RIVALITA’ ITALICHE, DA COPPI E BARTALI AI NOSTRI GIORNI

 

 

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Ricevo Antonio LEO e volentieri pubblico.

 RIVALITA’ ITALICHE,  DA COPPI E BARTALI AI NOSTRI GIORNI

La dicotomia Coppi- Bartali si dilata in una rappresentazione delle due eterne anime italiane. Da una parte Bartali che possiede la fede ingenua e profonda dei toreri. Egli appartiene a coloro che credono alla tradizione e alla loro immutabilità. Non crede alla sorte, la sua fortuna si chiama Provvidenza.  Bartali è un uomo nel senso antico, classico e anche metafisico della parola. Dall’altra parte il suo esatto contrario: Coppi che appartiene, senza saperlo, al genere di persone che non credono molto al soccorso divino.

Fausto è  figlio del libero pensiero, appartiene a coloro che credono nel progresso, è un razionalista, un cartesiano, non ha nessuno in cielo che si occupa di lui.  E’ un uomo nel senso più moderno e scientifico della parola.   E ancora Gino è il campione di un mondo già scomparso, il sopravvissuto di una civiltà che la guerra ha ucciso, Coppi è il nuovo campione partorito dalla guerra di liberazione. In Bartali prevale il contadino, in Coppi l’ operaio. Se in Bartali predomina  l’ elemento umano, in Coppi prevale quella meccanico!

C’è sangue nelle vene di Gino, in  quelle di Fausto c’è benzina.

Di queste due rivalità sportive con due campioni diversi tra loro e che incarnano mondi e visioni contrapposte che si contendono la vittoria, è piena la storia anche recente del nostro Paese. La staffetta Mazzola Rivera  nel calcio anni ’70 ne divenne una sorta di paradigma. Inoltre, ai nostri giorni, lo stesso si può dire della rivalità musicale tra Vasco e Ligabue per chi è considerato il re del rock made in Italy.

Insomma, a partire dal mondo antico Achille ed Ettore si ripropongono costantemente nel corso dei secoli e della storia delle nazioni. Ma a me pare che queste diatribe siano soprattutto italiane.

Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti,  fascisti e comunisti, monarchici e repubblicani, interisti e juventini. Si arriva  persino alla contrapposizione tra francescani e domenicani.

Le rivalità sportive appaiono dunque solo un filone, se vogliamo anche esiguo, di un mondo in netto bianco e nero che ha segnato la nostra vita nazionale e che in parte ne costituisce una caratteristica generale.

E questa tendenza non si estingue ai nostri giorni. Coppi Fausto della Bianchi e Ginettaccio Bartali della Legnano si ripropongono anche se sempre più slavati, insignificanti, insulsi e meno netti nella loro contrapposizione; fino a giungere all’ultima e forse più grottesca di tutte, quella dell’accostamento dei due campioni del passato alla rivalità tra Berlusconi e D’ Alema, che  in generale rappresentano il bipolarismo italiano. Chi dei due sia Bartali e chi Coppi è difficile dirlo, in quanto nei due le caratterizzazioni in apparenza ben delineate si sfumano e si mescolano. Apparentemente Berlusconi ( come tutta la destra) dovrebbe essere  Bartali, sostenitore della famiglia, della tradizione, della solidità delle radici popolari, come Bartali attinge al nazional – popolare, indulge alla dialettalità. Un uomo del presente che affonda la sua forza del passato, ma in conflitto sul futuro, che lo rende un anacronismo vivente. D’ Alema ( in qualità di politico di sinistra) sempre apparentemente, dovrebbe essere Coppi, progressista, aperto alla modernità, uomo non solo della contemporaneità, ma proiettato sul futuro, disponibile ed incline ai cambiamenti, consapevole delle diversità, liquidamente solido, universalista.  Ma in realtà è solo la superficie, nei due tutto si confonde e  si rimescola.

Berlusconi, paladino della famiglia ne ha messe in piedi due, difensore della patria ha flirtato con la Lega che della  patria ha una visione assai ristretta e personale.

D’ Alema che ha fatto della moderna laicità il suo vessillo, è in realtà clericale e ossequioso delle gerarchie ecclesiastiche pontificie.  Moderno e innovatore, ha una visione del mondo così antica da risultare retrograda. Si presenta come il nuovo, ma per cultura e per militanza e di una vecchiaia millenaria.

Così Berlusconi che dovrebbe rappresentare il conservatorismo si comporta con una liberalità nei fatti sorprendente; D’ Alema che dovrebbe rappresentare il progressismo prosegue in disegno conservatore imbarazzante.  In fin dei conti, Berlusconi e D’ Alema sono solo in apparenza i rappresentanti di due dialettiche opposte, così come Coppi e Bartali sono in apparenza due ciclisti in lotta e contrapposizione tra loro. Coppi, eroe  illuminista che cerca l’amore oltre le leggi, Gino, eroe romantico,  ruspante e figlio della fede. Coppi di sinistra e Bartali di destra era l’equazione più scontata. Invece erano tutti e due di centro! Gino con i suoi santi e il distintivo dell’azione cattolica, Fausto in modo meno vistoso ma facilmente smascherabile.

Infatti entrambi firmarono nelle elezioni del ’48, quelle combattute tra democrazia cristiana  e fronte democratico popolare l’appello e il richiamo alle coscienze del  Santo Padre e dei comitati civici di Luigi Gedda.  Concludendo, a mio avviso, le eterne  rivalità contrapposte in apparenza, sono in realtà figlie della stessa, identica impostazione. Sono dunque due parti di un tutto perfettamente sovrapponibile. E’ solo qualche impercettibile sfumatura più di forma che di sostanza   a renderle difformi.  Sono entrambe frutto di quella cultura un po’ tartufa che permea da sempre l’ Italia intera, cultura che tutto controlla, anche sotto mentite o mutate spoglie. Praticamente quel mondo intellettuale che è ancora uguale a se stesso, si ripropone incessantemente da diversi anni e domina sul suolo italico.

Antonio LEO 

Collepasso 17/9/2011 

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