SIAMO SOLO NOI

 

 

SIAMO SOLO NOI

I trentenni e quarantenni di oggi sono spacciati, meglio dunque limitare i danni della  “Generazione perduta” e dedicarsi a quelle nuove. Tale affermazione di Monti è risuonata pesantemente nel paese e l’eco non si è ancora spento. “Generazione perduta” è espressione forte e simbolica anche veritiera per molti aspetti, ma sterile se non accompagnata da contenuti propositivi.  Negli ultimi decenni, l’Italia si è fermata, molti imprenditori hanno guardato il proprio ombelico, hanno puntato sulle briciole che restano del loro lavoro, con sguardo miope sul mondo, senza misurarsi con il futuro che si è materializzato nelle forme della globalizzazione e della crisi. Tanti  giovani hanno trovato ostacoli a volte insuperabili, un sistema piombato dalla burocrazia e dalla gerontocrazia, e si sono adeguati, inseguendo demagogia e falsità. Hanno rincorso in salita scampoli occupazionali rinunciando spesso a inclinazioni personali, sogni, creatività, non sono riusciti a diventare qualcuno né a guardare con serenità alla propria esistenza. I giovani non chiedono assistenza, non chiedono di nutrirsi alla mammella dello Stato, vogliono essere i protagonisti della scena politica, di quella aziendale e associativa. Pretendono trasparenza, onestà, competenza e la offrono. Insomma, pretendono di essere chiamati a costruire da protagonisti il proprio futuro e quello della Nazione. I giovani vogliono responsabilità, non potere. Nei giovani sta biologicamente l’energia e la creatività, il coraggio, la spavalderia, persino la virtuosa incoscienza che porta verso il nuovo, verso il domani, verso il miglioramento. Non si può ignorare che il ricambio generazionale oggi è una necessità, anzi forse l’ultima chance, per lo sviluppo e la ripresa di una Nazione in declino. Nell’epoca attuale di transizione verso un nuovo mondo che si affermerà, fra non più di due decenni vedremo affermarsi la comunicazione e la robotica, la nanotecnologia e la genetica, la conoscenza la farà “la conoscenza” del mondo attuale e degli strumenti che mette a disposizione. La società attuale quindi non deve essere chiamata ad occuparsi esclusivamente dei giovani, ha prima di tutto bisogno dei giovani. La storia rimarca questa evidenza: sono le nuove generazioni che da sempre producono grandi e fertili cambiamenti di civiltà economica e benessere. Si può immaginare la guida di un paese che vuole davvero scommettere sul futuro e sulle sue qualità competitive, in mano ad una generazione che non ha nemmeno le capacità manuali oltre che intellettuali e propedeutiche per affrontare un futuro dove i chips saranno disponibili quanto l’acqua corrente, dove ogni parete potrà fungere da monitor. Quindi non solo politici e governanti dovrebbero cominciare un progressivo farsi da parte, ma anche tutti coloro che si trovano ai vertici di associazioni e imprese si da favorire l’ingresso delle nuove leve. Dieci milioni di trentenni e quarantenni hanno il diritto di pretendere inoltre l’abolizione di tutti quei privilegi che incredibilmente vengono ancora mantenuti nel nostro sistema, privilegi che in realtà, stanno perpetrando questo squilibrio generazionale oggi non più tollerabile e per i quali si stanno sacrificando le nuove leve. I vecchi migliori possiedono esperienza e saggezza: queste capacità dovrebbero indurli ad accompagnare figli e nipoti verso il domani esaurendo il loro compito biologico e sociale. Ai giovani basta avere la possibilità, le occasioni, le libertà, la fiducia dei vecchi, che siano essi politici, imprenditori o amministratori. Ai giovani serve avere buona formazione e nessun ostacolo burocratico, non una faida tra generazioni. Si deve stabilire invece una sorta di patto generazionale, la cui stesura convinta parta proprio dagli anziani, sta a loro dimostrare di aver capito. Infatti sempre maggiormente presente, è la necessità di ridisegnare il destino di questa generazione nel segno di una nuova etica del dovere. I giovani di oggi, sono una risorsa preziosa per il paese che non può venire ignorata o sacrificata. Bisogna restituire il ruolo che la gioventù merita in questa società, passando per il rispetto, il merito, la conoscenza, la professionalità; stimolando l’impegno realizzando un progetto che restituisca la fiducia che questa generazione merita.

F.to  ANTONIO LEO

Collepasso, 20/11/2012

  1. Ottime osservazioni le tue sulle condizioni dei giovani; sullo stimolo a realizzare condizioni nuove per i giovani rivolte decisamente alla generazione ancorata al potere che non consente e/o non produce condizioni valide per le nuove generazioni. Un’analisi, a mio parere, opportuna, che racconta con linguaggio sereno un mondo concreto di difficoltà per i giovani e per i meno giovani. Complimenti Antonio Leo

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  2. E' solo colpa nostra! 21 novembre 2012, 0:06

    Non mi sembra che le parole espresse dal Presidente del consiglio nei riguardi delle generazioni dei 30-40enni – per quanto riguarda i meridionali aggiungerei, di mio, anche i cinquantenni – esprimono lo stesso significato che hai voluto indicare nel presente articolo.
    Sono andato rileggerlo e nonostante non condivida nè il governo dei tecnici come istituzione, nè l’azione di demolizione politica, economica e sociale che questo governo sta attuando troppo spesso all’insaputa del popolo italiano, non posso non essere d’accordo con quanto affermato, forse crudelmente, dal presidente Monti.
    E’ la prima volta che finalmente qualcuno restituisce il vero alla realtà e travisare il senso delle parole non aiuta a trovare le soluzioni possibili.
    Ti riporto le esatte parole con cui il presidente Monti ha voluto chiarire nel merito il senso di quell’affermazione: potrà essere inutile ma la speranza è che qualcuno, anche a Collepasso, leggendole, possa sentire il bisogno di dibattere anche su qualcosa di diverso dei soliti problemi pallonari. Spero in uno scatto di orgoglio che dimostri l’esistenza di qualcuno che alla parola “palle” non pensi necessariamente al calcio, mi sbaglierò??!!!
    E’ esclusivamente nostra, la responsabilità di non aver saputo rivendicare il nostro diritto ad esistere.
    Noi siamo vittime solo e soltanto della paura di cambiare e in questa paura abbiamo fatto affogare il coraggio di fare delle scelte.
    Non è forse vero che quando ci hanno chiesto di essere “uomini”, colpevolmente abbiamo preferito fare i “caporali”?
    Scagli la prima pietra chi, fra di noi, non abbia mai pensato alla comodità di un posto fisso rispetto alla responsabilità di mettersi in gioco. Abbiamo colpevolmente creduto che l’assistenzialismo con cui i nostri padri sono stati comprati potesse continure a garantire anche la nostra generazione e ora, ci lamentiamo pure se qualcuno ci sbatte in faccia la realtà?
    Con la nostra viltà abbiamo distrutto l’agricoltura, la zootecnia, l’artigianto, il commercio, le banche, la cultura e con la cultura il territorio, le tradizioni, il turismo e ora anche i valori umani. Che vigliacchi!!
    Dov’è quel coraggio con cui i nostri nonni contadini, igoranti forse, ma con una lungimiranza colpevole a queste latitudini, avevano saputo fondare, partendo dal consorzio Agrario di Matino quella che attualmente è la Banca Popolare Pugliese.
    Noi invece, diplomati, laureati, globalizzati ma annichiliti da meschine convenienze personali, non riusciamo neanche a metterci d’accordo sul giusto riparto delle ore di utilizzo del campo sportivo!
    Che miseria, che ingiuria rivolgiamo ai nostri avi.
    Non ti sembra troppo per avere il diritto di lamentarsi ma soprattutto non pensi che sia giunto il momento di smetterla di pensare che sia solo responsabilità di altri quella di guardare il proprio ombelico?
    Chiedo scusa per la critica e ti ringrazio per avermi dato la possibilità di leggerti ancora.
    Errico Pietro Giuseppe

    GENERAZIONE PERDUTA

    Vedete, quando in un’intervista rilasciata poche settimane fa ho parlato di “generazione perduta”, non ho fatto altro che constatare con crudezza – a volte è necessaria anche quella – una realtà che è davanti agli occhi di tutti: lo “sperpero” di una intera generazione di persone che oggi giovani non lo sono più, alcuni di loro hanno superato i 40 anni d’età, e che pagano le conseguenze gravissime della scarsa lungimiranza di chi, prima di me, non ha onorato il dovere di impegnarsi per loro. Un’intera generazione che paga un conto salatissimo.
    Una generazione che, ci tengo a precisare, non considero perduta perché priva di mezzi o capacità. Al contrario, trovo che la perdita, gravissima, di capitale umano abbia nuociuto fortemente al Paese, in parte per l’emorragia di professionisti e studiosi che hanno scelto di vivere all’estero, in parte per le mancate opportunità di coloro che, benché meritevoli, sono rimasti in Italia, senza trovare adeguate soddisfazioni professionali.
    È questa la perdita generazionale a cui facevo riferimento. Una perdita che danneggia tutti noi, non solo i diretti interessati, a cui non mancano né energie né competenze. Apprendo che, a seguito della mia dichiarazione, molti appartenenti alla fascia d’età compresa tra i 30 e i 40 anni hanno reagito, siglando un vero e proprio manifesto in cui spiccano parole portanti come merito, rispetto, impegno e fiducia. È la conferma di quanto ho appena detto: abbiamo un capitale umano eccellente, al quale le “batoste” di questi anni non hanno tolto la voglia di proporre e di partecipare alla vita del Paese.
    Dobbiamo fare tutto quanto è possibile affinché il Paese non perda anche voi e, anzi, affinché possiate essere una risorsa preziosa per la nostra economia e per il sociale, ma soprattutto perché restiate sempre vivaci come siete oggi, perché possiate mantenere lo stesso fuoco nello sguardo, la stessa curiosità.
    Lo spirito, da parte vostra, dev’essere quello al quale ha fatto riferimento il Segretario nazionale di “Giovani Insieme”, un’associazione no-profit che ha contribuito a fondare il Forum Nazionale Giovani, pochi giorni fa: sentirsi pronti a prendere in mano le sorti di questo Paese. A noi invece spetta il compito di facilitarvi nel raggiungere questo risultato. Per riuscire non c’è che un modo: serve un’azione dura e decisa.
    È esattamente quello che abbiamo provato a fare – e stiamo ancora facendo – nel poco tempo che ci è stato concesso. Abbiamo cercato, con la squadra di Governo, di creare le condizioni affinché quell’istante che voi chiamate imprevedibile perda un poco dell’alea che ha oggi e guadagni in certezza. Non troppa – altrimenti la partita sarebbe noiosa – ma tanto quanto basta per darvi il giusto coraggio per andare avanti.

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  3. Definire perduta qualcosa che non soltanto è davanti ai tuoi occhi, ma è destinata a sopravviverti, è un assurdo tentativo di negarne l’esistenza , ignoto solo a chi ha bisogno di esperirlo. A nessuno piace rispecchiarsi nelle proprie colpe. In questo caso, il bisogno nasce dal fatto che milioni di italiani sono agli occhi di chi li ha preceduti, la prova del proprio fallimento. Ridurre l’altro a ciò che rivela di noi stessi è tuttavia un ulteriore segno di egoismo. La stessa Italia, sarebbe crollata su se stessa se un paio di generazioni non se ne fossero prese carico negli ultimi dieci anni ! Consapevolmente la responsabilità di questa situazione, e lo ha ricordato lo stesso Monti, sono di un’altra generazione, quella alla quale appartiene una buona parte della classe dirigente che ci ha governato negli ultimi vent’anni. Quasi dieci milioni di italiani che appartengono alla mia generazione (Generazione x), vengono considerati perduti ed inviati ad accettare con rassegnazione un destino senza speranze ne futuro o al massimo a limitare i danni….Tuttavia, non ci sentiamo perduti ne abbiamo voglia di rassegnarci ad un avvenire che altri hanno scritto per noi, anche se siamo consapevoli che molti di noi per troppo tempo hanno atteso che gli altri si occupassero dei nostri problemi.

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