SANTI ED EROI

SANTI ED EROI

 valentino rossi

San Valentino…

Valentino Rossi è più di un campione. È una rockstar: trascina le folle, ha fan club in tutto il mondo, lascia strabiliati per il suo talento da gigante. Mentre è in sella alla moto ha un potere ipnotico. Si è rivelato magico fin dall’esordio, appena diciassettenne, nel 1996: tutti con il fiato sospeso mentre taglia il vento e danza fra le curve. Oggi quell’eroe dinoccolato ed elettrico sta per iniziare (29 marzo, GP del Qatar) la sua ventesima stagione del mondiale di motociclismo. E quest’anno può essere davvero speciale: quello che lo potrebbe portare alla conquista del decimo titolo. Nove infatti sono finora i mondiali vinti dal fenomeno di Tavullia in una carriera che lo ha visto scattare dal semaforo 312 volte, arrivare primo in 108 gare, sul podio per ben 196 volte, sbriciolando record su record.

È, e rimane tuttora, l’unico pilota ad aver conquistato titoli in 4 categorie, 125, 250, 500 e MotoGp. Tutti adorano la sua spontaneità, l’energia positiva, le battute a fine gara, sempre e comunque sia andata. Ma dietro questo ragazzo scanzonato si nasconde un’«arma letale» per preparazione, tecnica e precisione, che ha saputo negli anni far mangiare la polvere a numerosi avversari. Mai sentito parlare delle battaglie con Gibernau, Biaggi, Stoner e Lorenzo? Sono solo alcuni dei campioni che hanno abbassato la testa di fronte alla tenacia e all’istinto di Vale. Molti hanno rinunciato, altri continuano a inseguirlo.

Ama tutte le sfide: nel 2004 decide di lasciare la vincente Honda per salire sulla Yamaha, diventando così anche il primo pilota a conquistare due gare consecutive con due moto diverse. Nel 2011 la firma con Ducati. Ma il sogno di tutto un Paese di vedere un binomio italiano vincente sfuma. Due anni bui che non lo destabilizzano, anzi. Torna in sella alla Yamaha, impiega un anno per riassaporare il gusto nella guida e nel 2014 sale 13 volte sul podio conquistando il secondo posto nella classifica finale, dietro solo al nuovo baby fenomeno Márquez.

Oggi a 36 anni è più carico che mai. Si butta nuovamente nella mischia con più convinzione e cattiveria sportiva, per riconquistare quella vittoria mondiale che gli manca dal 2009. Le premesse sono buone e il «ragazzo» sembra aver ritrovato il polso degli anni migliori. Il colore giallo, suo portafortuna da sempre, anche quest’anno illumina la sua tuta di pelle, per tenere a bada la scaramanzia e trasformarlo nel nostro supereroe della velocità.

senna

-        Core Do Brazil

Ayrton Senna, l’uomo ossessionato dalla perfezione, il pilota che preferiva il bagnato all’asciutto, il campione che credeva in Dio, è morto 20 anni fa, al 7° giro del GP di San Marino a Imola, il 1° maggio in un fine settimana che a raccontarlo oggi non ci credi. Senna muore con la sua William, alla curva de Tamburello. Alla curva Villeneuve (triste presagio) era morto il giorno prima Roland Ratzenberger.

Correre per me è un modo di vivere aveva detto. Un modo di ridere, di piangere, di esprimere i miei sentimenti. La mattina dopo i giornali brasiliani scrissero: si è rotto lo specchio dove ci vedevamo i primi del mondo 20 anni dopo Pelè. Nel giorno del suo funerale le persone che si riversarono nelle strade di San Paolo furono più di 3 milioni. Il giorno della finale dei mondiali di Usa 94, la nazionale brasiliana gli dedicò la vittoria e Baggio disse: “non ho mai tirato un rigore così alto, forse è stato Senna a portare il pallone verso di lui verso il cielo. L’emozione suscitata dalla sua morte ha contribuito a cambiare per sempre il mondo della F. Uno. Dopo di lui, perdere la vita in una gara è diventata una cosa definitivamente inaccettabile. E la sicurezza una faccenda da trattare definitivamente sul serio. I circuiti, le auto, gli incidenti; dopo Senna nulla è più stato come prima. Neppure i campioni….!!

F.to Antonio Leo

Collepasso, 17/3/2015

 

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