Sulla terribile morte di Giulio Regeni:

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Sulla terribile morte di Giulio Regeni:

            facile immaginare il dolore della famiglia alla quale va tutta la mia solidarietà. Comprensibilissima la loro esigenza di capire come e perché abbiano perso un giovane figlio che si dedicava esclusivamente alla ricerca e trattato, invece, come  fosse un terrorista andato lì, in Egitto, a rompere le uova del paniere di uno stato dittatoriale.

Detto questo però, penso sia necessario fare una analisi più attenta delle condizioni geopolitiche. Queste, infatti, riportano il pensiero al loro tentativo maldestro di dare una spiegazione sulla morte di questo giovane Regeni da parte del regime del generale Al Sisi l’egiziano; e questo mi fa venire in mente i cosiddetti “servizi segreti deviati” di italica memoria. Infatti, non capisco perché il generale, che ha preso il potere con un colpo di stato e infilato in galera il presidente democraticamente eletto, nonché perseguitato tutti gli oppositori  (i Fratelli Musulmani) del suo terribile regime militare,   non abbia ancora tirato fuori i suoi “servizi segreti deviati” per giustificare quanto è accaduto e darsi una patina di sistema democratico. Che poi una Nazione come la nostra, che vanta democrazia strutturata, dopo tanti anni non sia ancora riuscita a individuare esecutori e mandanti sulle stragi (strategia della tensione, che con i segreti di stato copre  chi operò contro la democrazia seminando morte tra migliaia di cittadini italiani innocenti), tutto ciò la dice lunga sulla bontà della nostra capacità di trasparenza; e la cosa buffa è che pensiamo di pretendere trasparenza da parte di un regime che non se ne può fregar di meno della democrazia e dello stato di diritto nazionale e internazionale, né pretende di passare per un sistema democratico.

Se a tutto ciò ci infiliamo anche i grossi interessi petroliferi e la sponda d’Egitto necessaria per neutralizzare, in parte,  i “maumettucoli” dello Stato islamico, chiunque può capire che questo gioco è troppo grosso per pretendere chiarezza fino in fondo per una singola, pur terribile morte, quando gli innocenti massacrati in Medio Oriente sono ormai vicini al milione.  Autentiche stragi di innocenti realizzate dalle forze di invasione di stati guerrafondai nostri amici e conoscenti (molto democratici), con la terribile foglia di fico di interventi umanitari. Insomma, a me pare difficilmente sostenibile accusare un regime dittatoriale di poca trasparenza quando noi democratici ne abbiamo fatte anche di peggio! A me pare, quindi, che lamentarci di una nostra vittima quando ne abbiamo causate a migliaia da quelle parti non sia il massimo del buon senso. Mi auguro che finisca presto questa ubriacatura di violenza da parte di tutti i dissennati in campo. E sostengo ciò nonostante sappia bene che la maggioranza di noi italici, oltre naturalmente ai soliti “uccaperti” di politicanti in cerca di un pugno di voti, stia pensando in stile Marchese del Grillo: “noi siamo noi e voi non siete un cazzo”.

Già, perché Loro sono solo dei maumettucoli, mentre noi invece ci possiamo vantare di essere cristianucoli. Quindi noi siamo nel giusto, loro sono nell’errore. Il nostro dio è quello giusto, il loro è un “dio falso e bugiardo”. E il petrolio? Beh, questo si sa, è solo roba per i furbi, per coloro che tirano le file e utilizzano le religioni per imbrigliare i poveri di spirito a uccidere e uccidersi in nome di un paradiso che è lì ad attenderli. Buona notte e buon viaggio in paradiso a tutti gli ingenui che sperano nel paradiso, e peste corna e putiferio su questa terra a tutti i famelici pescecani che speculano sulla buona fede e sulle speranze dei poveri di spirito.

F.to pagliatano

Collepasso, 1 aprile 2016

 

“L’amaca” Di Miche Serra.
Da “la Repubblica” del 6/4/2016
L’Egitto sul caso Regeni, è indifendibile. Punto. Detto questo, ora per cortesia facciamo l’elenco dei paesi e dei governi (anche quelli democraticissimi) che, accusati di qualche infame delitto, hanno risposto: sì, siamo stati noi, sono stati i nostri servizi segreti, è stato questo o quel pezzo di esercito, della nostra polizia, del nostro Stato. Viene in mente solo una montagna di silenzi e di omissioni, a partire da quelle nostrane a proposito delle stragi: la sporca e violenta storia della Prima Repubblica è solidamente oscurata da bocche cucite e archivi inconsultabili. Viene in mente la Francia a proposito di Ustica. Vengono in mente gli Stati Uniti che non si sono mai sognati (nemmeno per un secondo) di fare processare in Italia il loro pilota che per divertimento ha tranciato il cavo di una funivia (Cavalese, 1998, venti morti). Viene in mente l’atteggiamento autoprospettivo e autogiustificatorio dei vari corpi di polizia coinvolti in casi di morte violenta (uno per tutti: il caso Cucchi).
Si chiama ragion di Stato, significa che ogni tribù nazione e ogni tribù-corporazione difende i propri interessi nel nome dei quali quasi sempre sceglie di essere reticente e omertosa. E dunque va benissimo dire al Sig. Al Sisi quello che merita gli si dica. Ma si estenda questa dolorosa riflessione, magari, a tutti gli uomini in divisa del Mondo che della loro divisa, o da loro essere uomini dello Stato, si sentono protetti ben oltre l’ammissibile.

 

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