POLITICA vs FILOSOFIA

 

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POLITICA vs FILOSOFIA

-         Sempre la stessa storia…(Corsi e ricorsi storici)

Ci sono forze e aree della politica che se non stanno al governo non riescono a concepire il sociale diversamente dalla propaganda , dagli slogan, dagli appelli a spezzoni separati della società italiana. Lo abbiamo visto con la Lega di Salvini che è tornata a fare la sua particolare forma di opposizione , in qualche modo con l’area Grillina che a cominciare dai distinguo sulle riforme è tornata a compattare un certo popolo degli indignati. Lo vediamo con quello che è rimasto dell’area di Destra Nazionale (Fratelli d’Italia-A.N.) che incapace oggi di svolgere un ruolo autenticamente politico come una volta, ai tempi Finiani, ha ricominciato  la sua ultradecennale politica di propaganda e di appello identitario  a segmenti feriti della storia del 900, nel nome della nostra identità nazionale. E con la corrente dei dissidenti Fittiani interna a Forza Italia che chiede a gran voce opposizione netta al Renzismo, minacciando di boicottare le riforme, “in primis” l’Italicum e l’elezione Bipartisan del nuovo presidente della Repubblica.

E’ sempre la solita solfa…ne abbiamo ormai un po’ tutti le tasche piene !  Ora dico io, ma che necessità c’è , in un periodo di crisi finanziaria internazionale , di appannamento e disorientamento del ruolo dell’ Europa, di effetti discorsivi della globalizzazione, di spostamento di baricentri geopolitici internazionali, di necessità di governare i flussi di popolazioni da una parte all’altra del pianeta , di emergenze ecologiche e quant’altro. Ebbene che necessità c’è oggi come oggi di aggregare cittadini e simpatizzanti ed elettori sulle ormai archiviate ferite del secolo scorso, sull’opposizione netta all’altra parte dello schieramento, sulla protesta ad oltranza senza nulla proporre e sulla becera politica anti immigrazione. Oltretutto una parte dei ventenni di oggi considera i movimenti politici del novecento  più o meno come le generazioni precedenti pensavano del Bonapartismo o del Giacobinismo. Su altri invece, alcune ideologie del secolo scorso esercitano ancora immutato fascino.

Bisognerebbe  secondo il mio punto di vista mobilitare le persone per affermare la nuova e condivisa visione di un’Italia aperta e accogliente nei confronti dei così detti nuovi italiani, invece che coltivare strumentalmente i rancori e l’oblio del passato e puntare alla costruzione di un nuovo patto generazionale che coinvolga tutti i giovani indipendentemente dai loro orientamenti politici. Succede invece che per esempio  una legge iniqua rende le seconde generazioni nate in Italia figlie di nessuno, dei veri e propri apolidi con una legislazione folle che invece di integrare queste persone, le ghettizza. Per non parlare poi degli sperperi delle spese militari ereditate dai vecchi governi di centrodestra e centrosinistra, legati ancora al vecchio schema della guerra fredda quando il mondo era diviso in due; come ad esempio l’acquisto dei caccia F35 che sono degli ottimi aerei ma sopravvalutati per un valore analogo a quello di una manovra finanziaria. In America persino esponenti della destra repubblicana  si  sono opposti ad un analogo progetto di investimento militare. E poi, i nostri Tornado e AMX svolgono ancora un ruolo adeguato come cacciabombardieri, nell’attacco al suolo, nella ricognizione aerea e nell’appoggio tattico, ruolo che sono chiamati a svolgere nella Difesa Aerea Italiana nel patto Nato e nell’Onu.

Ma si sa; chi alla vera pratica politica preferisce da sempre maneggiare strumentalmente le memorie e le presunte identità, la protesta ad oltranza e il rancore, le diversità e l’odio, l’opposizione senza costrutto e quant’altro. Ebbene, questi non può far altro e non sa fare altro che coltivare steccati su steccati, recinti, barriere e le rassicurazioni dell’oblio  e delle paure del passato (che non passa…). Ora mi chiedo, ma non c’è davvero nessun altro modo ed altro tema per fare politica in Italia, se non in maniera cosi surreale e subdola …. Se questo è l’unico, beh allora che tristezza!

 

-         Filosofia, la terza via…(Libro e Moschetto)

Chi ci salverà da questo sfacelo? Ci salveranno gli economisti, i politici o risorgeranno i vecchi filosofi? A giudicare dalla velocità con cui le case editrici mandano in libreria manuali di sopravvivenza filosofica c’è da aspettarsi che saranno i secondi forse ad avere l’ultima parola. I grandi filosofi infatti sono come i celebri monumenti, la filosofia inoltre è innata nelle nostre teste, e siamo tutti un po’ filosofi. Ma i grandi della filosofia bisogna non solo ammirarli, ma anche capirli, perché sono quelli che insegnano come resistere con animo forte alle avversità del destino. Sono quelli insomma che ci indicano la giusta via. Altro che “Duce sei la luce che ci conduce……” come si diceva una volta!

La via, secondo me, sarebbe recuperare una visione d’insieme, superare la frammentazione dei saperi per abbracciare il mondo globale in una mentalità creativa, non rassegnata alla decadenza. Il profitto ad ogni costo non è la soluzione, ma la ricetta della dissoluzione! Dunque la filosofia è molto ricercata di questi tempi. Tempi di certezze liquide, di visioni nebbiose del futuro. A pensarci bene, l’economia è proprio uno di quei saperi specialistici che non tengono conto nel proporre soluzioni dell’interdisciplinarietà. C’è da tagliare qui, c’è da licenziare là…Si arriva al pareggio del bilancio, ma poi ci sono gli uomini e le donne, con le loro vite. E gli imperativi economici non sempre ne tengono conto, anzi quasi mai. La filosofia nel suo antico significato di cura dello spirito, invece sì. La filosofia fa quello che l’economia non sa e non vuole fare. Si prende cura della vita delle persone, nell’attesa che l’algida abilità dei politici di professione venga temperata da un po’ di saggezza e che la politica si svegli dal lungo torpore in cui è caduta e batta finalmente un colpo.

-         La Cultura non ha prezzo

Siamo cosi concentrati sulla crisi economica, da non renderci conto di un singolare fenomeno che si sta ampliando nel paese, rappresentato da molti italiani che anche in tempi grami coltivano interessi culturali. E’ sufficiente guardare ciò che accade in molte città d’Italia per cogliere la vastità di una domanda che si mantiene vivace, nonostante i tagli pubblici alla cultura. Italiani che anche in tempi oscuri coltivano interessi culturali, affollano dibattiti e mostre, luoghi di pensiero e di riflessione pubblica. Gli interessi culturali sembrano dunque più forti della crisi di fiducia verso la politica o del disorientamento economico che pesa sul paese. Viene da pensare ai tempi in cui viviamo, dove la politica manifesta un invincibile anelito alla divisione dei destini, di persone, amicizie, mentre il sentimento per la cultura è tanto vero quanto più viene ostentato.

Certamente molti incontri e dibattiti culturali ruotano attorno ai problemi del nostro fardello quotidiano, che indicano il bisogno impellente di capire le latitudini della crisi, le sacche della povertà e del disagio. Le pensioni che si restringono o si perdono, l’emergenza educativa. La globalizzazione, il precariato giovanile. Ma di fianco a temi che trattano questi argomenti ve ne sono altri meno concreti e di più ampio respiro. In ogni dunque si incontra gente attratta dalle migliori iniziative culturali presenti sul territorio che riflettono la ricchezza di associazioni volontarie e di centri di studio e di ricerca che continuano nel tempo ad animare l’ambiente. Per non parlare del grande appeal che continuano ad avere gli studi storici, le frontiere della scienza, la voglia di letteratura, le molte forme dell’espressione artistica. Alla base di questo singolare fenomeno vi possono essere varie ragioni. Anzitutto l’importanza che la cultura ha ormai assunto nella società post-industriale, per cui quote sempre più ampie di popolazione vedono nel continuo bisogno di conoscenza e di sapere un tratto distintivo della società moderna. E in questo quadro non rinunciano anche in tempi di crisi ad ampliare i loro orizzonti, ad affinare i gusti e le qualità interiori, a scoprire nuovi mondi e nuovi significati. Ciò anche al fine di vivere con maggior consapevolezza la propria vita, secondo uno stile che non punta solo al benessere materiale o al successo sociale. Per altri versi tuttavia, il forte investimento nella cultura può essere letto anche come forma di realizzazione al grigiore dell’epoca attuale, a una società che ha perso le sue antiche certezze. Tuttavia al di là dei necessari distinguo, non si può non riconoscere che la diffusa presenza del dibattito culturale e il sintomo di un paese che anche in tempi difficili continua a essere vitale. Oltre i problemi individuali e collettivi, c’è una voglia di sapere e di confronto che ci riconsegna un’Italia ben più armonica di quella descritta dalla situazione politica e dall’andamento degli indici economici.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 8/1/2015

 

 

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