SFIDE

 

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-        Un Berlusconi di sinistra

Dopo Togliatti, Berlinguer, Longo, Natta, D’Alema, Veltroni e Bersani gli EX comunisti hanno il loro primo segretario democristiano. Matteo Renzi, vincitore facile delle primarie, è un democristiano doc anche se ha poco a che fare con il soporifero democristiano Romano Prodi. Matteo Renzi  popolare e boy scout ha invece tantissimo dello scoppiettante modello berlusconiano: bella presenza in Tv, parlantina accattivante, battuta pronta, comparsate con la De Filippi, copertine di Vanity Fair , trascorsi alla ruota della fortuna di Mike Buongiorno. Anche per questo Renzi è stato a lungo avversato dallo zoccolo duro Ds  e dalle schizzinose elitès che dopo averlo abbattuto alle precedenti primarie ha faticato a perdonargli il pranzo ad Arcore, le amicizie nei poteri finanziari, gli sprechi fiorentini.  Il disprezzo però s’è trasformato in passione sfrenata non appena il Pd lo ha sdoganato nello scontro impari con i 2 sfidanti carneadi.  La sberla che hanno incassato con Bersani gli ha fatto capire tante cose . La più importante è che per aggiudicarsi la rivincita avrebbe dovuto strizzare meno l’occhio a destra e dire più cose di sinistra. Così ha fatto. E la metamorfosi, accompagnata dalle lotte agli sprechi e alla rottamazione di una parte della classe dirigente  s’è compiuta consacrandolo pur in assenza di un programma economico chiaro e di una visione politica a lunga scadenza. Secondo me infatti (ma posso sbagliare), Renzi non ha nessuna intenzione di star fermo 2 anni e lasciare Letta presidente del Consiglio. Il pasticcio della legge elettorale gli ha stravolto i piani ma lui al voto anticipato credo che punterà lo stesso. Se per farlo dovrà accordarsi con Silvio, amen…!!! L’importante è il fine. Sui mezzi penso che troverà una giustificazione qualsiasi a chi s’è messo in fila sentendosi di sinistra e finalmente rappresentato.

  

-        Umiliazione Padana

Non è più la sua casa, o per lo meno non ne è padrone assoluto come una volta, non è più la sua famiglia né  la sua ditta o il suo marchio di fabbrica. A fatica si era conquistato 1000 firme per candidarsi segretario. Salvini ha però l’82% dei voti, il vecchio capo (senatur) il 18%. Trattasi di umiliazione padana. A chi vuol sapere come Bossi abbia deciso di andare a farsi male, lui ha risposto: “Non posso lasciar morire una creatura che è figlia mia”. Chi gli sta accanto però, ancora una volta lo ha mandato a sbattere, a perdere malamente.  Una volta quando i militanti riempivano Pontida, Bossi li chiamava l’esercito Padano, da non confondersi con l’esercito di Silvio….Ora, manco lo vogliono segretario! Ma il senatur è lì, e lì resterà. Continuerà a sognare guerrieri padani, sogni celtici e indipendenza. Continuerà a maledire Maroni che gli ha sfilato dalle mani la creatura. Ma la nuova Lega è poi sempre la stessa che deve sopportare Bossi e i guai dei suoi familiari. Che si deve affannare in un’alleanza con il Berlusca, perché la vera eredità di Umberto sembra proprio questa: aver trasformato la Lega Nord dalla rivoluzione federalista, in un partitino obbligato all’abbraccio con il cavaliere. La Lega, infatti, non si è ancora accorta che le scoppole elettorali nascono da una parola spesso ripetuta e sempre rinnegata: CREDIBILITA’. E’ il partito più vecchio rimasto, ma è come il suo vecchio capo che non riesce a cambiare e rinnovarsi e si fa umiliare. Umberto era il Braveheart del Nord, è diventato il Tafazzi della Padania.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso 12/12/2013

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