SOGNI DI ROCK’ N’ ROLL

SOGNI DI ROCK’ N’ ROLL

Luciano Ligabue, rockstar di prima grandezza, idolo degli stadi, artista poderoso ed eclettico, uno dei più importanti protagonisti della musica italiana, impegnato anche nel sociale, sensibile agli stimoli di diverse arti, capace non a caso di attirare ed entusiasmare folle oceaniche come è successo negli ultimi anni a Campovolo e a San Siro (dove siamo stati in entrambi i posti con altri amici collepassesi).

Oggi il rocker di Correggio è maturato e con la consapevolezza di far parte di una nazione che, sebbene oggi sia in piena crisi di identità, deve necessariamente ripartire, ripartendo soprattutto dal suo popolo, dalle sue vittorie, dai suoi eroi positivi. Ligabue esorta quindi il popolo rock ad andare a casa e immaginare un mondo migliore di questo, perché se uno ci crede in un mondo migliore è realmente possibile. Bisogna solo sognarlo con più forza, più rabbia, più tenacia, perché forse è l’unica possibilità che abbiamo per credere che qualcosa possa mutare veramente. Un mondo proteso verso la ricerca di suggestioni fuori dai sensi, dal tempo, dallo spazio che portino di nuovo

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una qualsiasi utopia contro l’appiattimento del pensiero unico. Ligabue, insomma, è un maestro del cambiare mestiere facendo lo stesso lavoro. Musicista, cantante, regista, scrittore, poeta; racconta nei suoi dischi, nei suoi film, nei suoi libri, il borgo natìo e i suoi personaggi stralunati, dal Bar Mario agli Happy Hours, un po’ Charles Buckowski un po’ Francesco Guccini. Il Rocker partito da Correggio con chitarra , Lambrusco e pop corn è finito per incantare l’essenza stessa dell’Italia: piccole patrie di identità che si riproducono sempre uguali a se stesse, corsi e ricorsi storici diceva Vico, ma che riescono a nascondersi sotto le sembianze di un nuovo di zecca. In una definizione un tantino (forse troppo) ardita qualcuno è arrivato a chiedersi se quest’uomo, così multiplo di sé, non sia il Leonardo da Vinci del nostro secolo, l’umanista 2.0. Infatti, che canti, filmi, scriva o componga versi il Liga non si allontana mai da se stesso. Perché da te stesso non scappi nemmeno se sei Eddy Merkx…..Ligabue in effetti sostituisce una più prosaica riproduzione di sé nelle molteplici attività a cui si dedica. Allo stesso modo Luciano ha costruito intorno a sé un’industria culturale. Che si faccia un salto in libreria, negli stadi, tra gli scaffali dei dischi o in videoteca, il faccione butterato del Liga compare sempre e comunque, le camicie sbottonate, il taglio di capelli da indiano sempre uguale anche se adesso li ha tagliati come Vasco, e gli stivali Western d’ordinanza country rock, per l’esattezza i notissimi “camperos”.

L’ammirazione con cui si accoglie ogni suo gesto creativo dice però molto del Paese in cui viviamo e di chi sono effettivamente gli italiani. Così la biografia di Ligabue ha iniziato ad assomigliare un po’ a quella di una nazione, l’Italia che passa dal governo della disinvoltura sessuale a quello della morigerata casta dei Loden, come Ligabue passa da una “fender statocaster”a una pellicola a otto millimetri. Continuando però ad essere il primo (l’Italia) un Paese che non è solo impossibile da governare, ma inutile come diceva Mussolini. Così il secondo (Il Liga) continua ad essere il solito venerato maestro italiano che quando ha le mani in pasta, sia in fatto di musica, poesia, cinema, letteratura può permettersi un po’ come il suo alter ego Vasco da Zocca qualsiasi cosa, tanto va sempre bene!

Siamo alle solite: al cambiare tutto per non cambiare niente. Siano essi mestieri, politiche, cartelloni pubblicitari. Quindi più che Leonardo da Vinci, direi Tommaso di Lampedusa. Perché Ligabue, Vasco e l’Italia, più che l’enigma della Gioconda, continuano a seguire la sceneggiatura del Gattopardo. Niente di nuovo insomma “Su e giù per il palco , Tra palco e realtà e Fronte del Palco…!”

 

P.S. “Voglio volere tutto così, voglio riuscire a non crescere, voglio portarti in un posto che tu non puoi conoscere….Voglio il tempo libero, sì ma libero proprio ogni attimo e alzare il minimo con la vita che ti fa il solletico….Voglio non dire mai è tardi, oppure peccato, voglio che ogni attimo sia sempre meglio di quello passato. Voglio volere, io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho, voglio volere, voglio deciderlo io se mi basta o se non , Voglio volere, voglio godermela tutta fin quando si può , si puooò!!! VOGLIO VOLERE , che non è altro che la versione di Ligabue dell’interpretazione di VITA SPERICOLATA di Vasco.

ANTONIO LEO

Collepasso, 9/8/2013

 

  1. Questa sera(notte) al Gondar, gli Skunk Anansie hanno spaccato di brutto….Questo è rock’n'roll !!

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  2. Cresce la febbre per i due concerti di Liga allo stadio olimpico. Sono passati 4 anni dall’ultima esibizione romana del rocker di Coreggio. Numerose si dice le sorprese in cantiere , rigorosamente top secret, ma certamente ci si ritroverà di fronte a un palco che, per grandezza e potenza del suono, non avrà nulla da invidiare alle rock star internazionali. I concerti di Ligabue come quelli di Vasco sono ormai riti collettivi che richiamano migliaia di spettatori da ogni parte della penisola, tanto che è stata necessaria più volte l’enorme spianata di Campovolo per contenere tutto l’entusiasmo. Il Liga ha costruito le sue fortune su piccole e grandi storie di provincia , innestate su solidi Riff di chitarra, che hanno fatto breccia nel cuore di chi poteva identificarsi nel suo eroe, percependo come troppo distanti le figure di Bob Dylan e Bruce Springsteen. Dunque, si accenderanno i riflettori per una lunga cavalcata a tempo di rock tra successi del passato e del presente con l’album Mondovisione, decimo capitolo di una storia che è ancora tutta da scrivere!

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  3. Caro Gaetano, altro che guerra e nostalgia…domani sono a Bari a vedere il concerto del Liga!! Vado a divertirmi dal Luciano nazionale, tie statte settatu de costi allu castellu, pensandu sempre alla Falce e Martellu…!!

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