SULLA CRISI INFINITA

images987

SULLA CRISI INFINITA

Marco Revelli, con il suo ultimo libro la “Post-Sinistra”, traccia una linea di demarcazione tra ieri, il novecento caratterizzato dal fordismo, e l’oggi della globalizzazione e del post-indistriale. E sostiene: “oggi resta ben poco della sinistra perché resta molto poco della politica, della capacità cioè di offrire un’alternativa razionale a quello che è sempre stato definito l’ordine naturale delle cose, l’immutabile susseguirsi di scelte che privilegiano una piccola parte della società a scapito di una maggioranza subalterna”. E ciò, a mio parere, è potuto accadere perché la politica è rimasta disarmata di fronte allo strapotere delle operazioni dei finanzieri senza scrupoli. Ma questo lo si sapeva già: chiunque dispone di risorse finanziarie ingenti, se non è un imbecille, condiziona e piega il potere politico ai sui interessi. Semmai il problema è, chi è che ha consentito una così mostruosa accumulazione di capitali. Come e perché non si è posto un freno a questo avanzare di pescecani. I responsabili ci sono eccome!

Certo, è risaputo, la destra ha sempre privilegiato la de-regolazione nell’economia e nel sistema sociale. Non si è mai fatta carico di una proposta organica di società ma si è sempre limitata a proporre e ad imporre la solita ricetta che deve essere il libero mercato con i suoi animaleschi istinti a regolare la realtà, secondo un concetto delirante: meno Stato e più mercato. E questa è nella natura della politica della destra. Ma coloro che hanno consentito e determinato la decadenza dei diritti delle masse a vantaggio dei pescecani finanziari è stata la sinistra politica che ha rinunciato al suo ruolo, cioè a difendere e sostenere la sua stessa essenza ideale e politica, accostandosi sempre più alle così dette esigenze di mercato, alla loro esigenza di liberalizzazioni. A questa convergente tendenza che risulta dominante, troviamo conferma in una frase terribile e molto significativa di Mario Draghi, il quale ha sostenuto senza vergognarsi: “Non c’è da preoccuparsi in modo particolare. Chiunque alla fine governerà, sulle grandi scelte c’è un pilota automatico che garantisce la rotta”. Questa frase si può leggere solo in questo modo: Non sarà più la politica come “l’arte del possibile mediante la quale realizzare la ridistribuzione della ricchezza, ma la pura speculazione finanziaria quale strumento e bussola per la politica. Che è come dire: puoi anche essere libero di scegliere il pilota o l’autista che vuoi, ma il percorso e la meta è stata già stabilita da altri. A queste mie considerazioni aggiungo alcune righe di Federico Rampini, giornalista ed economista de La Repubblica:

 “Cinque anni di crisi, e non ne siamo fuori. Forse siamo fuori dalla crisi che interessa gli economisti, non da quella che ci tocca da vicino. Quella delle statistiche in America è finita, e in Europa di­cono stia finendo. Eppure la crisi ci sovrasta, ci schiaccia, le sue tremende conseguenze sociali, i danni sul nostro teno­re di vita, sulle nostre aspettative, tutto questo non è finito affatto. E i colpevoli l’hanno fatta franca. Finché non capiremo davvero cos’è successo, e non colpiremo chi ha avuto un ruolo decisivo nel provoca­re il disastro, tutto resterà come prima. La ripresa sarà ma­lata, o sarà una manna per pochi, come sta accadendo in America. O addirittura sarà una parentesi prima di un’al­tra ricaduta, provocata dagli stessi mali.!  (Federico Rampini)

images 3456

Quindi una cosa mi pare certa: La lotta di classe esiste, c’è solo la triste realtà che la fanno solo i ricchi e non i poveri, insomma, non si è affatto fermata un attimo, non dà tregua, ed è così che i ricchi, i miliardari, hanno vinto quattro a zero, coppa, giro di campo e champagne negli spogliatoi. Mentre la classe politica alla quale la maggioranza degli elettori ha dato fiducia votandola si è dimostrata o incapace o, peggio, connivente con gli squali della finanza, con i ricchi che diventano sempre più ricchi e lasciato che i poveri diventino sempre più poveri. Insomma, da quando abbiamo abbandonato la prospettiva del comunismo, siamo finiti in un mare di guai. C’è ancora qualcuno che non lo ha capito? Perciò, è anche un po’ colpa nostra, di noi elettori che non abbiamo imparato ancora a votare per persone e partiti che propongono strade diverse dalle solite. Quelle loro strade lastricate sì di buone intenzioni con tanti bei discorsi, ci hanno trascinato diritti all’inferno noi e in paradiso i ricchi. Sì però, come diceva B.Brecht: “Il mondo è cambiato, ma il tempo delle rivolte non è sopito: rinasce ogni giorno sotto nuove forme.”  Me lo auguro sinceramente!

F.to pagliatano

Collepasso, 25/3/2014

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Newer Post
Older Post