RIVOLUZIONE SOLIDARISTA

RIVOLUZIONE SOLIDARISTA

Di Antonio Leo

Solidarietà è amore e condivisione della sofferenza. Senza condivisione nulla si può, per questo il nostro avvenire dipende da come noi riusciremo a vincere la nostra presupponenza di superiorità verso gli altri. Oggi i casi di miseria, di vera e propria emergenza per la sopravvivenza esistono in ogni parte del mondo. Il nostro futuro dipende in buona parte da come noi riusciremo a vincere il nostro egoismo, la nostra indifferenza. Bisognerebbe dedicare più tempo a chi soffre, a chi è solo. Ed oggi dobbiamo constatare con amarezza di casi di indigenza, di vera e propria emergenza, che restano e aumentano in gran parte del mondo. In particolare nel terzo mondo, quindi soprattutto in Africa, una terra ricca di risorse  e forse fin troppo sfruttata dai colonizzatori occidentali che hanno prelevato le ricchezze per lasciare in eredità le miserie e la povertà. Anche noi italiani abbiamo contribuito a tale impoverimento con l’invasione della Libia nel 1911 e con la conquista dell’Etiopia nel 1935. Generalmente i paesi più poveri, si contrappongono a quelli industrializzati per il fatto che, nei primi la miseria regna sovrana ad eccezione di qualche oasi di ricchezza. In Africa e nel terzo mondo però, ancora oggi restano molti i casi di estrema povertà e di altissima mortalità infantile. Dobbiamo però ammettere che in tutte le parti del mondo, vi sono situazioni di grande emergenza ed ai bisogni di tanti diseredati, provvede per quanto può la carità e la solidarietà umana. Assistiamo infatti a volte impassibili e spesso attoniti ai troppi episodi di tristezza, dolore e disperazione che avvengono nel mondo ai quali non prestiamo più la giusta attenzione perché siamo sempre più assillati da una fretta frenetica, schizofrenica, da una specie di ansia psicologica per cui non abbiamo più il tempo di riflettere neanche sui casi della porta accanto. Infatti il nostro Paese, l’Italia è fra quelli industrializzati che contano più disoccupati, e disoccupazione; vuol dire inevitabilmente miseria, povertà ed anche solitudine. Un altro fattore di povertà, è la guerra! Essa porta morte, sofferenza e fame. A tutto questo, dobbiamo aggiungere inoltre la nostra insofferenza per chi soffre o si trova in uno stato di estremo disagio. Visto il grado di indifferenza a cui siamo giunti, possiamo senza ombra di dubbio riconoscere che la solidarietà umana, rappresenta l’ancora di salvezza in questo mondo insensibile a qualunque dolore, a qualsiasi sofferenza. Se riusciremo a vincere il nostro egoismo, la nostra indifferenza, salveremo non solo gli altri, ma anche noi stessi, altrimenti ci ridurremo a vivere una vita svuotata da ideali e valori. Vi sono però molto fortunatamente molti esempi positivi degni di imitazione. Tante persone , che hanno una loro regolare occupazione e dedicano il loro tempo libero agli altri, ai più bisognosi, ai più sfortunati. Uomini e donne che hanno messo la propria professionalità, il proprio tempo, la loro esperienza a disposizione degli altri, che hanno donato se stessi al prossimo; amandolo e condividendone appieno la sofferenza. Persone che sono riuscite a vincere il proprio egoismo e a mettere a disposizione degli altri la solidarietà umana. Credo la Rivoluzione Solidarista ; debba consistere soprattutto nel dare se stessi, ossia nel mettere se stessi al servizio del prossimo. -Dignità dell’uomo e diritti umani. A proposito di solidarietà umana, gli animalisti hanno definito le condizioni in cui si trovano i detenuti nelle celle italiane, intollerabili anche per i cani, senza sapere che il costo del cibo per un detenuto in questi anni di crisi economica, è sceso a 3,8 euro al giorno, mentre il comune di Roma ne spende 4,5 per ciascun ospite dei suoi canili. Le carceri italiani scoppiano, si vive uno sopra l’altro, come ad Auschwitz, peggio delle bestie. Dov’è lì, la solidarietà delle istituzioni, sono pur sempre esseri umani. Si è quindi più solidali con gli animali che con le persone, si è più sensibili con i cani che con tutti i detenuti. Eppure penso che una cosa non dovrebbe escludere l’altra, anche perché non tutti i detenuti sono delle “bestie”….Lo so, gli animali, non commettono reati ed è molto più difficile difendere i diritti dei “cattivi”. Ma il carcere secondo la costituzione italiana, dovrebbe essere  una comunità di riabilitazione e recupero per chi ha sbagliato, ed inoltre esso è un autostrada, dove purtroppo ci possono passare in molti. Per cui  converrebbe a tutte le persone, difendere sia i diritti umani, che quelli degli animali. Invece, il destino dei diritti umani è di essere più popolari se si difendono nell’abitazione degli altri più che a casa propria. Non mi resta che rammentare ai nostri politici e politicanti che nelle carceri italiane, non c’è nessuno stato di diritto, nessuna solidarietà per chi ha sbagliato, perché tutti possono sbagliare, ma esiste piuttosto un arbitrio di burocrati che gestiscono le persone che ci lavorano e i detenuti che devono scontare una pena. Per modernizzare e svuotare le carceri che pullulano di detenuti e stanno per scoppiare, se non si riesce a costruirne di nuove e un po’ più confortevoli, bisognerebbe applicare una pena intelligente e socialmente utile e risarcitoria, fuori e non dentro, chiuso in una cella uno sopra l’altro  uno accanto all’altro come in un lager senza far nulla, da poveri detenuti che non hanno avuto la fortuna di nascere animali….

ANTONIO LEO

Collepasso, 5/6/2012

  1. Caro Antonio, questa tua disamina dei mali del mondo e il modo come li hai raccontati, fanno onore alla tua cultura e alla tua personalità. Oggi lontana mille miglia dalle tue giovanili credenze e/o infatuazioni. complimenti. Però…e sì, c’è un però che ti devo raccontare. Se è vero che per una rivoluzione sociale è necessario che la rivoluzione inizi da ognuno di noi dentro le nostre coscienze, quindi una rivoluzione culturale, è vero anche che ogni singola persona, per quanto buona e ben predisposta sia, lasciata a se stessa non potrà mai realizzare gran che. Sono necessarie le aggregazioni, è necessario fare massa critica per realizzare un diverso stato di diritto per noi e per i popoli lontani. Popoli che fin qui li abbiamo conosciuti solo attraverso i bombardamenti dei soliti alleati. La rivoluzione culturale più famosa, credo si possa dire è nata con il cristianesimo, eppure lo stesso, gestito da disumane voglie, si è macchiato di tali e tante vergogne contro l’umanità che sarebbe lungo farne l’elenco. Tutte le più belle e più umane idee sono finite prima o poi in pasto ai soliti profittatori. Anche quel comunismo tanto denigrato, che io considero un umanesimo di origine cristiana con altri mezzi, è stato sputtanato dai soliti marpioni che in nome suo ne hanno fatto strame. Non dispero nella capacità delle masse di realizzare una rivoluzione culturale, mi preoccupano invece coloro che ne assumeranno la direzione.
    E’ sempre stato così purtroppo. E ritengo abbastanza difficile che in quella zona grigia, qualcosa cambi. Quindi se la presa di coscienza solidarista debba servire a smuovere l’apatia e l’egoismo che è in ognuno di noi, è sempre cosa buona e giusta, ma che questa da sola riesca a realizzare i sogni di un Campanella descritta nella sua “Città del Sole”, o nell’”‘Isola dell’utopia” di Tommaso Moro, beh, i dubbi di realizzare una società tanto umana, tanto ugualitaria resta una bellissima utopia, il massimo concetto di umanità. Ripieghiamo dunque su qualcosa che è più a portata di mano. Su posizioni socialiste, cercando di evitare le brutture che sono state commesse in nome di questa grande ispirazione umana. saluti gaetano

    Reply
  2. Gaetano, sono daccorto su tutto quello che hai scritto sopra, come darti torto, aggiungo inoltre che gli italiani danno il meglio di sè nei momenti più tragici. Succede sempre in occasione delle calamità naturali e sta accadendo anche adesso dopo il terremoto in Emilia. Ma oggi la solidarietà, è un valore che va ben oltre le pure necessità dell’emergenza. E’ il cemento di un paese fiaccato dalla più terribile crisi economica del dopoguerrra, nel quale la classe politica tradizionale è incapace di dare risposta e si sta sgretolando. La solidarietà è uno dei pochi valori che ancora tiene. Se perdiamo anche quello, allora stiamo proprio freschi….In quanto ai carcerati tanto denigrati e bisfrattati da tutti, vorrei aggiungere che, ogni morte ci addolora e ci rattrista. Ma la fine disperata di un nostro giovane fratello, dopo 51 giorni di sciopero della fame nel carcere circondariale della nostra città di Lecce, non può vederci assenti, indifferenti, estranei. Una vita che si è condannata all’autodistruzione, forse perchè la sua non era una vita degna di tal nome? Forse perchè il suo cercare una soglia di dignità non ha trovato spazio? Forse perchè la sua voce e il suo grido erano indifferente risonanza? La struttura non può non interessarci. Certo, gratitudine e ammirazione per quanti istituzionalmente lavorano in condizioni precarie e sono costretti a vivere la sofferenza di drammi che non sono in grado di risolvere, perchè la struttura è inadeguata, perchè gli spazi vivibili sono inesistenti, perchè le condizioni igieniche sono intollerabili. La costante attenzione, il loro impegno, la sofferenza per risposte che non possono dare, stretti come sono nei magli di norme e con il muro del sovraffollamento, che mortifica e degrada, punisce ma spesso non redime, creando proteste che arrivano anche al rifiuto della vita !! Istituzioni se ci siete, se siete solidali, battete un colpo, insomma fatevi sentire e vedere e fateci sperare in un futuro migliore per tutti, belli o brutti, ricchi o poveri. Il vostro impegno, è essenziale per costruire una società solidale e solidarista, del dialogo, del rispetto reciproco, della tolleranza e dell’accoglienza di tutte le diversità.

    Reply

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *