SÍ ALLE BOMBE, NO AI REFERENDUM?

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SÍ ALLE BOMBE, NO AI REFERENDUM?

Osservando le strampalate acrobazie in nome e per conto della democrazia che l’Occidente ha realizzato negli ultimi vent’anni, si direbbe che la democrazia viaggi più speditamente e coerentemente con le bombe che con i referendum.

Prendiamo l’esempio di come l’occidente ha inteso imporre la democrazia in Jugoslavia, Irak, infine in Libia, vi risparmio l’elenco completo; ora è il caso di ricordare invece, come l’occidentale Europeo ha imposto un netto rifiuto alla Grecia il giorno in cui aveva deciso di indire un referendum al fine di far decidere ai cittadini greci se restare in Europa oppure uscirne, si sa come andarono le cose, fu annullato! Non se ne fece niente! In quanto alle Nazioni sopra elencate sono state rase al suolo con centinaia di migliaia di morti innocenti ammazzati; sono stati giustiziati i loro esponenti politici e, queste nazioni, non sono più tali, ma son diventate un coacervo di lotte integraliste religiose e tribali e, i massacri, continuano indisturbati. Eh già, sono i così detti “effetti collaterali” dell’esportazione della democrazia occidentale. Sui referendum invece: la Grecia dovette rinunciare al suo referendum e il Partito Socialista Greco, successivamente, perse le elezioni per aver ceduto al diktat imposto dall’Europa. Ora la stessa cosa si sta delineando per la Crimea: Referendum? È illegale! Non lo riconosceremo! Come si permettono! Meglio un’altra guerra! un’altra invasione! Un’altra strage di innocenti. È la democrazia occidentale, bellezza! Mentre la Russia invece che non è mai stata sufficientemente democratica secondo gli standard occidentali e, dopo l’esperienza fallimentare dell’invasione in Afganistan, non ci ha provato mai più. Eppure per l’occidente capitalista questa Russia non è ancora abbastanza democratica, ma ahi loro, non la possono bombardare, ha le armi atomiche, e con quelle non si scherza. Visto tutto questo mi domando e domando: che cavolo di sporco gioco è mai questo?

In Crimea hanno tentato lo stesso copione collaudato in Siria: armare i più facinorosi tra integralisti religiosi ed estremisti di estrema destra, spedirli in trincea e mettere sottosopra l’assetto politico di quel paese. In Siria ci sono riusciti, in Ucraina solo in parte. Ora la Crimea, da secoli legata per storia tradizioni e interessi con la Russia e attualmente con una popolazione al 70% di filorussi ha voluto prendere le distanze dal resto dell’Ucraina ormai in mano ai nazifascisti. Da democratico mi domando: che cacchio di affare intende fare l’Europa con la volontà di aggregare anche l’Ucraina. Un paese economicamente che sta peggio della Grecia, e con una forte presenza di nazifascisti persino al governo. Perché, forse non abbiamo già abbastanza rogne di natura economica in Europa? Non abbiamo già notevoli presenze di nazifascisti nei vari stati che compongono questa Europa? Sentiamo proprio la mancanza di ulteriori danni? Si direbbe proprio di si! Di conseguenza questa volontà mi fa venire in mente che questa strategia è voluta dai grandi papaveri che gestiscono la finanza criminale internazionale i quali hanno ancora bisogno di spostare le leve economiche ancora più a loro vantaggio, utilizzando, e non sarebbe la prima volta, anche i più facinorosi sovversivi per raggiungere i loro sporchi giochi di potere. Di certo c’è che quel “crollo del muro” di danni ne ha realizzati tanti

Altri tempi quelli in cui la presenza di una sinistra forte e coesa questi sporchi giochi venivano neutralizzati, oggi invece con una sinistra un po’ allo sbando un po’ costretta alla clandestinità, nuovamente questi loschi giochi rischiano di attecchire e realizzare ulteriori danni.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 18/3/2014

P.S.

Inserisco una più dettagliata analisi sulla situazione dell’Ucraina di Carla Corsetti di Democrazia Atea.

IMPERIALISMI A CONFRONTO

La crisi ucraina è stata pianificata da tempo.

Saperne di più dalla stampa italiana è impossibile, le frasi di circostanza e quelle filoamericane coincidono.

Mettere in fila i dati disponibili potrà essere d’aiuto per comprendere le dimensioni di questa nuova crisi internazionale.

E come in ogni tragedia, si analizzano i personaggi e la trama.

Victoria Nuland.

E’ Vicesegretario di Stato americano e nel corso di una conferenza tenutasi a dicembre 2013, pare che abbia pacificamente rivelato che gli USA, negli ultimi anni, abbiano foraggiato con oltre 5 miliardi di dollari le opposizioni filonaziste e antisemite ucraine per destabilizzare l’area in funzione antisovietica.

La sintesi delle sue prospettive è sintetizzata in una conversazione telefonica resa pubblica:“Fuck The EU” questo è quanto ha detto rispetto alla esplosione della crisi in Ucraina.

Viktor Yushchenko

La Nuland aveva già favorito, finanziandola, l’ascesa di Viktor Yushchenko, accusato da molti di essere nazista, sposato in seconde nozze con Katerina Chumacenko, già funzionaria del Dipartimento di Stato Usa, e già attivista di primo piano dell’organizzazione neo-nazista Oun-B di Chicago.

Victoria Nuland non aveva previsto però che i brogli orchestrati da Viktor Yushchenko sarebbero stati superati dai brogli di Viktor Janukovich il quale ha preso il potere e i piani statunitensi antisovietici hanno subito un imprevisto rallentamento.

Viktor Janukovich.

In gioventù aveva riportato più di qualche condanna penale, anche per rapina, ciò nonostante era riuscito ad avere, con il suo Partito delle Regioni, una consistente affermazione con indubbi brogli elettorali e utilizzando denaro pubblico per la sua campagna elettorale.

Una legge simile al nostro porcellum aveva fatto il resto consentendogli di avere la maggioranza nel Parlamento ucraino.

Janukovich ha governato nel disprezzo della legalità e delle libertà democratiche, accumulando ricchezze ingenti per sé e per i propri familiari.

Per molti ucraini, attanagliati dalla disoccupazione e dall’assenza di prospettive, entrare nell’area della Unione Europea costituiva una speranza, e Janukovich l’ha negata quando ha annunciato che non avrebbe firmato l’accordo di associazione con l’Unione Europea.

Nelle sue valutazioni un accordo con la Russia di Putin avrebbe portato all’Ucraina maggiori vantaggi.

Gli ucraini, in molta parte, non sono stati d’accordo e hanno intrapreso azioni di rivolta con sanguinosi scontri di piazza.

Vista la mal parata Janukovich ha pensato bene di fuggire.

Il copione per i dittatori in fuga vuole che dopo qualche giorno si preannunci un colpo apoplettico che ne faccia presagire la morte imminente, giusto il tempo che serve per placare gli animi.

Josè Barroso

In questo frangente rappresenta l’Unione Europea che si è fatta portatrice di un disegno imperialista statunitense e ora si ritrova a non saper gestire le rivolte filonaziste che balcanizzano l’Ucraina tra filorussi (non tutti comunisti) e antirussi (non tutti nazisti).

Barroso, dunque, si è precipitato ad offrire al nuovo governo filonazista ucraino 11 miliardi di euro, pari ai 15 miliardi di dollari offerti da Putin, nel tentativo di stabilizzare l’area.

Vladimir Putin.

Putin finché potrà non consentirà che l’Ucraina possa essere assorbita nell’area dell’Unione Europea, e non avrebbe scrupoli in una escalation nucleare.

Ha convinto Janukovich a non firmare l’accordo di associazione con l’UE promettendo una riduzione del prezzo del gas e un finanziamento di 15 miliardi di dollari per evitare all’Ucraina la bancarotta.

I suoi metodi non sono mai stati democratici e sottovalutare la sua capacità, tattica e strategica, è una ingenuità.

Barack Obama

Avendo già ricevuto il Nobel per la pace deve recitare la parte di chi non fa guerre dichiarate ma sappiamo tutti che le guerre si possono anche scatenare finanziando organizzazioni paramilitari con il preciso scopo di far apparire le crisi come endogene, e in questo gli USA sono insuperabili.

Del resto alcuni dei nuovi rappresentati ucraini erano stati indicati dal suo staff prima ancora che occupassero gli organi dello Stato.

Anche Obama non si tirerebbe indietro rispetto ad una escalation nucleare.

Gli ucraini

47 milioni di abitanti sono dilaniati da una contrapposizione che rischia

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di trascinarli nella guerra civile.

A loro si è chiesto di scegliere la povertà come effetto collaterale di un modello capitalista imperialista veicolato da formazioni neonaziste, e la povertà come effetto collaterale di un modello capitalista non imperialista e militarizzato come quello russo.

Gli ucraini, in questo quadro di equilibri compromessi, hanno comunque perso e nessuno tra tutti i protagonisti di questa tragedia potrà dare garanzie al loro futuro.

Carla Corsetti

Segretario nazionale di Democrazia Atea

 

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