SANTI & SANTI

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SANTI & SANTI

«I papi hanno ripreso la tradizione degli antichi imperatori romani che solevano idolatrare i loro predecessori».

Papa subito”,  gridavano le masse cattoliche presenti ai funerali di Wojtyla in piazza S.Pietro. Ma già di suo ci aveva messo tanto nel santificarsi da vivo; un po’ come quell’altro discutibilissimo santo, Padre Pio, che qualche storico lo ha definito il “santo impostore”.

Nulla da rimproverare a nessuno invece per il pacifico, umanissimo papa Giovanni XXIII. Ma cosa hanno in comune questi due papi? Niente, assolutamente distinti e distanti dal modo di interpretare e vivere gli insegnamenti evangelici.

Se per questo papa Francesco sono indiscutibili le sue caratteristiche francescane, quanto meno nel parlare e nel vivere da Papa, poi vedremo se riuscirà a dare una sterzata anche alle finanze vaticane. Comunque non si può dire di certo che ha cose in comune con il Wojtyla che ha coperto e garantito il cardinal Marcinkus sempre in combutta con i faccendieri Sindona e Calvi, i quali, tanto danno, tutti e tre insieme, crearono alla casse della  fallita banca ambrosiana.

E mentre il Wojtyla denigrava e metteva all’angolo la “teologia della liberazione” latino-americana, fino a elogiare il terribile fascista cileno Pinochet e ignorava il suo vescovo Oscar Romero ucciso da altri fascisti, questo papa Francesco la Teologia della Liberazione la elogia e la toglie dalla clandestinità cattolica; mentre il papa Wojtyla copriva i pretofili (i preti pedofili), in combutta con il responsabile per la “dottrina della fede” che risponde al nome di Ratzinger, il quale diventerà papa col nome di Benedetto XVI, poi stanco e depresso, poverino, si dimetterà; Questo papa Francesco pare abbia dichiarato una giusta guerra santa contro i pedofili clericali smentendo platealmente le conventicole dei papi che lo hanno preceduto. A questo punto si può sostenere che il polacco deve essere dichiarato «santo», mentre il bergamasco lo è sempre stato senza bisogno di dimostrarlo.

Ma il paradosso si coglie tra il papa canonizzato Pio IX e il santificato Giovanni XXIII. Il primo diede l’avvio e concluse il concilio Vaticano primo, dove spiccano delle perle nere come “l’infallibilità dei papi” e, peggio ancora, il “sillabo degli errori”; un antimodernismo spaventoso; mentre nel Vaticano II, Giovanni XXIII diede una sana e robusta sterzata in senso evangelico e umano.

Il cardinale Carlo Maria Martini, di certo un buon cristiano, interrogato al processo di santificazione, disse con il suo tatto e il suo stile, che “sarebbe stato meglio non procedere alla santificazione di Giovanni Paolo II, lasciando alla storia la valutazione del suo operato che, con qualche luce, è pieno di ombre”. Il cardinale disse inoltre che: “non fu oculato nella scelta di molti suoi collaboratori, ai quali, di fatto, delegò la gestione della Chiesa e questi ne approfittarono per fare i propri e spesso sporchi interessi. Per sé il papa scelse la «geopolitica”: fu padre e promotore di Solidarność, il sindacato polacco che scardinò il sistema sovietico e che Giovanni Paolo II finanziò sottobanco, facendo alleanze moralmente illecite: Comunione e Liberazione, l’Opus Dei e i Legionari di Cristo (e tanti altri) furono tra i principali finanziatori e sostenitori della politica papale, in cambio ebbero riconoscimento, santi propri e anche condoni morali come il fondatore dei Legionari, padre Marcial Maciel Degollado, stupratore, drogato, donnaiolo, puttaniere, sulle cui malefatte il papa non solo passò sopra, ma arrivò persino a proporre questo ignobile figuro di depravazione a «modello per i giovani”.

Se a tutte queste contraddizioni ci aggiungiamo anche la frase da poco pronunciata dall’attuale papa: “chi sono io per giudicare?” e la confrontiamo con la frase di un altro santo delle crociate il quale girava l’Europa per invogliare i credenti a partire per le crociate urlando a squarciagola dai pulpiti: “Uccidendo l’infedele non si commette un omicidio, ma un malecidio, cioè si uccide il male, quindi è un bene, perciò uccidete l’infedele, è dio che lo vuole”, è evidente che ogni santo può dire tutto quel che gli pare e subito dopo anche il suo contrario. Tanto loro lo sanno bene che coloro che hanno la necessità (psicologica) di credere nell’aldilà si può dire tutto e il contrario di tutto, mentre per i miscredenti hanno inventato l’inferno e il sommo poeta con la sua “Divina Commedia” gli ha reso un gran servizio. E così risulta evidente che anche loro sanno fin troppo bene che: chi crede non pensa, e chi pensa non crede”.

F.to pagliatano

Collepasso, 3/5/2014

 

  1. Lorenzo Manta 3 maggio 2014, 18:39

    grande Gaetano!

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