PORTOBELLO – (LE DUE VITE DI ENZO TORTORA

 

  

PORTOBELLO – (LE DUE VITE DI ENZO TORTORA)

-IL CASO TORTORA

Quel 17 Giugno del 1983 quando il telegiornale annunciò la clamorosa notizia dell’arresto di Enzo Tortora accusato nientemeno che di fare parte della camorra quale corriere della droga, io non avevo ancora 10 anni. Ricordo bene la meraviglia dei miei familiari e ricordo anche quale fu il mio primo pensiero. Facile mi dissi, per chi non ha niente da perdere, ma solo da guadagnare uno sconto di pena, accusare un personaggio pubblico, qualcuno che ogni giorno incontra decine di persone, stringe le mani e si fa fotografare con loro, senza sapere neppure il suo nome. Basta che sia passato casualmente accanto alla persona sbagliata….. Il pensiero ingenuo di un adolescente ignaro del mondo e dispiaciuto per il conduttore del programma preferito dai suoi genitori? Forse ! Ma forse, invece col senno di poi con questa riflessione semplice e magari anche un poco superficiale si è insinuata in me oggi una domanda: siamo sicuri che questi famosi pentiti siano veramente affidabili ? E’ giusto credere loro sulla parola, affidare  alle loro affermazioni  le sorti di un processo e di tante vite umane ?

Enzo Tortora giornalista, amato e popolare presentatore di fortunati programmi come “PORTOBELLO”, poi diventato nemico pubblico numero uno per le accuse di personaggi quantomeno discutibili: ho l’impressione che la realtà abbia ampiamente superato la mia piccola tesi di adolescente che, al momento, poteva apparire ridicola. Se i magistrati hanno ordinato il suo arresto, qualcosa ci sarà, si disse all’epoca. Quante volte ancora oggi sentiamo ripetere frasi di questo tipo? Ma una semplice accusa, per fortuna, non costituisce reato. Piuttosto spesso si ha la netta impressione che l’opinione pubblica sia alla ricerca di un capro espiatorio per essere rassicurata, per credere alla giustizia (vedi Craxi e Moggi). Purtroppo succede che anche la giustizia commette clamorosi errori, il caso Tortora ne è l’esempio lampante.

Enzo Tortora era uno dei personaggi più popolari del Paese, gli italiani scoprirono che l’uomo che ogni venerdì era ospite fisso delle loro case con il programma dei record di ascolti PORTOBELLO altro non sarebbe che un delinquente e un poco di buono. L’istantanea che lo ritrae con le manette ai polsi riesce così a deturpare la sua immagine pubblica, cancellando in un colpo solo la carriera nitida di un uomo che non ha mai barattato la propria coscienza anche se era un po’ rude di carattere. Scaraventato in carcere, Tortora scoprirà che esiste un’altra Italia molto più vera e dolente di quella che credeva di conoscere: ci si chiede infatti come l’accusa abbia potuto costruire un tale castello di carte su reati che, in pratica, non esistevano e basandosi su testimonianze (false) di pregiudicati, senza alcuno straccio di prova concreta. Cieca fede nei pentiti? Manie di grandezza? Paura di ammettere uno sbaglio clamoroso?

Ben presto la lunga detenzione e un processo farsa Kafkiano trasformarono il suo dramma personale nel simbolo della giustizia ingiusta. Eletto deputato europeo e presidente del partito radicale( La Rosa nel pugno di Pannella), Tortora combatterà sino all’ultimo dei suoi giorni per i diritti dei detenuti e contro una magistratura irresponsabile per i propri errori. Enzo Tortora ha insomma vissuto due vite !!

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 13/5/2013

 

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