Sul 25 aprile

Pubblico volentieri il discorso commemorativo tenuto da Giuseppe Lagna durante la manifestazione del 25 Aprile a Collepasso.

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 Cittadine, cittadini di Collepasso, qui convenuti,

a 67 anni dal 25 aprile 1945 si corre il serio rischio di continuare a celebrare l’anniversario della Liberazione alla stregua di uno stanco e vuoto rituale.

Per ovviare a ciò, è estremamente necessario rinverdirne il significato, attualizzarne gli eventi, ricondizionarne la portata al bisogno delle giovani generazioni.

Così, si spiega la mia presenza a tenere l’intervento commemorativo, pur non avendo il sottoscritto preso parte a quei lontani accadimenti, per ovvi motivi cronologici.

Il fatto è che gli ultimi protagonisti degli anni dal 1943 al “45 ci vanno lasciando ormai giorno per giorno; allora, già oltre un decennio fa in seno all’ ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) si convenne e si decise che questa non poteva certo estinguersi con la morte dell’ultimo partigiano combattente.

Il messaggio di democrazia e di libertà andava passato come il testimone di una staffetta nelle mani dei più giovani militanti antifascisti e in forma assolutamente apartitica.

Chiaramente il compito sopra descritto diviene sempre più oneroso, a causa di grandi e diverse difficoltà, oggettive, cioè legate al fattore oblìo generato dal trascorrere del tempo.

Ma anche e soprattutto da fattori soggettivi, ossìa dipendenti da uomini e forze che da sempre han cercato di deviare o, peggio, occultare i valori resistenziali.

Come non menzionare i nemici d’ogni tempo della Carta Costituzionale del 1948, anche i più insospettabili ed inattesi;

E’ appena sufficiente scorrere velocemente solo l’indice del libro “L’assedio” del costituzionalista Michele Ainis, per avere immediatamente il quadro completo, in cui per oltre sessant’anni si è dipanato il lento e disastroso degrado della legge fondamentale del nostro Stato repubblicano.

E non solo di assedio si è trattato, sotto forma di ritardi, insulti, controriforme, frodi, falsi; ma anche di violento assalto, contro lo Stato di diritto, contro la democrazia dei cittadini, contro i valori costituzionali, contro il Parlamento, il Quirinale, la Consulta, la Magistratura.

Come appaiono, quindi, lontani i giorni dell’insurrezione dell’aprile “45 e come si manifesta completamente offuscata la grande unità storica raggiunta dai partiti che si avviavano a scrivere quella che è stata definita una delle costituzioni più eque e solidali del mondo occidentale, oggi in malora!

Non si cita spesso ( e secondo me andrebbe sempre letto, come accade per il Bollettino della Vittoria di Armando Diaz), il Comunicato del 29 aprile 1945  sulla caduta del fascismo e la fucilazione di Mussolini.

“Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali, è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale, che il fascismo per venti anni gli ha negato, se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper far suo un giudizio già pronunciato dalla storia.”   Firmato

Achille Marrazza e Alcide De Gasperi, Democrazia Cristiana

Ferruccio Parri e Leo Valiani, Partito d’Azione

Luigi Longo e Emilio Sereni,  Partito Comunista Italiano

Giustino Arpesani e Filippo Jacini, Partito liberale Italiano

Rodolfo Morando e Sandro Pertini, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria.

Una grande colpa per la scarsa diffusione e una mancata approfondita conoscenza di quel glorioso periodo della nostra breve storia nazionale va sinceramente attribuita alla scuola, spesso affidata in mani conservatrici, se non proprio reazionarie.

Fino a tutto il 1970, infatti, i programmi di storia nelle scuole di ogni ordine e grado terminavano con la prima guerra mondiale; all’Università addirittura non esisteva l’esame di storia contemporanea (inglobato in quello di storia moderna) e perciò povero se non del tutto privo dello studio della Resistenza.

In questo modo, intere generazioni, inclusa quella di chi vi sta parlando, sono cresciute all’oscuro di quegli avvenimenti, pur ottenendo diplomi e lauree.

Ed oggi sta accadendo qualcosa di simile, se si pensa che con l’ultima riforma dei programmi della scuola dell’obbligo l’intero studio della storia è stato spalmato sugli ultimi tre anni dell’elementare e i tre della secondaria inferiore (più nota come scuola media).

In pratica potrete parlare di Resistenza, ma anche del Risorgimento, con un vostro figliolo, solo allorquando sarà alto quanto voi.

Ci rendiamo conto, allora, di quanto impegno occorrerà investire per tenere alti gli insegnamenti di democrazia, di libertà, ma più precisamente di antifascismo.

Perchè, quando da lungo tempo un terreno non si insemina, è poi difficile rimetterlo a coltura; come fare a riattivare l’interesse verso la militanza antifascista presso i nostri giovani, ridotti per gran parte  a sciocchi consumatori e preda del più profondo individualismo, insidia dei tempi?

Certo non è tutto buio come potrebbe sembrare a prima vista; ma il fatto che sconcerta di più è che ad essi manca qualsiasi riferimento partitico serio e degno di tal nome.

Grave è il deserto di sezioni e di luoghi di aggregazione e dibattito politico venutosi a creare negli ultimi vent’anni; quella che doveva essere la palingenesi dalla corruzione e dal dissesto, dopo il 1994, ha finito per tramutarsi nel classico “buttar via il bambino insieme all’acqua sporca”.

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia non ha mai cessato di operare nel mondo della politica, della cultura; ed anche nello spettacolo, se si pensa al suggestivo album musicale dal titolo “Appunti Partigiani”, edito col proprio patrocinio nel 2005, che comprende canzoni della Resistenza reinterpretate da gruppi molto cari ai nostri giovani, dal grande successo.

Certo non sono più i tempi dei grandi film di Ettore Scola, di Carlo Lizzani e Mario Monicelli; sono purtroppo, invece, i tempi di qualche scrittore, che ancora ragiona in termini di vincitori e vinti; occorre porre fine a questa scempiaggine.

La Lotta di Liberazione, pur vedendo affrontarsi spesso giovani italiani contro connazionali d’altra divisa, non deve essere vista come un incontro sportivo; la storia andò così e noi al massimo possiamo nutrire la naturale umana “pietas”, verso ogni caduto d’ogni colore o nazione.

A chi parla, poi, di pacificazione, è bene ricordare l’amnistia Togliatti, che ebbe il merito di por fine a vendette ormai anacronistiche, al contrario di quanto accadde nella vicina Grecia.

Per il resto, chiediamoci cosa sarebbe accaduto in Italia senza l’enorme sacrificio dei partigiani, se, cioè, avessero vinto la partita (tra virgolette)i nazifascisti?

Carissimi concittadini, anche nel nostro piccolo paese dobbiamo esser fieri della Resistenza antifascista.

Collepasso, pur tagliata fuori fortunatamente dai tragici avvenimenti della seconda guerra mondiale, ha comunque dato in piccolo il suo contributo alla Resistenza; addirittura con un suo cittadino caduto combattendo contro i tedeschi in terra jugoslava, il carabiniere Giuseppe Paglialonga.

Ed un altro, il caporal maggiore dei bersaglieri Renato Abbracciavento, caduto a Chianocco in Piemonte.

E come non menzionare ancora il carabiniere a cui è intestata la locale sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri Cosimo NASSISI, che dopo l’8 settembre in quel di Rodi nel Dodecanneso rifiutò di continuare la guerra al fianco dei tedeschi e preferì la deportazione e la morte.

Altri partigiani combattenti sono stati Germano Ria (nome di battaglia “Gennaro”, nelle SAP, Squadre di Azione Patriottica), Orlando Paglialonga ( nome di battaglia “Ritorno”), Antonio Mastria, Germano Pellegrino; e poi Vincenzo Costa che, poco prima della scomparsa, ci ha lasciato un preziosissimo libro di sue memorie, ottimo per essere proposto nelle scuole, come pure il pregiato “Morire a ventitre anni per la libertà di un altro popolo” del mio collega Mario Cala di Parabita.

Ve ne sono anche altri che ora sfuggono a queste poche righe, ma sui quali la ricerca continua.

Per tutti gli anni Settanta e Ottanta, forte è stato l’impegno in seno all’ANPI provinciale, nel ricercare nomi e fatti della Resistenza salentina, giovani uomini (e anche qualche donna) dal cuore forte, che non hanno esitato, pur lontani dalla propria terra, a versare il sangue per la nazione finita sotto il giogo nazista.

E’ un’opera impegnativa, condotta con grande spirito dal segretario provinciale Maurizio Nocera, che ha preso il testimone da Salvatore Sicuro, presidente onorario che veleggia oltre i novantanni.

In particolar modo si è distinto per circa dieci anni di attività nelle scuole il partigiano Germano Ria, con cui ebbi l’onore di avere l’ultimo incontro con l’intera classe quinta D, al suo capezzale meno di due mesi prima della sua scomparsa.

Nel 1985, grazie a Gennaro, Ritorno e gli altri partigiani collepassesi, per decenni finiti in un colpevole dimenticatoio, frutto della Guerra Fredda, il nostro Comune è stato finalmente insignito del titolo di SOCIO ONORARIO della Resistenza.

Il relativo storico diploma firmato da ARRIGO BOLDRINI, il leggendario comandante BULOW (medaglia d’oro al valore), recentemente scomparso, può essere visionato sul palazzo municipale, nell’Ufficio  del Sindaco.

In conclusione, perchè parole e opere di libertà e democrazia non finiscano confinate ogni anno in una bella cerimonia con discorso e corteo come stasera, richiamiamo tutto il popolo e i suoi rappresentanti all’esercizio quotidiano di tali valori.

E’ estremamente indispensabile anche saper riconoscere oggi le mutate spoglie con cui il fascismo si presenta; come non temere e reagire fortemente di fronte a quella che sembra a non pochi una terza guerra mondiale, scatenata in quest’epoca talvolta con episodi bellici, ma continuamente, e non se ne vede per il momento l’uscita, con attacchi feroci da parte di nemici invisibili e senza nome, dietro i pannelli elettronici nei saloni delle borse mondiali.

Siamo, quindi, per sempre grati a tutti coloro che si sono spesi e si spendono ogni ora del proprio giorno nella difesa dei valori della giustizia, dell’uguaglianza, della solidarietà; “oggi e sempre, Resistenza”, con un semplice ma efficace motto.

In particolare, un pensiero alle forze armate e dell’ordine, spesso investite da ingrati compiti, che esse si sforzano di assolvere nel migliore dei modi, a difesa della tranquillità e dell’operosità della cittadinanza italiana, che chiede a gran voce pace, giustizia, legalità.

Viva il 25 aprile! Viva la Resistenza! Viva la Costituzione e la Repubblica Italiana, fondata sul lavoro!

F.to Giuseppe Lagna

Collepasso 25 aprile 2012

 

 

 

  1. Un ottimo intervento compagno Lagna, auguriamoci che tutti gli assenti a quella manifestazione, soprattutto i giovani, ora lo leggano, saluti gaetano

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  2. Esiste una grande differenza tra una persona speciale e una normale. E’ da questa che ne deriva il calore che si sente a stare vicino ad una persona speciale, lo stare bene che infonde la sua sola vicinanza.
    La persona speciale è una persona normalissima, solo che crede veramente e sempre, in quello che fa , in quello che dice, in quello che pensa e nel modo in cui si comporta. Questo è per me e lo era sopratutto per mio padre, il maestro Giuseppe Lagna.

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