SUD CHIAMA ITALIA

 

SUD CHIAMA ITALIA

Ci vorrebbe una visita guidata al sud per far ricredere gli scettici e per incoraggiare i meridionali a capire che il sud è per l’Italia il futuro. Il punto sostanziale rimane uno e uno solo e cioè che le risorse assegnate per la rivalutazione del mezzogiorno vengono puntualmente dirottate verso altri lidi. Resta evidente allora che il popolo meridionale non può fare affidamento alla madrepatria e mentre questa gli appioppa le solite tasse, il sud per risorgere deve unicamente puntare su se stesso, deve mirare a fare rete, rimanere coesa e tornare  a pregare con un ode che possa infiammare il proprio cuore e che l’induca a riappropriarsi di un orgoglio ormai dimenticato. Non si può però solamente  sbracciarsi e porre rimedio al disastro sempre con le nostre forze. Purtroppo oggi il sud sembra aver perduto la speranza del cambiamento… infatti a un presente tragico si accompagna una visione del futuro intrisa di pessimismo e rassegnazione. Bisogna dire però, che sulla questione meridionale, un po’ accantonata nell’ultimo periodo, si è parlato tanto, spesso anche troppo. Ma dopo le parole e le promesse, non c’è stata mai una vera azione capillare concreta. Servirebbe infatti eleggere questa volta i nuovi rappresentanti in parlamento magari anche meno preparati dei vecchi, ma certamente più onesti, più orgogliosi della propria terra e delle proprie radici, con la giusta ragionevolezza e aggressività. Gente insomma che abbia voglia di battersi e non di farsi prendere in giro. I vecchi politici succedutisi dal dopoguerra ad oggi, hanno ibernato il sud in un immobilismo storico che si perpetua di legislatura in legislatura. Ma ora basta, bisogna spingere il sud a non vergognarsi di essere sud, a non stare lì col capello in mano a chiedere sostegno e soldi, ma a reagire con dignità e fierezza. Il sud infatti continua a rimanere sud perché nessuno “si incazza nero” con se stesso e con gli altri. Ad esempio gli interventi straordinari degli anni passati per il mezzogiorno sono convenuti a tutti, ma a rimanere più fregato è stato sempre il meridione. I soldi infatti arrivavano al sud per consentirgli di acquistare i prodotti del nord. Così si è creato al sud un popolo più consumatore che produttore. Nei fatti la cassa del mezzogiorno fu soprattutto la cassa per il settentrione. In tempi più recenti gli incentivi europei per le aree depresse meridionali, vengono dirottati al nord. La maggior parte dei parlamentari e ministri meridionali, non si accorgono (o fanno finta) di questo imbroglio, o comunque, non lo denunciano, sono meridionali solo per l’anagrafe… Gli industriali del nord sfruttando i contributi, scendono nel meridione ad aprire fabbriche chiudendo poi dopo aver incassato i soldi. Al sud così facendo non rimanevano nè fabbriche, nè soldi, e quelle che sopravvivevano avevano sede legale al nord. L’industria meridionale dunque è stata abbandonata e lasciata crollare. Anche l’agricoltura meridionale è stata distrutta, sono state distrutte le banche, tutte la grandi banche sono scomparse dal sud…

Il sud quindi secondo il mio punto di vista dovrebbe decisamente virare verso quella risorsa naturale che nessuno ci può togliere, la sua migliore risorsa innata, congenita, il TURISMO, che è natura, cultura, trasporti, edilizia, gastronomia, agricolture, allevamento, divertimento, feste popolari, musica, sagre, commercio, moda, mondanità, ospitalità, mistero.  Queste cose non ce le potrà togliere assolutamente nessuno anche se come dicevo prima, sarebbe ora di cominciare ad incazzarci un po’ con noi stessi che non riusciamo a trattenere i nostri soldi qui, oltre che con gli altri furbi e scaltri che ce li portano via.

Dopo anni particolari di crisi, una crisi che colpisce sempre le classi più deboli, una crisi che rischia di mettere in ginocchio il nostro sud, è tempo di svegliarsi e di fare ognuno la sua parte. Altrimenti i soliti politici italiani continueranno a difendere i loro privilegi abbattendoci completamente e riempiendoci di tasse. Alziamo la nostra voce e protestiamo, è tempo di pretendere una più equa giustizia sociale e solidarietà per il popolo del sud. Il sud crede che sia ormai pronto a questa sfida nell’interesse suo e del paese, una sfida di competitività e meritocrazia. Altrimenti l’Italia avrà ancora una volta sprecato l’unico suo futuro, che è a sud!!

F.to  ANTONIO LEO.

Collepasso, 29/1/2013

 

  1. Caro Gaetano, tanto per cominciare, il Sud non si è mai reso conto che sono i suoi voti a decidere le elezioni in Italia. Anzi, i voti del Sud hanno sempre mantenuto in piedi un sistema che dannegiava il Sud incrementando il suo divario col Nord. Forse il Sud non se ne rendeva conto, forse non sapeva imporre un suo prezzo, forse gli andava bene così, assistenzialismo in cambio di voti, cioè voto di scambio. O forse è sbagliato parlare di Sud, non avendo mai avuto una sola voce. Anche per questo è avvenuto quanto è avvenuto. Infatti, quando l’Italia fu messa su a pezzetti si è ritrovata a pezzi con un territorio contro l’altro, il Sud è scomparso e si è parlato solo di Nord. E quando la Lega Nord ha detto “separiamoci”, non solo non è stata perseguitata per attentato alla Costituzione, ma l’abbiamo mandata al governo. Mentre il Sud, che “separiamoci” non l’ha detto mai, è stato accusato di essere neoborbonico se solo qualche suo sfigato grillo parlante ha osato gracchiare. Anche questa volta il Sud va al voto a truppe sparse, mentre quelli della presunta Padania vedi se non sanno difendere i loro interessi contro l’Italia intera. Ma il Sud non è una categoria, ne un sindacato, ne un gruppo di pressione, ne un portatore di interessi come dicono i pubblicitari. Avendo invece il Sud un problema comune; il dramma del lavoro che non c’è, ed essendo però ignorato da tutte le forze in campo sia come problema, sia come, sopratutto, soluzione del problema italiano: perchè solo il Sud può far crescere l’Italia intera. Il problema è che al Sud c’è il 99% di gente civile, ma non c’è una società civile organizzata. Che non vada al voto, per carità, allineata e coperta, può anche starci. Ma che coperta e allineata sappia farsi sentire sarebbe invece opportuno. In questo senso finisce per avere ragione chi al termine di ogni discorso sul Sud, puntuale come la morte bofonchia: è tutta colpa dei meridionali. Non da meno di tanti intellettuali più capaci di sparare sentenze che di trovare soluzioni. Ciò che fa dire a Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo che di fronte a un problema, il Sud non si chiede come risolverlo ma perchè risolverlo…

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