ROUTE 66

 

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ROUTE 66

Tutti ne abbiamo sentito parlare migliaia di volte, qualcuno l’ha anche percorsa, tutti l’abbiamo consegnata al nostro immaginario mitico come l’esperienza definitiva, quella che ti laurea motociclista a tutti gli effetti. Autosuggestione? Esagerazione? Non proprio…Alzi la mano chi non ha mai sognato di percorrere, almeno una volta, la Route 66. Il fatto è che le 2400 miglia della Mother Road, la Madre di tutte la Strade, sono davvero entrate nella leggenda dopo aver scritto parte della storia della nazione americana. La mitica Highway che unisce Chigago (la città di Michael Jordan) a Los Angeles (la città di Kobe Bryant) ha ispirato scrittori e musicisti ed è stata immortalata da innumerevoli film;ed ha aiutato anche molti americani a conoscere il loro stesso Paese, la loro nazione, che alla fine degli anni 20, quando la Strada fu inaugurata, aveva pochi decenni di vita e si stava sviluppando. Ma ben presto la Route 66 divenne fenomeno di moda. Attori, artisti, avventurieri: tutti la volevano percorrere…Dopo il boom degli anni 50, durante la quale la strada assunse valore commerciale dal quale ancora oggi abbiamo la percezione, la Route 66 rimane, oggi più che mai, il simbolo stesso del viaggio alla conquista della libertà, verso Ovest, con il sole del tramonto negli occhi, come è giusto che sia, verso la parte calda del mondo, dove non si ha bisogno di indumenti pesanti. Ogni motociclista sogna di percorrerla una volta nella vita (vero Valerio….), perché non c’è viaggio che possa contenere in una sola volta tutta la bellezza e la storia che la Route 66 racchiude in sè. Quello sulla Route 66 è dunque  un viaggio nel tempo ancor prima che nello spazio(vero Vittorio….), un itinerario che porta a rivivere fasi importanti della nascita e dello sviluppo della nazione Americana, alla scoperta dell’America più vera e profonda. Ma in moto, il viaggio sulla Route 66 (per chi lo ha fatto….) è soprattutto l’avventura fine a se stessa, con la ricompensa del fatto stesso di aver portato a termini l’impresa dopo aver sfidato le incognite di un percorso tanto lungo. Verso l’ignoto…dentro la luce infuocata delle ore che precedono il tramonto, notando così al meglio le varie gradazioni metalliche che fanno assumere alle rocce del Deserto Dipinto i colori più disparati, dal rosso, al bianco, al verde, al blu, nel blu dipinto di blu…

ANTONIO LEO

Collepasso, 12/1/2015

 

 

  1. l’ho fatta quest’estate. Non da motociclista perchè non ho la passione per le due ruote. Non so se è la stessa cosa, ma i paesaggi sono unici. Un “quantità” di Natura per noi non usuale. Una scoperta dell’America più nascosta e, forse, più vera. Lontana dalle grandi città. Un popolo per molti versi “terrone”: curioso, accogliente, caldo.
    Bell’articolo, Antonio. E bei ricordi…

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