RAP AND BLUES

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-RAP AND BLUES

SONO NATO SBAGLIATO

È stato uno dei primi rapper a realizzare un disco hip hop interamente in lingua italiana insieme al suo gruppo, gli Articolo 31, un precursore nel suo settore. Una carriera costellata di successi quella di Alessandro Aleotti, in arte J-Ax, J come l’iniziale del suo cattivo preferito, Joker, e Ax, ovviamente, per l’abbreviazione del suo nome, A(le)x. Proveniente da Milano , Ax ha iniziato giovanissimo a scrivere testi rap e a cimentarsi nel freestyle, parlando spesso nei suoi brani dell’infanzia e del suo luogo d’origine.  Di lì in poi un percorso in ascesa che lo ha portato a vendere milioni di dischi e riempire stadi e palazzetti durante i suoi concerti, pieni di fan in delirio. Il periodo che va dal 1999 al 2000 rappresenta uno spartiacque nella discografia degli Articolo, consapevoli della necessità di rinnovamento per evitare di restare nell’ombra. Gli Articolo 31 si aprono quindi a nuovi orizzonti; lo fanno prima con il film “Senza filtro”, un  film a dir poco mediocre con la partecipazione di personaggi dello spettacolo come Dj Albertino, Pizza e Franco Godi, poi, nel 2002, arriva la svolta musicale. Le sonorità rap tipiche dei primi album si fondono con il rock nell’album “Domani Smetto”, che risente moltissimo delle influenze di band di successo di quel periodo, in particolare i Linkin Park. Nonostante il cambio netto rispetto al passato, il gruppo non ne risente dal punto di vista commerciale. Infatti, anche questo disco è un successone.. L’anno successivo il singolo “La mia ragazza mena” anticipa l’uscita del nuovo album, “Italiano medio”, che continua nel solco tracciato dal lavoro precedente. Purtroppo, questo disco segna anche la fine degli Articolo 31 e del sodalizio artistico tra J-Ax e Dj Jad. Nel 2006 il gruppo si scioglie e Ax prosegue la sua carriera da solista. Dalla periferia milanese ai primi passi nel rap, dal successo degli Articolo 31 alla carriera in solitario, fino alla partecipazione e alla vittoria di The Voice Of Italy, ecco il percorso di Alessandro Aleotti.

-         ORO, INCENSO E BIRRA

La vita di Zucchero, è un’epopea di terra, di carne, di sesso. Resta profondamente radicata nelle zolle dure della sua terra d’origine. Un mondo antico, fatto di fatiche, di frustrazioni, di dolore. Ma anche di un inesausto desiderio di felicità. Dal padre contadino ha ereditato faccia e aria di campagna. Ma Adelmo “Sugar” Fornaciari aveva in mente altro: Suonare il blues. Il canto d’amore di disarmante e l’ onestà per una vita sfrenata, impavida, autentica. Zucchero E’ considerato uno dei cantautori italiani più importanti che il nostro paese  può vantare all’estero. SUGAR Fornaciari non ha bisogno di presentazioni presso il grande pubblico: ha scritto alcune tra le più celebri canzoni italiane degli ultimi trent’anni e ha collaborato con artisti di fama internazionale, esibendosi in ogni parte del globo.  Zucchero si esibisce come ospite in importantissimi festival di tutto il mondo e ottiene riconoscimenti che nessun italiano può probabilmente vantare all’estero. L’amore per il blues rimane alla base del suo sforzo di percorrere però  strade più “italiane”. Le atmosfere romantiche a cui si ispira, sono infatti  rurali.  Sarà la sua origine contadina, sarà quella pazza vocazione per la musica italiana corretta in salsa soul, ma di sicuro Adelmo Zucchero Fornaciari è uno che sprigiona la miglior simpatia di provincia, sana e bonaria come un frizzantino di campagna. Che poi questo l’abbia portato a duettare con Eric Clapton e i Queen, con Miles Davis e Pavarotti è una delle più belle e misteriose favole del mondo della canzone del nostro paese. Ma dopo gli eventi, gli incontri, le avventure in ogni parte del mondo, come un normale lavoratore ogni giorno Zucchero torna alla dimensione più di routine. Perché anche incidere dischi e preparare tour, dice, in fondo può diventare un lavoro come un altro.

 

Tra duetti, concerti e progetti, Zucchero ha lavorato praticamente con chiunque da Ray Charlses a Pavarotti da Santana a Sting, da Eric Clapton a Joe Cocker. Il cappellaio matto italiano come lo ha definito la stampa inglese, soprannome dettato dalla celebre collezione di cappelli dell’artista italiano, è un cantante unico anche a detta degli stranieri, insomma riconosciuto in tutto il mondo come grande musicista blues. Le sue canzoni sono state tradotte in tutte le lingue, sono state colonne sonore di film e telefilm, sono state riproposte da artisti di ogni genere. Ma quando l’artista finisce di comporre dischi e termina i tour,  non riesce proprio a distaccarsi dal suo luogo d’origine e torna nella sua terra. Una terra dove le antiche tradizioni rurali e contadine si mescolano a  blues e funky. Funky galli, sopratutto, che vivono insieme a galline, mucche , cavalli, pavoni, pecore e asini, in una fattoria tutta di Zucchero. Con la “Z” maiuscola però:  quella dell’ inconfondibile Adelmo “Zucchero Sugar Fornaciari”!

ANTONIO LEO

Collepasso, 5/10/2014

  1. L’ultimo blues B.B. King l’ha suonato nella sua villa a Las Vegas, probabilmente sognando di poter tornare ancora una volta in pista con le sei corde della sua chitarra. Respirare e suonare per lui erano la stessa cosa. E ha smesso di fare le due cose a 89 anni, 70 dei quali passati a macinare concerti. Non aveva voglia di fermarsi Blues Boy, il ragazzo del blues di Beale street, la strada della musica di Memphis. A Ottobre l’ultima performance a Chicago, finita con un collasso e la rabbia della figlia…! La vita di B.B King , del resto è esemplare. E’ la storia di un bambino orfano a sette anni e che diventa un vero e proprio maestro da cui prendere l’ispirazione , un esempio clamoroso della capacità comunicativa semplice, eterna , diretta del rhythm ‘n’ blues. Un modello cercato dai grandi del rock, dai Rolling Stones che lo chiamarono ad aprire i loro concerti nel 69, agli U2, da David Gilmore (Pink Floyd) a Pavarotti che lo chiamò per una delle sue serate insieme a Zucchero. L’elenco è lunghissimo e va inoltre da Eric Clapton a Jimi Hendrix, da Jonh Mayall a Buddy Guy, da Janis Joplin a Joe Cocker, da Jefferson Airplaine a Emerson Lake e Palmer ecc. Tutti segnati dalle sue note lunghe, quel suo modo di suonare per frasi brevi, semplici e chiarissime, dal suo gusto per le linee melodiche nette e chiare, dalla capacità di rendere popolare e commestibile per tutti la profonda lezione del rhythm ‘n’ blues. Probabilmente la popolarità di B.B. King sta proprio nel fatto di essere stato il meno rigorosamente nero dei grandi bluesman sia pure profondamente legato alla sua storia.

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