PRIMATI

PRIMATI

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-      Si chiama Pietro…va sempre avanti !

Pietro Mennea voleva essere veloce. Prima ha sfidato il vento, poi gli avversari, poi solo se stesso ed è riuscito a diventare uno dei più grandi atleti italiani di tutti i tempi. Uno dei più grandi atleti del nostro sport, resta anche uno dei più amati oltre che per le eccezionali imprese, per il coraggio e l’impegno incrollabile. La sua massima di vita era “Vincere, rispettando le regole”, sono parole di Pietro Mennea. Con questo spirito esemplare per il mondo dello sport, Pietro ha conquistato un oro e due bronzi olimpici, un argento e un bronzo ai mondiali, tre medaglie d’oro , due d’argento e un bronzo ai campionati europei. Nella sua vita sportiva, ma anche politica (fu eurodeputato) si impegnò fortemente contro il doping; una piaga sociale e non solo sportiva, perché il mondo è fatto di furbi che cercano scorciatoie e non vogliono fare sacrifici. Il doping, diceva Mennea, non si può più estinguere , si può solo combattere e limitare e si è sempre speso per difendere quei valori di correttezza, onestà e impegno che lo portarono al successo.

Diceva che la sua corsa non sarebbe mai finita. E invece Pietro Mennea si è fermato in una mattina che salutava l’arrivo della primavera, lui che aveva legato la sua vita ad immagini solari, ma purtroppo per una volta qualcuno è stato più veloce di lui e Pietro in questa occasione,  nonostante la buona volontà, non è riuscito a vincere la malattia. Diceva che la fatica non è mai sprecata, si soffre, ma si sogna! Per battere il tempo devi saper soffrire, ripeteva  Mennea. Tutto dopo aver fagocitato negli anni il tartan negli stadi del mondo. Una vita decisamente non piatta raccontava sorridendo. Tutti i giorni ricomincio e riprovo una nuova sfida diceva, la corsa non finisce mai, prima lo facevo in pista, adesso altrove(nei banchi del parlamento). Io, non mi fermerò mai….! Dalla vita non si può avere tutto raccontava, con la consapevolezza di chi sa di aver portato cuore e gambe oltre l’ostacolo.  Quando lo incontrò Cassius Clay( Mohamed Alì), il mito del ring, sgranò gli occhi: “L’uomo più veloce della terra è bianco!?!” gli disse il pugile. Ma io dentro sono più nero di te gli rispose con la battuta pronta il giovane Mennea. Perché Pietro è rimasto per tutti un campione, un uomo normale diventato speciale. Nello sport si deve vincere, ma poi conta vincere anche nella vita diceva con la saggezza che la fatica dell’atleta gli aveva donato, e quella è la corsa più difficile. E in sè aveva la certezza che il più bello dei nostri mari è quello che ancora non navighiamo, cioè la vittoria successiva!

Pietro Mennea è morto giovane, 61 anni scarsi, ma era nato vecchio, tormentato da sempre dai problemi della sua e nostra terra(era di Barletta, si definiva “negro d’Italia”) ed ha avuto una vita pienissima, quasi affannata, sicuramente logorante, non solo di sportivo, ma anche di uomo politico. Nell’atletica si era costruito campione  con una volontà disperata, quasi straziante, nel senso che assolutamente non dotato dalla natura di quello che si dice fisico strepitoso, sopperiva allenandosi ferocemente, correva acremente e vinceva sempre a muso duro! Nato da una modesta famiglia, la leggenda vuole che da piccolo Pietro si fosse guadagnato la fama in città sfidando le macchine dei ragazzi più agiati: non c’erano Ferrari o Alfa Romeo che tenessero: Pietro allo sprint in velocità sui dieci metri le bruciava tutte.  Pietro voleva essere il più veloce ; nel 1979 a Città del Messico batte il record del mondo sui 200 metri piani poi rimasto imbattuto per più di 17 anni.

Lo sport italiano gli deve molto: la nazionale  azzurra  di Atletica intanto gareggerà ai mondiali con le divise su cui  saranno stampate le iniziali del suo nome (P.M.). Trenitalia inoltre gli dedicherà il nuovo treno “Frecciarossa” (ETR 1000); la città di Barletta gli consegnerà la medaglia d’oro ( alla memoria) al valore    sportivo e civile.   Ancora oggi bisogna dire che dal 1979 al  2015, nessuno è riuscito ad essere più veloce di Pietro Mennea in Italia e  in Europa . A livello mondiale  ci son riusciti solo dopo ben 17 lunghi anni . Il suo è stato uno dei record assoluti più longevi della storia. Ad Majora….

 

-      Alex, l’uomo che visse due volte !

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L’uomo che visse due volte. Alex Zanardi. L’ex pilota di Formula Uno e due volte campione del mondo di Formula Indycar (la formula uno Americana) rimasto senza gambe in seguito a un pauroso incidente in pista e che ha vinto due ori ai Giochi Paraolimpici di Londra nella disciplina dell’Hand-bike. Tutti conoscete la sua storia: pilota di rango, il miglior pilota italiano degli ultimi tempi, massacrato poi da un terribile incidente. Tutti sapete chi è oggi, nella sua seconda vita. Non si è rassegnato a diventare poco più di un sopramobile senza gambe e senza prospettive e ora a 46 anni si è trasformato in un simbolo. Alex incarna perfettamente una parola nuova dal suono dolce: resilienza. Termine derivato dalla fisica( resistenza a rottura per sollecitazione dinamica di un materiale) applicato alle persone diventa la capacità di affrontare, elaborare e far tesoro delle batoste della vita, attivando risorse interne sconosciute. Ma “resilienza” non è l’unica parola che Zanardi indossa con disinvoltura, ci sono anche passione, curiosità, entusiasmo e gentilezza. Un cocktail, non c’è che dire. Una storia fatta di gare, di terribili incidenti, la conseguente amputazione di entrambe le gambe, 7 arresti cardiaci, 15 interventi chirurgici, la dura riabilitazione, il coraggio, il recupero, il rientro nelle corse, le gare nel campionato turismo WTCC, la scoperta della bici a braccia (Hand-bike), il 4° posto alla maratona di New York, le medaglie d’oro alle Paraolimpiadi.  E poi, tutto quel che comporta essere un esempio; la nomina a cavaliere della Repubblica al Quirinale con il presidente che lo accarezza e gli dice: “ Lei è un faro per i giovani, e non solo per loro….. Zanardi è un inguaribile ottimista. Ironico, sereno, perfetto esemplare del disabile che accetta la sua condizione e addirittura la sfida. Eppure Alex rifiuta l’idea di aver realizzato imprese straordinarie , dicendo: “ HO voluto la bicicletta…? E allora mi sono messo a pedalare. Il bello non è il risultato, ma la preparazione, il bello non è la meta, ma il viaggio, e in due anni e più di allenamenti mi sono sempre divertito! Insomma, ho avuto in dote un inguaribile ottimismo.” Se dovessi invece spiegare con mie parole il suo “modus vivendi”, dire semplicemente che non c’è nulla di magico in Alex Zanardi, ne di impossibile. Infatti nella vita non si deve avere fretta di arrivare a destinazione, piuttosto essere sicuro che la strada che ti porta a quell’obiettivo sia anche ciò che ti piace fare. A quel punto, ogni giornata sarà un’occasione nuova per fare un passo in quella direzione e il risultato sarà la logica conseguenza di un lavoro ben fatto. Credo che il segreto di Zanardi secondo il mio modesto parere è tutto qui, e non è poco.

Con la voglia di vincere, ma soprattutto con la voglia di vivere, con grande semplicità, Alessandro Zanardi ha saputo trovare la forza di andare avanti con ironia e, appunto un inguaribile ottimismo! Alex è un disabile solare, una persona che ha saputo accettare serenamente la sua condizione e di più farne un punto di partenza per trovare nuovi stimoli senza arrendersi mai; un eroe buono dei nostri giorni che è esempio per tutti coloro che si trovano ad affrontare enormi difficoltà a causa della propria condizione di disabilità, e non solo.

Ognuno di noi ha un talento che può sviluppare indipendentemente da quelle che sono le sue condizioni fisiche. Bisogna solo avere la curiosità di scoprirlo…Alex Zanardi lo ha fatto!!

ANTONIO LEO

Collepasso, 25/1/2015

 

 

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