Salvatore Parolisi carnefice o vittima dello stato?

 

Ho ricevuto questa e-mail da uno sconosciuto che si firma Pinco Pallino :

 

Allora la questione è che addestrano militari, li fanno diventare macchine da guerra… Parolisi reduce di Kossovo e Afganistan, uno dei migliori addestratori di reclute che insegna a fare la guerra …. Ma dico io come è possibile che fino a quando ha ucciso per lo Stato o per il petrolio era un bravo ragazzo, medaglie di qua medaglie di la, ed ora che ha bene imparato il mestiere ha trovato molto più semplice uccidere anziché giustificarsi e assumersi le responsabilità per amare un’altra donna. Anche gli avvocati hanno fatto un lavoro del c…o. Quello, con tutti i morti che si porta sulla coscienza, e per far questo è stato addirittura pagato dallo Stato e promosso a istruttore, ora gli danno l’ergastolo… Ma dai…

Guarda un po’ … se gli avvocati avessero avallato l’idea che il suo comportamento fosse stato frutto di una degenerazione mentale derivante da traumi di guerra, a quello lo mettevano in ospedale qualche anno e gli davano anche una bella pensione!!! E invece no… Perché fino a quando ammazzi e uccidi a casa degli altri in nome e per conto dello Stato che ti ha armato e inviato sono considerati solo incidenti di guerra, e fa niente se invece dopo essere diventato matto per colpa dello Stato sei talmente abituato ad uccidere che trovi ovvio e giusto liberarti di una moglie uccidendola, è la soluzione piu’ semplice e immediata per tipi così, però si beccano la galera a vita …. Morale del c…o, O NO?”

 

Può sembrare cattiva, paradossale, però contiene anche qualche verità, quindi ve la propongo con qualche mia modesta considerazione.

Inizio con l’escludere che per ammazzare una donna disarmata, in quel modo poi, sia necessario essere un militare istruttore. Purtroppo in Italia già si contano a centinaia le donne uccise da amanti, fidanzati e mariti che non erano né militari né istruttori, ma tutti avevano una visione della donna come un oggetto che gli appartiene. È questa mentalità che, in modo particolare, rende possibili fatti così efferati, spietati, disumani. Il caso in specie, invece, mi pare contenga un’altra indicazione: come se la moglie e madre di suo figlio fosse diventata un ostacolo al raggiungimento del suo obiettivo: scaricare la moglie e vivere insieme ad un’altra donna e risparmiare magari sugli alimenti? Oppure il gusto di uccidere, come sostiene l’anonimo è dovuto al disprezzo della vita del suo prossimo? Della sua dimestichezza ad uccidere il nemico? Certo, ci sarà anche questo. Ma non è, né può essere l’unica causa scatenante, anche perché le migliaia di militari in zone di guerra rientrati, non si sono macchiati di simili delitti.

Comunque su un fatto mi trova d’accordo: Lo Stato che invia i suoi cittadini in scenari di guerra, anche se con la foglia di fico di insegnar loro la democrazia, è uno Stato che non ha le carte in regola moralmente a condannare chi ha ucciso in famiglia dopo avergli comandato di uccidere il nemico fuori dai suoi confini. Ma non voglio neanche immaginare, però, di trovarmi in uno Stato che non può sanzionare, attraverso la Magistratura, un atto così truce. Come dire, lo Stato da’ dei pessimi esempi? Beh, Intanto cominciamo col dire che non è lo Stato a mandare qualcuno a uccidere fuori dai suoi confini, ma sono i governi. E i governi si sa, spesso le disposizioni di principio fondamentali che sono contenute nella Carta Costituzionale, come l’articolo 11, vengono calpestate spesso e volentieri per scopi tutt’altro che nell’interesse della Nazione. Sì, a volte per trattati internazionali: Alleanza Atlantica, Onu, e tra questi, non manca, spesso, l’interesse per le fonti energetiche.

Infine voglio sostenere che una Nazione, se suo malgrado ha eletto una classe dirigente politica che si lascia trascinare in queste terribili situazioni, è questa classe dirigente politica che va condannata e mai più votata. Già, perché non va dimenticato soprattutto che la classe dirigente non ci è stata imposta dagli dei, ma è stata voluta, votata dai cittadini italiani. E quindi, anche noi abbiamo la nostra parte di responsabilità per le guerre in corso e che, di tanto in tanto, torna qualche nostro giovane avvolto nella bandiera nazionale. E ci costringono pure al carosello delle loro ipocrisie: lacrime, sospiri, lamenti, e via alle medaglie al valor militare, decise, volute da parte di coloro che quelle guerre le hanno scatenate.

 

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