muova anco di moto diurno; ch’avevi discepoli, à quali insegnavi la medesima dottrina… perniciosa dottrina, e non andasse più oltre servendo in grave pregiudizio della cattolica verità. E conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dei sacri canoni e altre costituzioni imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto, pur che prima, con  cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi, e detesta i suddetti errori ed eresie… e acciocché questo tuo grave e pernicioso errore non resti del tutto impunito. Ti condanniamo al carcere formale in questo s. off.  Ad arbitrio nostro; e per penitenze salutari t’imponiamo che per tre anni a venire dichi una volta la settimana li sette salmi penitenziali…E così diciamo, pronunciamo, sentenziamo, dichiariamo, ordiniamo, e reservamo in questo e in ogni altro meglior modo e    forma che di ragion potemo e dovemo.  Ita pronum… nos  Cardinales  infrascript”     E giù una sfilza di firme cardinalesche (da L’età della controriforma in Italia, di M. Antonucci,).

Così Bertold Brecht immagina le considerazioni che, di fronte alle accuse, Galilei abbia realizzato, soprattutto di fronte al rischio di finire bruciato vivo dopo essere passato per il terribile trattamento delle torture, ha preferito abiurare: “Ingiustamente invece io abiuro, perchè concedendo oggi ai Reverendissimi Padri che Dio ha fatto l’universo più proporzionato alla piccola capacità del loro cervello che all’immensa e infinita Sua potenza, stabilisco un esempio che altri scienziati ignavi potranno seguire domani e sempre”; e ancora: “…della mia abiura giudicherà invece il Tribunale della storia. L’ho compiuta per vigliacca paura delle macchine che mi avete mostrato (le macchine di tortura con le quali i boia riuscivano a convincere quasi tutti a dichiararsi colpevoli).  Il martire sarà ricordato nei secoli da chi ha a cuore la verità, il suo eminentissimo boia sarà santificato da chi l’ha calpestata, ma per me non ci saranno che rimpianti e il mesto ricordo di un’occasione perduta. L’intelligenza, voi che non l’avete, non ve la potete dare.  Ma io, il coraggio, neppure”.

Perché tanta esigenza per la chiesa nel far continuare a girare il Sole intorno alla terra e non viceversa? Semplice e lineare: siccome tutto il suo potere terreno gli deriva dalle affermazioni stravaganti contenute in quel libro detto il “libro dei libri” (Bibbia), in uno di essi, nel libro di Giosuè, si racconta dell’invocazione che Giosuè rivolse al sole e alla luna affinché si fermassero e, quindi, si allungasse il giorno al fine di avere tutto il tempo necessario per poter massacrare tutti i suoi nemici, così come il suo dio Yahweh gli aveva imposto di fare: “tutto deve essere passato con la spada e bruciato con il fuoco, e nulla deve respirare.  (Giosuè,10,12):  “O Sole, fermati  su Gabaon, e tu o  luna, sulla valle di Aialon!”  (Giosuè,10, 13):  “ E  il sole si fermò e la luna ristette, fino a che  il popolo si  fu vendicato dei suoi nemici… Il Sole si fermò in mezzo al cielo, né volse   al tramonto per quasi un giorno intero”.  Ora però, siccome a crederci che il sole si sia fermato apposta per Giosuè non è disposto a crederci più nessuno, neanche i preti, ci vengono a dire che  “I testi sacri vanno  interpretati in più livelli: l’allegorico, il morale e l’anagogico…”.

La produzione  di sofismi trascendentali, dette teologie, atte a giustificare e consolidare il potere di santa madre chiesa, è sempre stato proporzionale alle sue notevoli esigenze. Malgrado tanto loro ispirato travaglio, questi intellettuali hanno finito sempre per perdere la partita intrapresa, però, nel volgere  di un tempo relativamente lungo, circa quattrocento anni. 

Infatti, dalla famosissima condanna e abiura di Galileo, 1633, al 2000, anno giubilare in cui il papa polacco chiese perdono per quella condanna, passarono circa 400 anni. Questa è la capacità di assimilazione che la chiesa ha nel digerire i rospi che la scienza di tanto in tanto gli rifila sulle sue “sante verità rivelate”. Quindi, se questo è il tempo di assimilazione della scienza da parte della chiesa, vuol dire che per accettare  “l’origine delle specie per selezione naturale” di C. Darwin, siccome  sono passati fin qui solo 150 anni circa, sono di conseguenza necessari altri 250. Perciò, appuntamento al 2260, anno in cui il papa futuro, magari generato da un embrione congelato, chiederà scusa per le castronerie  fin qui sostenute a proposito della creazione divina e, dichiarerà, Urbi et Orbi, Darwin aveva ragione.

Su Darwin e neo darwinismo.

Perché anche il dare ragione a Darwin è problematico per la chiesa? Perché nel Genesi, al punto (2,1-3), si tirano le somme del lavoro svolto durante l’unica settimana in cui Jahwè pare abbia lavorato, e quindi, creato il tutto. In “Origine del sabato”, così recita: “furono così compiuti il cielo e la terra e l’organizzazione di tutti gli altri esseri. Avendo Iddio ritenuta finita, al settimo giorno, l’opera che aveva compiuto, il giorno settimo cessò da ogni opera da lui fatta, e benedì  questo giorno e lo santificò, perché in esso aveva cessato da ogni opera da lui compiuta, creando” .

Però, non va sottovalutato il fatto che i pensatori con orientamento metafisico,  hanno già fatto un passo avanti, scaricando in parte l’idea secondo la quale l’opera sarebbe stata compiuta in una settimana come recita il passo del Genesi sopra riportato. Infatti, hanno già accettato l’idea (obtorto collo) che il loro dio Jahwè ha impiegato qualche miliardo di anni per realizzare l’“uomo a sua immagine e somiglianza”. E a questo percorso così lungo della nuova versione creazionista hanno assegnato la denominazione di: “Intelligent design” (disegno intelligente).

L’elaborazione del disegno intelligente”, ideato dai pensatori credenti, per dare una spiegazione simil-scientifica all’evoluzionismo darwiniano, non è da tutti i credenti accettato, e comunque, gli elaboratori di questo “disegno intelligente” così cercano di spiegarlo: “Solo la metafisica, infatti, può essere ciò che è sempre stata, può, cioè, assumere il ruolo che le compete, quello della scientia oltre le scienze naturali. Nel tempo presente, si comprende che non vi è altra scelta: se c’è stata evoluzione, essa è stata guidata e informata da una realtà trascendente, mentre, se non vi è stato percorso evolutivo della vita sulla terra, di nuovo al trascendente rimane di fare riferimento per comprendere origine e fine delle specie, dell’uomo e dell’universo”.

Insomma, “O COSÍ O POMÍ?” Incredibile! Dopo che anche loro hanno accertato il  puntuale e lungo elenco di fossili: l’Australopithecus, l’archaeopteryx, fino all’homo abilis, erectus, sapiens. Elenco che, unito ad un’infinità di citazioni di autori che si sono già cimentati a lungo su questo argomento, dimostrano quanto meno di essersi abbondantemente documentati. Ma, paradossalmente, concludono con un disarmante: “è sempre la realtà trascendente che ha realizzato l’uomo a sua immagine e somiglianza.” E io aggiungo: Addio scienza, addio genio, addio arte!

Una curiosità antica:

Gli incisivi, sono taglienti, e servono a spezzare il cibo, mentre i molari a masticarlo: essi però non sono stati fatti per questo scopo, e la forma è il risultato di un caso. Lo stesso vale per tutte le altre parti del corpo che sembrano essere naturalmente destinate a qualche scopo particolare: quelle costituite in maniera adatta grazie a una loro interna spontaneità si sono conservate, mentre quelle non costituite in tal modo sono perite e continuano a perire.”

Quanto sopra riportato è probabilmente la prima formulazione storica del principio della selezione naturale, ma non sono tratte dall’origine delle specie di Darwin, bensì dalla fisica (II.8,2) di Aristotele. Quindi, così come abbiamo visto sopra sull’eliocentrismo, anche qui con l’evoluzionismo, i greci, di fatto, sono stati dei precursori  di queste scienze moderne.

In estrema sintesi la base della sua teoria evoluzionistica:

In ogni buon conto, la teoria evoluzionista, in estrema sintesi, si può così definire: casualità e determinismo.  La casualità interviene nelle variazioni ereditarie che producono i cambiamenti generazionali degli individui di una determinata specie. Su queste variazioni Darwin non azzarda a ipotesi. La sua natura invece verrà spiegata soltanto dalla genetica mendeliana, “ legge di Mendel”. Il determinismo è dato invece dal processo di selezione di queste variazioni, di cui Darwin individua tre tipi. La prima è la selezione artificiale, praticata da sempre da coltivatori e allevatori per ottenere specie vegetali e animali con determinate caratteristiche, che oggi è sfociata nelle produzioni delle OMG  (organismi geneticamente modificati).  La seconda è selezione sessuale. Una particolare forma di questa lotta è la competizione sessuale fra individui di un sesso per accaparrarsi i favori dell’altro. In questo caso è all’opera un meccanismo di selezione sessuale delle caratteristiche dell’individuo che lo avvantaggiano nella conquista di un partner, a volte anche a costo di svantaggiarli in altri modi. L’esempio classico è la coda del pavone. Infine, passando dalla così detta metafora dei coralli di Darwin. Darwin arrivò a descrivere questo duplice processo, mediante la ormai classica metafora dell’albero della vita, le cui foglie rappresentano gli esseri viventi, e il tronco e i rami secchi i percorsi evolutivi.

 

Sugli anelli mancanti:

Darwin nota che la paleontologia può fornire solo una parte del materiale, sia perché le testimonianze fossili non possono essere complete, sia perché le forme di transizione sono per loro natura poco numerose e poco longeve, e dunque tendono a lasciar poche tracce: il che non impedì la scoperta del dinosauro-uccello Archaeopteryx  già nel 1860,  dell’uomo scimmia Pithecanthropus erectus nel 1891, e di innumerevoli altri tasselli in seguito. In ogni caso scrive con cognizione di causa che: “Tutti gli animali e le piante derivano da un unico progenitore, e che da un così semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi”, e che : “l’uomo è simile agli animali, e gli animali sono simili all’uomo.”     

 

La scienza rompe le uova nel paniere delle religioni:

Le furibonde reazioni scatenata dal darwinismo, tutt’altro che sopite a un secolo e mezzo di distanza, sono dunque ben comprensibili: con la sua ricerca ed elaborazione scientifica, Darwin ha infatti rimpiazzato il progetto divino con la casualità naturale, e declassato l’uomo da grandiosa immagine del creatore a modesta varietà della scimmia. Però, finche queste conoscenze restano a disposizione solo per gli addetti ai lavori, poco male per il clero. Ma se questa scienza, entra a far parte del bagaglio culturale anche delle masse, ma ancora cosa più perniciosa, si insinua anche nella mente dei più giovani, il danno per chi dalla religione trae sostentamento e potere, diventa terrificante

L’evoluzione dei nostri giorni, sotto i nostri occhi:

Darwin sosteneva chele mutazioni delle specie sono spontanee e, se vantaggiose (rispetto alla capacità di lotta per la sopravvivenza), vengono selezionate per il futuro”.  Infatti:

la scienza odierna e le sue ricadute sulla tecnica, stanno ulteriormente dimostrando che è l’ambiente a influenzare direttamente i geni, e in particolare un sistema del Dna che si chiama HLA.  A conferma di ciò, è di questi nostri giorni il risultato di una ricerca, la quale dimostra e conferma, quanto potere ha l’ambiente sull’evoluzione delle specie.

Nel 1908 a Messina, un terremoto fa crollare il 90% dei palazzi, seppellisce 80 mila abitanti dei 140 mila. Innesca anche (liberando grandi quantità di gas radon, radioattività),  una modifica del Dna che caratterizza ancora oggi, dopo generazioni, la popolazione vicina allo stretto. Un pool di esperti siciliani, analizzando diecimila codici genetici di midollo e di sangue hanno riaperto un nuovo dibattito nella comunità scientifica internazionale su Darwin.

Ci risiamo: questa scoperta riporta alla famosa diatriba sul collo lungo delle giraffe. E cioè, che serva a  raggiungere gli alberi son d’accordo tutti, ma cosa ha determinato questa caratteristica?  È stato un gene uscito a caso che si è poi rivelato determinante per la sua sopravvivenza, oppure sono state le fronde dell’albero così alte ad allungargli il collo, e quindi il suo Dna? Darwin come sappiamo sosteneva che le mutazioni sono spontanee (e che, se vantaggiose, vengono selezionate per il futuro), questo studio teorizza invece che è l’ambiente ad influenzare direttamente i geni, e in particolare un sistema del Dna che si chiama HLA.

Si è riscontrato in questa ricerca, che, ai calabresi e ai siciliani più erano  vicini all’evento sismico di cui sopra, più frequente in loro si riscontra la molecola DR11, con percentuali sovrapponibili alla forza delle onde sismiche. La scoperta, che  a prima vista appare un paradosso, in quanto la radioattività è il secondo fattore dell’insorgere di tumori nei polmoni dopo il fumo, è che, più si va vicino allo stretto di Messina, più bassa è l’incidenza dei tumori al polmone.

Conclusioni dei ricercatori: La mutazione genetica che è intervenuta in quella popolazione, sarebbe la risposta della natura a protezione dagli effetti di questo gas radioattivo. Quindi, per lottare contro il gas la natura ha innescato una modifica al DNA.

Altro esempio molto significativo, sempre sulla capacità dell’ambiente di intervenire e modificare determinate condizioni è l’esperimento che un team di ricercatori americani hanno effettuato pochi anni fa: hanno portato via cinque lucertole dalla Sicilia, dove avevano una dieta variegata, e le hanno fatte emigrare su un’isola là dove potevano nutrirsi solo di alcuni tipi di erba. Nel giro di un decennio, non di un milione di anni, queste lucertole su dette hanno modificato il loro apparato digerente. Proprio come il collo delle giraffe altrimenti destinate a morire di fame.

Ecco le prove provate non solo dell’evoluzione delle specie, ma, individuato anche il motore che determina l’evoluzione: L’ambiente e non il caso. Le specie, per la lotta alla sopravvivenza, coscienti o meno, si evolvono, si modificano, si adattano all’ambiente naturale che le circonda, fino a modificare il loro Dna, come abbiamo visto con i terremotati di Messina e le lucertole emigrate.

 

Sulle opinioni religiose di Darwin:

Nella sua autobiografia egli descrive l’evoluzione del suo pensiero religioso, sostenendo che, negli anni giovanili era un credente. A ricerca quasi conclusa, sostiene, nella sua autobiografia: “pensando ai violenti attacchi che mi hanno rivolto gli ortodossi, sembra ridicolo che un tempo abbia voluto fare il pastore protestante.” Però, nell’anno in cui si imbarcò sul brigantino Beagle, il 1836, era di una “ortodossia perfetta”, tanto che persino gli ufficiali credenti lo prendevano in giro per le sue continue citazioni bibliche.

Ma, appena cominciò a pensare all’evoluzione, tra il 1836 e il 1838, egli si rese gradualmente conto che la Bibbia “non meritava più dei libri sacri degli Indù o di qualunque altra religione di barbari, e che era impossibile per un “uomo sano di mente credere ai miracoli”. Il risultato fu una graduale perdita di fede nella religione cristiana in quanto verità rivelata, e così scrive sempre nella sua autobiografia:

“L’incredulità si insinuò nel mio spirito,e finì per diventare totale. Il suo sviluppo fu tanto lento che  non ne soffersi, e da allora non ebbi più alcun dubbio sull’esattezza della mia conclusione. In realtà non posso capire perché ci dovremmo augurare che le promesse del cristianesimo si avverino: perché in tal caso, secondo le parole del vangelo, gli uomini senza fede come mio padre, mio fratello e quasi tutti i miei amici più cari sarebbero puniti per l’eternità. E questa è un’odiosa dottrina.”

Una delle sue espressioni più significative contenute in questa autobiografia è quando si trova di fronte l’opera sua, sussurra: “sono un assassino, ho ucciso dio”.

Oggi, tutti i sani di mente possono sostenere senza paura di essere razionalmente smentiti: “ l’evoluzione era presso la natura, e la natura era l’evoluzione.”.

Non è molto, però per chi ha bisogno più della fede che della ragione, proponiamo questa metafora dell’opera creazionista: il Signore nel crearci è stato talmente lungimirante fino a immaginare che un giorno saremmo divenuti miopi o presbiti e che avremmo dovuto inforcare gli occhiali. Quindi, il naso, ce lo ha messo proprio lì, in quella posizione, apposta per potere un giorno appoggiare gli occhiali. E chi non ci crede, peggio per lui, andrà all’inferno! E così sia.

D’accordo, quanto fin sostenuto non è né voleva essere una vera confutazione delle tesi creazioniste, per realizzare ciò mi ci vorrebbe molto più tempo e molte più consultazioni. Siccome esistono centinaia di libri di ricercatori darwinisti e neo darwinisti (che in parte io ho già letto), mi pare un pessimo modo di sprecare il mio tempo andare più a fondo, documentare più dettagliatamente, questo argomento.

A chi ne vorrebbe saper di più, e leggere argomenti scientifici con un linguaggio comprensibilissimo, consiglio l’ultimo degli autori che su Darwin si è confrontato con particolare destrezza. Comprate e leggete il libro di Giorgio Odifreddi, “In principio era Darwin.” “O si pensa, o si crede”

Riflessioni di Gaetano Paglialonga

Collepasso, 28/3/2013

 

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