SULLE FOIBE

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SULLE  FOIBE

È risaputo: “in guerra la prima vittima è la verità”. Dopo: “la verità storica deve coincidere con l’interesse del sistema dominante”. Compito, questo, affidato agli immancabili e onnipresenti storici revisionisti, pronti a piegare la storia ad uso e consumo della nuova classe dominante.

Di drammi in quell’Istria se ne consumarono fin troppi. C’era una volta, in quella striscia di terra tra l’Italia e la Iugoslavia, un popolo misto di italiani e Sloveni che vivevano pacificamente, ogni sorta di unione, a volte di affari altre volte di affetti,  riuscivano a tenere unito un popolo. Cultura, lingua, tradizioni si erano felicemente fusi e tutti vivevano com’è d’uso in ogni pacifica comunità.

Ma, ahi loro, venne il fascismo, e questo riuscì a scardinare del tutto quel connubio umano che i residenti erano riusciti a realizzare. Questa rottura, in parte voluta da Roma spudoratamente autodefinitasi impero, un po’ dai fascistelli locali, che nel frattempo erano cresciuti, iniziò un rocambolesco voltafaccia da parte degli italiani nei confronti di coloro che erano di origine iugoslava. Questi, furono scacciati dalle loro case, furono privati dai loro averi, allontanati dalle loro terre in cui erano nati e cresciuti, e non mancarono certo le violenze, non mancarono le tante vittime che gli iugoslavi non dimenticarono e rivendicarono.

Poi il fascismo fece la fine che meritava: perse la guerra, fu raso al suolo come sistema, anche se troppi fascisti sopravvissero e si inserirono nuovamente nel nuovo sistema per grazia ricevuta. Gli iugoslavi invece, i quali avevano lottato armi in pugno per liberarsi dal fascismo e dal nazismo, presero il sopravvento e iniziarono i guai per gli abitanti di origine italiana. Ma la cosa che molti pseudo storici fingono di ignorare, è che a consumare i più efferati delitti furono proprio coloro che avevano subito ogni sorta di angherie e scacciati precedentemente da quel luogo per mano dei fascisti locali. Certo, nel frattempo, coloro che erano stati scacciati e i loro figli divenuti adulti, si erano arruolati nelle milizie antifasciste titine. Nonostante ciò, non avevano dimenticato i torti subiti in precedenza dai fascisti italiani. Quindi, non fu certo né Tito né la dirigenza della lotta armata antifascista degli iugoslavi a perpetrare quei delitti, ma furono delle banali vendette personali per i torti subiti da parte dei fascisti italiani (poi si sa, in guerra le vittime innocenti sono sempre le più numerose). Ecco, ignorare tutto questo, è puro revisionismo storico.

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L’altro dramma, tutto da addebitare ai governi italiani nei confronti di questi italiani istriani, fu perpetrato dai governi democristiani italiani. Infatti, quando i partigiani iugoslavi liberarono il loro paese dalle truppe nazi-fasciste, imposero ai residenti italiani, che in quel periodo, dal loro punto di vista, puzzavano ancora di fascismo, di sloggiare e rientrare in Italia. Centinai di migliaia di istriani si riversarono in Italia e i governi su detti, non fecero niente per rendere il loro rientro in Italia meno drammatico di quanto in realtà risultò. Ma di questo, meglio non parlare, fingiamo che non sia mai successo, parliamo invece delle Foibe, tanto di là non c’è più neanche la Iugoslavia per poter ribattere al nostro revisionismo storico e così noi abbiamo ragione e loro torto, e gli italiani, sempre tanto pigri, non andranno certo a cercare altre verità storiche e si accontenteranno delle nostre verità di regime, e il gioco è bello e fatto.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 10/2/2014

 

  1. E’ scandaloso leggere quello che pensi e come giustifichi quei massacri di nostri concittadini Italiani… forse sarebbe stato più giusto ti trovassi a vivere in quel periodo, magari non saresti il comunista che sei diventato….

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  2. Beh, che questa mia controinformazione storica non sarebbe piaciuta ai fascisti l’avevo messa nel conto. In ogni caso è da ricordare che nelle foibe son finiti anche alcuni comunisti che cercavano di difendere qualche innocente, e questa è la conferma che fu solo vendetta, niente affatto politica. Comunque, coraggio giovane fascistello, la Iugoslavia non esiste più, esiste solo uno statarello chiamato Slovenia, che se voi fascisti gli dichiarate guerra da soli e da soli ve la combattete, potreste riprendervi quei territori e sguazzarci dentro come tanti pescecani. A differenza tua il sottoscritto non ha nè confini italici da difendere nè patrie, è internazionalista. Quindi, caro fascistello,per me esiste solo la razza umana, elogio quella che si comporta umanamente, disprezzo quella che si comporta da iena, da avvoltoi, da sciacalli, capito mi hai???????????

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  3. Giuro, non ti comprendo!
    Hai una capacità sopra la media per capire come, in Italia, il potere ha sempre assolto se stesso.
    Ma questa tua onestà intellettuale, che ti fa andare controcorrente, perchè la rivolgi con tanta forza solo su quanto è successo e non altrettanto con quanto sta succedendo?
    Vero, mancano ancora i carriarmati ma i fascistelli si stanno di nuovo organizzando. “Sono già sul pezzo” come dicono loro, hanno gia capito come colpire e non si capisce ancora quanto si sono perfezionati nella vigliaccheria.
    Al fascistello ignorante, quello che si accontenta della mezza verità, consiglio di andare a leggere quanto racconta sull’argomento il giornalista Marco Ottanelli, http://www.approfondendo.it/marco/marco_storia_foibe.htm .
    Poichè però non mi illudo, considerata la superficilità che contraddistingue questi personaggi, che riuscirà a leggere l’intero articolo fino alla fine, valga per lui, ma anche per chiunque altro come lui, quanto declamava Benito Mussolini nel 1920:
    “Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.
    Sarà sufficiente per cominciare a capire a quale cultura appartiene la persecuzione razziale?
    E ancora, se devo celebrare i morti amici nelle foibe, ai quali rivolgo comunque il mio più grande rispetto, perchè da meridionale non devo pretendere che sia istituita una giornata della memoria anche per le persecuzioni perpetrate sul popolo dell’Italia meridionale dai Piemontesi?
    Non servirà a nulla, forse però potremmo cominciare a conoscere cosa è veramente accaduto nei primi decenni del regno d’Italia.

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  4. “Giuro, non ti comprendo!
    Hai una capacità sopra la media per capire come, in Italia, il potere ha sempre assolto se stesso.
    Ma questa tua onestà intellettuale, che ti fa andare controcorrente, perchè la rivolgi con tanta forza solo su quanto è successo e non altrettanto con quanto sta succedendo?”

    Questa tua osservazione nei miei confronti merita una risposta.
    Carissimo Giuseppe, anche con mio figlio Ivan, che ha più o meno la tua stessa età, mi ritrovo spesso a dover rintuzzare, con la medesima convinzione, la stessa posizione politica. Sarà perché sono avanti con gli anni? quindi un po’ rincoglionito come dicono certi, oppure un po’ più saggio come dicono altri? Comunque, così la vedo in questo momento: Mentre lavoratori, artigiani, commercianti e peggio di tutti i disoccupati, infine anche i pensionati sono tutti, compreso il sottoscritto, sul ciglio di un burrone, c’è chi, consapevole o inconsapevolmente, spinge, mena calci e gomitate con il rischio reale di farci finire tutti dentro a quel burrone. Mi pare che l’agitarsi tanto sul ciglio di un burrone, sia un atteggiamento poco responsabile. Ho paura? Sì, certo, ma non tanto per me, ma per i miei figli, per i miei nipoti. Chissà, forse se avessi la vostra età, probabilmente agirei come voi, ma questo non significa che quel mio agire sarebbe più saggio del mio attuale atteggiamento. Vorrei tanto che tutti ci allontanassimo almeno un po’ da quel ciglio di burrone, verso suoli più stabili, e poi lì ricominciare col darcele di santa ragione, anche perché sono convinto che di motivi per menare le mani ce ne siano fin troppi. Fuor di metafora, anche per me è ovvio! Chi ci ha portato su quel ciglio di burrone è l’attuale classe politica, non è stato certo il cattivo “Imperador del doloroso regno”, né tanto meno ci aiuterà ad allontanarci “Colui che muove il sole e le altre stelle”, ce la dobbiamo sbrogliare da soli e se non ci mettiamo tutti un po’ di buon senso, saranno cavoli amari per tutti. Ecco, caro Giuseppe, tutta qui la mia presunta incapacità a definire correttamente l’attuale classe di politicanti che pullulano in Parlamento, senza dimenticare però che tra questi ci sono persone che meritano rispetto perché cercano di far bene il loro mestiere, ma ahi noi, sono in pochi e non contano niente, e ciò che è peggio, è che li abbiamo eletti noi stessi i politicanti, non sono “caduti dalle nubi”. Infine ti segnalo almeno un centinaio di articoli inseriti su questo sito con i quali ho passato tutti ai raggi X. Se vuoi puoi cercarli e leggerli. Infine, a questo punto, mi potrai dire e sottolineare che così facendo non farei altro che consolidare il regime capitalista con tutte le sue angherie, altro che comunismo! Vero! Ma lo so bene che il comunismo lo hanno distrutto i comunisti stessi e il capitalismo alla sua fase suprema, la globalizzazione dei mercati, ha tolto, chissà per quanto, quell’orizzonte, quel “sol dell’avvenire“. E comunque, non è durante le crisi che la giustizia sociale, il socialismo, può fare passi avanti, e questo è poco ma sicuro. Purtroppo è così, le crisi dovute al sistema capitalista non fanno altro che consolidare il loro sporco sistema. Cari saluti, Giuseppe, a risentirci. Gaetano.

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