SUL PARTITO DEMOCRATICO

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SUL PARTITO DEMOCRATICO

(da Berlusconi ai berluschini?)

            Non ho dubbi, con Renzi il PD è destinato a diventare sempre più un partito azienda. Una trasformazione, questa, che sta passando in sordina e solo lo scontro verbale tra Renzi e Fassina di questi giorni è riuscito a dare la misura del processo in corso. Chi volesse ricostruire la metamorfosi realizzata da questa struttura un tempo partito organizzato, dovrebbe fare mente locale alla “rivoluzione” berlusconiana, ma sarebbe più appropriato definirla contro-rivoluzione. Contro-rivoluzione, la sua, che è riuscita trasformare i partiti in aziende, i quali si limitano ad informare i loro elettori attraverso TV, internet, facebook e twitter, niente più faticosi dibattiti tra la base, tra gli iscritti e simpatizzanti, tutto superato.

Spiace doverlo riconoscere, ma è quanto sta accadendo anche per il PD. Così come il berlusconismo riuniva le segreterie fuori dalle sedi di partito e nelle case private del leader, allo stesso modo anche il PD non fa più le riunioni di segreteria nella sede di partito ma è finito a Firenze, sede del nuovo corso politico tutto renziano, quindi fiorentino e lontano da Roma. Ecco casa intendevano coloro che hanno sostenuto, a più riprese, che sparito Berlusconi avremmo dovuto, per chissà quanto tempo ancora, fare i conti con il berlusconismo.

Quindi, il successo politico personale, e l’utilizzo unico dei media annulla, di fatto, le istanze e il confronto della base, dei suoi iscritti e simpatizzanti, e finisce nel nulla quell’identità di partito che era la linfa della vera politica. Questo stile, è evidente, comporta un capovolgimento di principi e valori ben collaudati nella prassi democratica. Ormai è chiaro anche per Renzi: dirigere un partito è diventato, anche per lui, “tenere” il partito, non diversamente da come si tiene un’azienda e, lo scontro con Fassina, ne segna inequivocabilmente pensiero e prassi.

Abbiamo per anni denunziato il decisionismo dirigistico perché implicava prima di tutto la svalutazione del controllo, della dialettica interna al partito, della partecipazione alle varie opinioni  per la costruzione della linea generale del partito. Si è sempre sostenuto che un partito deve essere la casa comune dove maggioranza e minoranza hanno il diritto di esprimere la propria opinione. E sempre si è pensato che: umiliare, denigrare l’opposizione all’interno del partito comporta inevitabilmente, allentare il controllo sulla dirigenza, che non essendo incalzata e stimolata, perde, inevitabilmente, energia e giustificazione di se stessa. Dove andremo a parare di questo passo?

Detto tutto ciò, di sicuro non sarebbe onesto fingere di dimenticare quanto le segreterie che hanno preceduto questo “nuovo” segretario del PD hanno fatto di strampalato nelle loro gestioni del partito. È sotto gli occhi di tutti che hanno spianato la strada a Berlusconi e al suo stile malefico per la democrazia e se non fosse stato per la Magistratura lo avremmo subito per chissà quanti anni ancora. Chiunque era a conoscenza della logica politica (lotta di classe) si è sempre augurato che già vent’anni fa fosse finito in galera. I suoi interessi di “padrone” non potevano coincidere con gli interessi dei cittadini onesti. È sceso in politica, ha saputo farsi molto bene i suoi interessi, solo i dirigenti del PD finsero di non aver capito. Ora ne paghiamo tutti le conseguenze di quelle scelte demenziali di (Occhetto, D’Alema, Veltroni, Prodi, Francheschini). E Bersani? Bersani era di sinistra e non poteva certo gestire un governo insieme ai berluschini, perciò è finito fuori gioco. Ci volevano i democristiani e manco a dirlo, eccoli, Letta junior al governo e Renzi segretario. E buona notte alla sinistra!

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 7/1/2014

 

 

  1. giacomo maggio 8 gennaio 2014, 13:57

    Colgo l’occasione del tuo intervento per augurare all’on. Pierluigi Bersani (di cui, peraltro, ho sempre apprezzato le non comuni doti di un sentire e agire politico orientato alla salvaguardia e al potenziamento della democrazia rappresentativa e dei temi reali in cui essa si sostanzia, quali il lavoro, l’occupazione, l’ambiente e i diritti per una civile convivenza) il pronto e completo ristabilimento delle condizioni di salute.
    Auguri, altresì, a tutto il variegato popolo della sinistra italiana e di Collepasso in particolare, affinché riesca a trovare un percorso comune di obiettivi condivisibili, senza le strombazzature di tanti “generali” e di “rampanti colonnelli” ma con l’apporto serio, forte, determinato e determinante della base che, della società e dello Stato, è e resta l’unico indiscusso motore.

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