RE GIORGIO E IL CAIMANO PREGIUDICATO

RE GIORGIO E IL CAIMANO PREGIUDICATO

25 luglio 1943, 31 luglio 2013, due date, queste, che segnano la fine di due dei più terribili e odiosi periodi della nostra storia. Dal fascio del cavalier Mussolini, allo sfascio del cavalier Berlusconi. Tutti e due hanno imperversato sull’Italia per vent’anni realizzando danni inimmaginabili, sia sul piano economico che morale. Il primo fucilato e appeso in testa in giù nel piazzale Loreto, il secondo cerca di salvarsi aspettando la grazia del re Giorgio o, in alternativa, una manovra di aggiramento da realizzare al Senato affinché lo liberi dal rischio di decadere da senatore e poter invece tornare ancora una volta in campo con la sua vecchia e sputtanata “forza italia”, altrimenti sarà sua figlia, “la Silvia Berluscona”, come è costume dei peggiori regimi a sostituirlo. Ma a salvare Berlusconi il malvivente, se non sarà re Giorgio, saranno i suoi giannizzeri in parlamento a “tirargli fuori le castagne dal fuoco”e persino il Governo Letta resta appeso all’umore nero del cavaliere pregiudicato. Insomma, il Governo delle “larghe e imponderabili intese” potrebbe soccombere di fronte ai problemi giudiziari del boss Berlusconi. Neanche il più remoto e sottosviluppato dei paesi di questo nostro pianeta ha visto e subito cose che abbiamo visto e subito noi italiani. Eppure c’è chi crede, a torto, di vivere in un paese industrializzato e democratico. Quanto meno tali continuano a considerarsi molti italiani, ma di democratico è rimasta solo una foglia di fico, un autentico simulacro e, l’industrializzazione, è in un declino spaventoso.

L’elenco delle stravaganze antidemocratiche sarebbero troppe da poter metterle tutte in fila. L’unica cosa certa è che sono troppi gli italiani che ci marciano in questo sistema ormai marcio fin dalle fondamenta. Questa classe di politicanti non ci è stata mandata da qualche dio burlone né tanto meno da qualche demone cattivo, sono invece, purtroppo, scelte degli elettori italiani. È questo il guaio vero, non la classe dei politicanti, questi sono solo gli effetti, la causa sono gli elettori. Non tutti è ovvio, chi non si riconosce in questi, si lamenta, è disgustato, ma è ora che capisca che sono una fetta di italiani che vuole, ama e coltiva il caos dal quale pensa di trarre per se ottimi profitti. E quando una parte degli elettori pensa di cambiare la classe politica, invece di orientarsi nei confronti di partiti che hanno un bagaglio rispettabile di valori alternativi al capitalismo, come i comunisti e socialisti, non trova niente di meglio di votare per chi urla meglio e più forte, a chi le spara più grosse per farsi sentire e farsi votare, così nasce un altro sgabello del sistema capitalista, il 5 stelle, che, con parole rivoluzionarie apre nuovi orizzonti, illumina nuove vie  al sistema degradato e degenerativo del capitalismo. Infatti è orientato solo a migliorare il sistema capitalista, non certo a sopprimerlo come invece andrebbe fatto, ora che ha abbondantemente dimostrato tutta la sua ferocia antipopolare. Pensare di poter migliorare il sistema capitalista è come pretendere di svuotare l’oceano con un secchiello. Ci vuole ben altro, ci vuole una rivoluzione vera, un capovolgimento totale della struttura economica.

Ma di tutta questa classe di politicanti i più odiosi, anzi i più insidiosi, sono coloro che pur dicendosi di sinistra fanno e operano da destrorsi, da sinistrati. Come dire: “dagli amici mi guardi iddio che ai nemici ci penso io”.

E Giorgio Napolitano è uno di questi. Ha deciso di fare il RE e non più il Presidente della Repubblica secondo quanto Costituzione impone e, senza dare nell’occhio, ha già spianato la strada verso la riforma istituzionale che invoca da vent’anni la destra berlusconiana, riforma già immaginata (circa 30 anni fa) e posta in programma da quel farabutto che risponde al nome di Licio Gelli e che un suo iscritto a quella loggia P2, un certo Berlusconi, sta cercando di realizzare. Quindi il presidenzialismo da questi pensato e proposto, il re Giorgio in parte lo ha già realizzato, ha infatti commissariato le Camere da più di un anno e mezzo, in nome e per conto di una crisi infinita. Crisi che, nonostante tecnici e politici di varie estrazioni del sapere, non sono riusciti a venirne fuori. Anzi, a sentire i vari istituti di statistiche, le cose sono peggiorate rispetto al punto in cui eravamo verso la fine del 2011, tempo in cui il nostro Presidente decise di comportarsi da RE.

È paradossale scoprire che l’unico che sta traendo profitto di tutta questa crisi e della strampalata storia con la quale si cerca di far fronte, sia proprio il pregiudicato Silvio Berlusconi: Fininvest vola in borsa e lui incassa; I supremi giudici quasi tremano per aver deciso cose tristi per il già condannato in primo e secondo grado; i suoi giannizzeri tentarono tre giorni di sciopero delle Camere per contestare la decisione della Corte di emettere sentenza definitiva entro il 30 luglio. Poi si dovettero accontentare di mezza giornata, infine, a condanna sancita, pretendono la grazia dal re Giorgio. E mentre re Giorgio pensa come salvare ancora una volta capra e cavoli, il PD ingoia un altro rospo e il re Giorgio continua a consigliare calma e sangue freddo e andare avanti con questo governo Letta, anche se, questo governo, è più Berlusconiano che mai e il Caimano lo tiene in vita giusto per i suoi sporchi bisogni.

Il problema, a mio avviso, ha origine nell’equivoco secondo cui Napolitano è ancora considerato, a torto, come l’ultimo dei comunisti della prima Repubblica. Niente di più falso. Già negli anni settanta e ottanta, mentre buona parte del PCI era su posizioni fortemente riformiste lui era il leader dei “miglioristi”, insomma per capire meglio, era, di fatto, socialdemocratico. Quando spensero il PCI e quella classe dirigente fece nascere il PDS di orientamento socialdemocratico, lui si era già spostato su posizioni conservatrici. Infine, nato il PD con posizioni politiche moderate e centriste, lui si sposta su posizioni reazionarie. Il Bersani tenta di realizzare un governo? niente, si deve fare da parte, è troppo di sinistra, meglio il democristiano Letta. Quindi, il re Giorgio con tali caratteristiche politiche riconosciute da tutti, viene eletto prima Presidente della Camera e infine Presidente della Repubblica. E, da Presidente della Repubblica, inizia la sua svolta conservatrice-reazionaria. La crisi incombe? Manco a dirlo, chiama a gestire una fase il più terribile dei banchieri italiani con entrature internazionali, Mario Monti. Prima lo nomina Senatore, poi lo impone come Presidente del Consiglio. Lacrime e sangue a lavoratori e pensionati sono così garantite, costo, questo, da far pagare agli ultimi, ai soliti noti e risolvere così la crisi di sistema. Crollato il Governo monti, chiama Letta al suo posto, dopo aver fatto ostruzionismo contro Bersani  che probabilmente ai suoi occhi risultava un po’ troppo di sinistra.

Infine arriva la tempesta perfetta, tra tutto questo casino si inserisce anche il dittatore Kazako, il socio che è in affari gassosi con Berlusconi deve potersi muovere in Italia come se fosse a casa sua; concesso, affare fatto! Chi ci rimette qualcosa? Oltre alla donna e sua figlia espulse ignominiosamente come fossero dei volgari delinquenti internazionali, a rimetterci faccia e carriera sono i soliti capri espiatori ai vertici di uno Stato che non c’è. Mentre Alfano delfino servizievole tutto fare degli interessi berlusconiani, non sapeva, tutto è successo a sua insaputa, poveraccio! Si dichiara, di fatto, incapace di intendere e di volere in quel ruolo di Ministro degli Interni. E manco a dirlo, quando nel PD comincia la fronda contro Alfano, ecco ancora il RE Giorgio dare la linea a tutto il parlamento: “andare avanti, niente crisi, c’è rischio di gravi danni per il paese e la sua economia”. Questo è un rospo troppo grosso e molti Deputati e Senatori PD si tormentano sul che fare. Ma non hanno scampo, il RE così ha deciso e così sarà fatto. Il PD, pur sapendo bene che è stata commessa una spudorata cazzata a livello politico con pessime ricadute a livello internazionale e pur sapendo che Alfano si è mosso sotto dettatura di Berlusconi, ha votato contro la sfiducia ad Alfano per “senso di responsabilità”, per “realismo politico”, per non far cadere il governo ecc, continua la marcia del PD verso la sua autodistruzione e l’inevitabile declino industriale dell’Italia e lui, il caimano, ci sguazza sopra e sotto.

Ora all’uomo del Colle pesa la decisione se graziare o meno il Berlusconi dalla sua condanna definitiva. Se lo fa si sputtana definitivamente, se non lo fa il governo ha le ore contate, perché il PDL, in nome e per conto del suo “grande timoniere”, ha già fatto capire chiaramente quale sarà la foglia di fico, l’IMU, dietro la quale nasconderà l’esigenza di far cadere il governo delle così dette larghe intese se la grazia non dovesse sopraggiungere. Certo, per una parte è colpa anche di questa classe politica di centrosinistra sempre più timorosa, sempre più imbelle, sempre pronta ad ogni compromesso al ribasso e, un centrodestra, sempre più dipendente dal suo impresentabile leader.

 

SOPRA IL CALDERONE DEL CAVALIER PREGIUDICATO

Ecco dove ci ha portato l’uomo del Colle, colui che doveva vigilare sulle garanzie Costituzionali che, in compagnia dell’imponderabile leader del centro destra, un autentico delinquente, insieme,  stanno radendo al suolo quel poco che è rimasto ancora in piedi.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 12/8/2013

 

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