SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE 2.0

costituzione

SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE 2.0

(La democrazia è compatibile con la globalizzazione?)

            Ho già le mie idee su come votare al referendum e, senza dubbi, voterò NO. Avevo e conservo tante riserve su questa pseudo-riforma costituzionale che il PDR e soci di destra (Alfano-Verdini), i quali stanno cercando di infilare nella mente dei meno attenti alle cose politiche che le contro-riforme in atto, sono cose utili e necessarie. E in parte ci stanno riuscendo. Paradossale ma vero, “solo un governo di sinistra può realizzare leggi di destra”, tanto sentenziò quel famigerato padron Agnelli tanti anni fa. Anche se, c’è da aggiungere, che questo spostamento a destra del fu centrosinistra, sta mandando in crisi la destra, perché questo governo sta realizzando i suoi sogni, i suoi desideri, e a destra non sanno più che pesci prendere. Non hanno più un ruolo, non sanno più che programma realizzare, perché i loro programmi li sta realizzando questo governo con un nuovo partito che, prima o poi, si chiamerà Partito della Nazione. E tutto ciò lo sta realizzando, anzi, sta cercando di realizzarlo un Governo niente affatto legittimo, giacchè è stata proprio la Corte Costituzionale a definire il porcellum illegittimo. Quindi un governo abusivo sta cambiando la massima espressione della nostra democrazia, la Costituzione.

Ma con il confronto di qualche giorno fa tra Renzi e il costituzionalista Zagrebelski, aldilà di chi avesse vinto o perso il confronto, è senzaltro scaturito, da questo confronto, una miriade di opinioni di alta scuola costituzionale e politica le quali hanno tolto finalmente qualche velo che circondava questa grossa partita politica.

Più volte, su questo stesso sito, ho analizzato gli interventi che certi centri di potere economico avevano già dichiarato le loro obiezioni sulla nostra Costituzione e ciò lo avevo messo in relazione al programma di Licio Gelli con la sua P2, il quale sosteneva la stessa tendenza: ridurre al lumicino i diritti democratici. Ma è con il rapporto della J.P. Morgan del 28 maggio del 2013 che questa tendenza antidemocratica viene del tutto formulata a chiare lettere. In questa data, la suddetta banca rende pubblici i suoi desideri scrivendo: “Sulle debolezze dei governi rispetto al parlamento”. Con quella lettera accusano le Costituzioni approvate dopo la caduta del fascismo, le quali, a loro avviso, avrebbero caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica (leggi la globalizzazione dei mercati), perché, a loro dire, risentono di una forte influenza socialista. Quindi vanno modificate al fine di renderle più funzionali alle esigenze del mercato globale. Con queste premesse invita i Governi tutti a modificare le loro Costituzioni al fine di renderle più funzionali al mercato globale. Nel caso qualcuno abbia dimenticato chi è e cosa sia la J.P. Morgan, sappia che è la banca d’affari che sei mesi dopo questo rapporto dovette pagare una multa di 13 miliardi di dollari per avere venduto agli investitori prodotti finanziari pesantemente inquinati, contribuendo, in modo determinante, alla crisi della finanza globale del 2008, e che ancora oggi, dopo 9 anni, stiamo ancora pagando noi cittadini le conseguenze di quelle loro scorrerie finanziarie.

Venendo al concreto vediamo come il Governo sta realizzando i loro desideri. Primo: le provincie sulle quali si sono consumati quintali di inchiostro e quintali di carta per sostenere che vanno eliminate, sono ancora lì più che mai, solo che non saremo più noi elettori ad eleggere i Consiglieri provinciali, ma ci penseranno i sindaci, quindi, qui, gli elettori sono stati eliminati; secondo: il Senato non è stato affatto soppresso, ma solo ridimensionato, in cambio, però siamo noi elettori ad essere eliminati, in quanto saranno i Consiglieri regionali ad eleggerli; terzo: La Camera dei deputati, anche questa è solo pura illusione pensare e credere che gli elettori eleggeranno i Deputati, balle. Con il sistema elettorale definito Italicum, che non si differenzia affatto dal porcellum, in realtà, anche qui, resta solo agli elettori  decidere per quale partito votare e non per i candidati, per cui chi deve vincere e diventare Deputato lo decideranno le segreterie politiche nazionali: Ma se almeno i partiti fossero vivi, qualcuno potrebbe pensare che i conti li faremo nei partiti, nelle assemblee. Pie illusione anche queste. Pia Illusione perché nel frattempo i partiti, una volta solidi, sono diventati prima liquidi e in questi ultimi tempi li hanno resi addirittura gassosi. Quindi i partiti, non hanno più quella capacità di coinvolgere la base e creare consenso, esprimere indicazioni politiche, ma il tutto resta in mano ad una oligarchia, sì, insomma una élite. Ed è qui che nasce un altro confronto scontro tra chi sostiene che le democrazie non produce altro che oligarchie e chi, invece, sostiene che la democrazia è tale quando è democrazia diffusa, quindi niente affatto elitaria. E qui si incrociano due teste pensanti, da una parte il liberale E. Scalfari liberista ad oltranza in economia, quindi per una democrazia oligarchica e, dall’altra, N. Urbinati, per la democrazia diffusa. e tutto questo argomentare mentre la realtà politica è rimasta senza società e i leader senza un partito.

Paradossalmente si può sostenere che dal dopo guerra fino all’inizio degli anni novanta c’era una democrazia diffusa, anche perché c’erano dei partiti in buona salute che riuscivano a coinvolgere le masse sulle decisioni politiche, insomma fungevano da camera di compensazione. Oggi è rimasto solo una oligarchia e vari cerchi magici che tendono sempre più a chiudersi nelle stanze dei bottoni infischiandosene di quello che esigono le masse. Ed ecco come si sta realizzando l’ipotesi di Licio Gelli e della J.P. Morgan che sono poi anche i sogni delle multinazionali: meno democrazia, meno coinvolgimento dei cittadini; meno informazioni della stampa e delle TV; meno scuola per tutti; meno sanità per tutti e, pensioni, più povere e, meglio, se vengono erogate a fine vita, ma, soprattutto, deve essere privatizzato tutto al più presto e, al bando, quanto ancora è nazionalizzato. Se tutto ciò tarda ad arrivare, a detta dei signori del potere internazionale, ci riserveranno lo stesso trattamento che hanno realizzato nei confronti di coloro che non hanno voluto adeguarsi alle esigenze del mercato globale: vedi Milosevic in Jugoslavia, vedi Saddam Ussein in Irach, vedi Gheddafi in Libia, ci stanno anche provando con Assad in Siria, ma questo sta tenendo duro, intanto stampa e televisioni tutte lo accusano di tutti i crimini possibili e immaginabili. Mentre gli USA che hanno sempre agevolato, di fatto, tutti i crimini, compresi quelli di armare e finanziare anche l’ISIS, la stampa e le TV ce li presentano come coloro che lottano sempre contro il male e, queste fregnacce, se le bevono in molti, purtroppo. Quindi tutti questi governi, su elencati, avevano concezioni nazionaliste e rifiutavano la globalizzazione. Per questo, oltre che per il controllo delle fonti energetiche, sono stati i motivi scatenanti (con tanti ringraziamenti da parte delle multinazionali dell’energie e degli armamenti). Hanno, cioè, fatto questa fine perchè non hanno voluto aprirsi al mercato globale e, peggio, le fonti di energia se le volevano tenere a vantaggio dei loro cittadini. Ed è per questo e, solo per questo, che infine le armi li hanno messi a tacere, radendo al suolo  intere nazioni.

            Scontate le conclusioni: i governi europei, compreso quindi il governo nostrano, in combutta con i soliti guerrafondai americani, sono solo e semplicemente degli utili esecutori dei grandi progetti che tendono a ridurre le capacità delle masse di incidere sulle scelte politiche e renderle, invece, del tutto assoggettate ai disegni dei soliti pescecani della finanza. Insomma gli utili idioti sono arrivati al potere politico e si danno da fare per servire al meglio i pescecani internazionali. E i loro progetti, che gli utili idioti politicanti stanno realizzando, addirittura li definiscono riforme, infischiandosene della figuraccia da pataccari che stanno facendo! Del resto, poveracci, dopo essersi liberati dalle ideologie gli è rimasto solo l’interesse personale, e vanno forte, tanto forte al punto da far impallidire le ruberie della “prima repubblica”. Prima si rubava per il partito, ora ognuno ruba per sè, quindi gli appetiti si sono moltiplicati e di conseguenza si ruba di più. Infine, siccome “ca ghè te la capu ca ‘mpuzzuna lu pesce”, anche la base sta ‘mpuzzuna”, (vedere gli invalidi fasulli e i furbetti del cartellino). C’è di che augurarci, quindi, che sono e che restino solo una esigua minoranza, altrimenti c’è di che dire addio ad ogni possibilità di migliorare questo andazzo fraudolento se anche le masse dovessero seguire gli esempi che arrivano dall’alto.  

F.to pagliatano

Collepasso, 5/10/2016

 

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Da Democrazia Atea ricevo e pubblico:

http://www.democrazia-atea.it

Nulla è casuale in una campagna elettorale referendaria volta a ridurre gli spazi di democrazia e ad azzerare le tutele del lavoro, vero obiettivo della riforma renziana.

La Costituzione del 1948, vilipesa da Renzi e Boschi, a detta dei sostenitori del Sì dovrebbe modernizzarsi.

La finalità della presunta modernizzazione è chiara a pochi e non  a tutti……………………………………

…………..Lo scopo di Renzi è chiaro: nella assoluta incapacità di creare le premesse per una ripresa economica, la soluzione è quella di eliminare diritti e tutele che consentano agli italiani di auto-schiavizzarsi.

Le modalità operative di Amazon sono incompatibili con il nostro Stato di diritto.

Renzi vuole renderle compatibili e non ha altra scelta che distruggere lo Stato di diritto.

Per farlo ha bisogno di stravolgere la Costituzione.

Non possiamo consentirlo.

IO VOTO NO

http://www.democrazia-atea.it

 

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commento di Raniero La Valle

Il perché della nuova Costituzione

E allora questa è la verità del referendum. La nuova Costituzione è la quadratura del cerchio. Gli istituti della democrazia non sono compatibili con la competizione globale, con la guerra permanente, chi vuole mantenerli è considerato un conservatore. Il mondo è il mercato; il mercato non sopporta altre leggi che quelle del mercato. Se qualcuno minaccia di fare di testa sua, i mercati si turbano. La politica non deve interferire sulla competizione e i conflitti di mercato. Se la gente muore di fame, e il mercato non la mantiene in vita, la politica non può intervenire, perché sono proibiti gli aiuti di Stato. Se lo Stato ci prova, o introduce leggi a difesa del lavoro o dell’ambiente, le imprese lo portano in tribunale e vincono la causa. Questo dicono i nuovi trattati del commercio globale. La guerra è lo strumento supremo per difendere il mercato e far vincere nel mercato.

Le Costituzioni non hanno più niente a che fare con una tale concezione della politica e della guerra. Perciò si cambiano. Ci vogliono poteri spicci e sbrigativi, tanto meglio se loquaci.

E allora questa è la ragione per cui la Costituzione si deve difendere. Non perché oggi sia operante, perché è stata già cambiata nel ‘91, e il mondo del costituzionalismo democratico è stato licenziato tra l’89 e il ’91 (si ricordi Cossiga, il picconatore venuto prima del rottamatore). Ma difenderla è l’unica speranza di tenere aperta l’alternativa, di non dare per compiuto e irreversibile il passaggio dalla libertà della democrazia costituzionale alla schiavitù del mercato globale, è la condizione necessaria perché non siano la Costituzione e il diritto che vengono messi in pari con la società selvaggia, ma sia la società selvaggia che con il NO sia dichiarata in difetto e attraverso la lotta sia rimessa in pari con la Costituzione, la giustizia e il diritto.”
Raniero La Valle.

 

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