Se le mele marce diventan troppe…

clip_image0021.jpg        il_maestro1.jpg

Credevamo che con la stagione degli anni sessanta e settanta, durante i quali abbiamo assistito a tentativi di colpi di Stato (vedi il “piano solo” del generale De Lorenzo), oltre a deviazioni di indagini al fine di coprire attentati e stragi (vedi generale Miceli, generale Maletti, generale Enke, capitano la Bruna…), fossero superate, e che le deviazioni nelle strutture statali preposte alla tutela dell’ordine e della legalità, fossero, ai nostri giorni, solo un problema marginale, che toccasse, nella peggiore delle ipotesi, solo qualche semplice poliziotto o carabiniere.

Invece, anche ai giorni nostri, ci tocca registrare dei generali coinvolti in affari molto oscuri e pericolosi, ai quali la magistratura sta tentando di fare luce. Il generale ex vice comandante dei ROS Mario Mori; l’attuale comandante dei ROS Giampaolo Ganzer, il primo in combutta con la mafia, il secondo coinvolto in traffico di droga e armi. Altro generale della finanza, Francesco Pittorro, coinvolto negli ultimi scandali della “cricca”. Non parliamo poi di quei generali della finanza che, invece di perseguire coloro che evadono le tasse, organizzano invece ai danni dello Stato l’evasione totale sui carburanti, come spesso le cronache ci informano. C’è un termine appropriato che li qualifica questi disonesti (sempre che tali risultino a sentenze pronunciate). Li chiamano, generali felloni. Io però ci aggiungerei furfanti e canaglie.

            Se a questi casi eclatanti di generali, però numericamente sotto controllo, si aggiungono gli innumerevoli crimini perpetrati da agenti in tutta Italia che, nell’arco degli ultimi vent’anni,  tra l’incredibile crimine perpetrato da vari reparti di polizia, carabinieri e agenti carcerieri, hanno commesso al G8 di Genova nel 2001, beh, c’è già di che preoccuparsi. Ma i più odiosi rimangono quelli perpetrati dagli aganti contro dei singoli cittadini arrestati e pestati a morte nelle caserme (gli ultimi in ordine di tempo, il Cucchi e, di questi giorni, anche il giovane innocente Stefano Gugliotta), o nelle carceri che noi contribuenti paghiamo con le nostre tasse. Insomma, quando accade tutto questo, Ci sono e son troppi i motivi che fanno preoccupare ogni coscienza democratica.

 Cosi, Francesco Merlo su La Repubblica del 14/maggio 2010: ”non sono insomma giustizieri della notte che si sentono assediati ma, al contrario, sono vigliacchi impuniti tutti questi picchiatori in divisa che si sono accaniti su quattro ubriachi a Ferrara, e su Giuseppe Uva, e su Federico Aldovrandi…su tanti troppi poveri cristi, la cui spavalderia è fatta di dolcissima debolezza e spesso di marasma psicologico, giovani disgraziati che hanno bisogno di aiuto e non di botte, di severità ma non di pugni in faccia, di controllo ma non di brutalità…Poi con Stefano Gugliotta emerge chiaramente che gli agenti si abbandonano all’odio, contro i fermati, contro quelli che dovrebbero tutelare. Sarebbe dunque necessario che ora la polizia indacasse sulla polizia, che riflettesse sul reclutamento, che denunziasse se stessa.Ci sono nel paese troppi luoghi di impunità, troppi poteri che si autoassolvono. L’impunità è un modello che l’Italia ha prodotto in una sorta di laboratorio, insieme con la pizza, gli spaghetti e gli abiti firmati”. Conclude il suo articolo così: “è vero che il poliziotto che si comporta da criminale rappresenta tutta la polizia, ma è altrettanto vero che il poliziotto che ferma e arresta il poliziotto criminale diventa tutta la polizia”.

 

 

Firmato  Gino del Tacco

Collepasso, 11/05/2010

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *