SUL NARCO-CAPITALISMO

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Il narco-capitalismo, che si realizza, si gonfia, si espande attraverso il traffico di stupefacenti, è il figlio legittimo del proibizionismo, di fatto, è stata ed è la più consistente e robusta fonte di accumulazione finanziaria. La lezione di Al Capone nella città di Chicago di un secolo fa circa, pare non sia stata sufficiente a far capire ai moralisti odierni, nonché ai prelati con annessi “greggi”, gli effetti devastanti del proibizionismo. Tant’è che continuano imperterriti a difenderlo a spada tratta, pardon, aspersorio tratto. Continuando ad individuare (nonostante il profilo umano di papa Francesco) le droghe leggere come prodotti de “ ‘l imperador del doloroso regno”, mentre il proibizionismo sarebbe la linea di condotta imposta da “Colui che Muove il Sole e le altre Stelle”. Magari sarà pure una linea divina, trascendentale, non lo so, di certo però fa tanto bene alla ‘ndrangheta, alla camorra, alle mafie più in generale, le quali, queste ultime, sono le più impegnate e agguerrite organizzazioni a favore del proibizionismo. Che abbiano interessi in comune trascendenza e narco-traffico? Penso di no e sarebbe veramente paradossale se così fosse! Allora? Allora è solo disinformazione. Allora informiamoli!

Intanto c’è da registrare che di cantonate i ben-pensanti e loro affini ne hanno già accumulate tante. Dall’aborto al divorzio in passato e, dall’eutanasia al diritto di essere gay, sino al proibizionismo odierno, si direbbe che son come i lupi i quali cambiano il pelo ma non il vizio e così continuano ad accumulare cantonate e, in questo caso, si trovano fianco a fianco addirittura con le più tremende organizzazioni a delinquere. E tutti all’unisono cercano di far passare e considerare i giovani che fanno uso di droghe leggere come degli zombie, morti viventi, tossici colpevoli, ai quali nessuna mano va tesa e dai quali si aspetta solo la loro morte, causa del loro vivere da sciagurati. Intanto il malaffare prospera alla grande e, tutti insieme fingono di non vedere, intanto il narco-capitalismo si sfrega le mani e, per la finanza internazionale, è pura manna che cade dal cielo.

Così si capisce, quanto meno si può intuire, quali e quanti enormi interessi finanziari ci sono in gioco; mentre un’enorme quantità di ben pensanti, forse, senza rendersi ben conto, finiscono col sostenere il gioco sporco dei peggiori figuri presenti sulla faccia della terra. Il narco-capitalismo, finchè dura questo andazzo, è destinato

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ad avere lunga vita. Altro problema su cui il narco-capitalismo conta di riuscire a fare confusione a sostegno del loro sporco gioco è l’equivoco, molto diffuso, tra la legalizzazione e la liberalizzazione delle droghe leggere. Nessuno, in Italia, ha seriamente proposto la liberalizzazione, ma soltanto la legalizzazione che è ben altra cosa dalla liberalizzazione. Che l’alcol e il tabacco creano danni alla salute e dipendenza è informazione diffusa, eppure nessuno ne ha proposto la proibizione, anche perché lo Stato incassa notevoli risorse finanziarie, ed è ovvio: meglio che incassi lo Stato che le organizzazioni mafiose. Perché non deve valere anche per le droghe leggere che non fanno né più danni né tantomeno comportano più dipendenza delle altre? Nonostante queste considerazioni niente affatto stravaganti, non penso sia opportuno liberare le droghe leggere come lo sono ora tabacco e alcol, ma è necessario, se si vuol togliere l’affare dai narcotrafficanti, porre queste sostanze sotto il controllo dello Stato mettendole a disposizione di chi ne ha bisogno, alla stregua di cure, di rimedi, da vendere sotto controllo medico.

Se si potesse approdare a tanto, oltre a togliere l’erba sotto i piedi delle varie mafie, si eviterebbero tanti scippi, tanti ladrocini, ai quali coloro che devono comprarsi la droga quasi sempre ricorrono al fine di realizzare quelle cifre che gli consentono di rifornirsi a caro prezzo dagli spacciatori. Certo, le mafie si incazzerebbero, ma tanti reati si eviterebbero di certo e le galere si sfoltirebbero sensibilmente con tanta salute per le casse scassate dello Stato. E non pare anche a voi che questo, di fatto, finirebbe per diventare un affare sia per lo Stato che per tutti i contribuenti italiani onesti, oltre che a tagliare qualche losco affare alle mafie? Suvvia, giù la benda ideologica e teologica e scoprirete, finalmente, cosa consiglia anche a voi l’umano buon senso.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 10/1/2014

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