SOLO CHI SOFFRE IMPARA AD AMARE

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augusto odone

-Famiglia Odone

Forse il nome di Augusto Odone oggi non dice granché a molti. Basta però ricordare quella che sembrava una pozione magica: l’olio di Lorenzo, per far tornare alla mente un’avventura familiare che fece commuovere il mondo. Odone è morto lo scorso mese di ottobre all’età di 80 anni. Era l’economista della Word Bank che dedicò la vita al tentativo di salvare il figlio malato di Adl, una gravissima patologia che distrugge la guaina che riveste i nervi colpendo prima le funzioni motorie, poi quelle psichiche. Il piccolo Lorenzo aveva sei anni quando nel 1984 al ritorno da un viaggio alle isole Comore cominciò a mostrare difficoltà di concentrazione, calo della vista, dell’udito, della parola. Dopo aver escluso una malattia tropicale i medici gli diagnosticarono l’Adl (adrenoleucodistrofia). Un errore del metabolismo che causa una degenerazione del traffico sanguigno. Un enzima sbagliato, cioè un accumulo incontrollato di acido grassi. La diagnosi è senza appello: Lorenzo ha appena due anni di vita perché la malattia è conosciuta soltanto da un decennio e non ci sono cure. Augusto e la moglie, glottologa, genitori coraggiosi, intelligenti, caparbi non vollero arrendersi e fecero della cura del figlio lo scopo della loro vita. Studiarono i pochi casi conosciuti, girarono per ospedali, cliniche, provarono di tutto, dall’immunosoppressione alla dieta priva di grassi, ma senza risultati. Fu a quel punto che la famiglia Odone decise di fare da sola.  Studiò il caso del figlio scientificamente passando notti intere sui libri sino ad imbattersi in una rivista scientifica polacca in cui si descriveva un esperimento di manipolazione dei lipidi nei topi. Fu la chiave di volta per allentare il decorso comunque inesorabile del figlio. Ed ecco la cura che sfidò l’ortodossia medica (un po’ come la cura Di Bella per i tumori): una miscela di acido oleico ricavato da comuni oli da cucina e di colsa unita all’acido eruico. La provarono su Lorenzo e funzionò. La presenza dei grassi nel bambino, il cui sistema nervoso era danneggiato, si ridusse notevolmente. Lorenzo Odone è morto nel 2008 di polmonite a trent’anni: ben oltre le previsioni dei medici, anche se per 23 anni è rimasto confinato in un letto nella casa americana del padre. Dopo la morte del figlio, Augusto, il carismatico economista, aveva venduto la casa americana ed era tornato in Italia, chiedendosi ancora il perché della gravissima e rarissima patologia del figlio. Alla fine il suo cuore ha ceduto (suo moglie Michela morì di cancro nel 2000). Odone padre aveva un’incredibile forza vitale, ma non aveva accettato la condanna a morte del figlio che nel suo animo era una condanna a morte anche per sé.

 

-      La “Strada” della solidarietà

Solidarietà è amore e condivisione della sofferenza. Senza condivisione nulla si può, per questo il nostro avvenire dipende da come noi riusciremo a vincere la nostra presupponenza di superiorità verso gli altri. Oggi i casi di miseria, di vera e propria emergenza per la sopravvivenza esistono in ogni parte del mondo. Il nostro futuro dipende in buona parte da come noi riusciremo a vincere il nostro egoismo, la nostra indifferenza. Bisognerebbe dedicare più tempo a chi soffre, a chi è solo. Ed oggi dobbiamo constatare con amarezza di casi di indigenza, di vera e propria emergenza, che restano e aumentano in gran parte del mondo. In particolare nel terzo mondo, quindi soprattutto in Africa, una terra ricca di risorse  e forse fin troppo sfruttata dai colonizzatori occidentali che hanno prelevato le ricchezze per lasciare in eredità le miserie e la povertà. Anche noi italiani abbiamo contribuito a tale impoverimento con l’invasione della Libia nel 1911 e con la conquista dell’Etiopia nel 1935. Generalmente i paesi più poveri, si contrappongono a quelli industrializzati per il fatto che, nei primi la miseria regna sovrana ad eccezione di qualche oasi di ricchezza. In Africa e nel terzo mondo però, ancora oggi restano molti i casi di estrema povertà e di altissima mortalità infantile. Dobbiamo però ammettere che in tutte le parti del mondo, vi sono situazioni di grande emergenza ed ai bisogni di tanti diseredati, provvede per quanto può la carità e la solidarietà umana. Assistiamo infatti a volte impassibili e spesso attoniti ai troppi episodi di tristezza, dolore e disperazione che avvengono nel mondo ai quali non prestiamo più la giusta attenzione perché siamo sempre più assillati da una fretta frenetica, schizofrenica, da una specie di ansia psicologica per cui non abbiamo più il tempo di riflettere neanche sui casi della porta accanto. Infatti il nostro Paese, l’Italia è fra quelli industrializzati che contano più disoccupati, e disoccupazione; vuol dire inevitabilmente miseria, povertà ed anche solitudine. Un altro fattore di povertà, è la guerra! Essa porta morte, sofferenza e fame. A tutto questo, dobbiamo aggiungere inoltre la nostra insofferenza per chi soffre o si trova in uno stato di estremo disagio. Visto il grado di indifferenza a cui siamo giunti, possiamo senza ombra di dubbio riconoscere che la solidarietà umana, rappresenta l’ancora di salvezza in questo mondo insensibile a qualunque dolore, a qualsiasi sofferenza. Se riusciremo a vincere il nostro egoismo, la nostra indifferenza, salveremo non solo gli altri, ma anche noi stessi, altrimenti ci ridurremo a vivere una vita svuotata da ideali e valori. Vi sono però molto fortunatamente molti esempi positivi degni di imitazione. Tante persone , che hanno una loro regolare occupazione e dedicano il loro tempo libero agli altri, ai più bisognosi, ai più sfortunati ( ad esempio Medici senza Frontiere). Uomini e donne che hanno messo la propria professionalità, il proprio tempo, la loro esperienza a disposizione degli altri (Amnesty International) , che hanno donato se stessi al prossimo; amandolo e condividendone appieno la sofferenza. Persone come Gino Strada- Emergency, che sono riuscite a vincere il proprio egoismo e a mettere a disposizione degli altri la solidarietà umana. Credo che la solidarietà umana ; debba consistere soprattutto nel dare se stessi, ossia nel mettere se stessi al servizio del prossimo.

Antonio Leo

Collepasso, 10/3/2015

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