PERCHE’ NOI SIAMO IL SALENTO

 

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PERCHE’ NOI SIAMO IL SALENTO

-         Salentinità

Il Salento tutte sagre e pizzica c’è ancora, chi ce lo toglie? Ma la ricetta del turismo nostrano si sta evolvendo. La villeggiatura soft, da famigliola in vacanza, resta al centro di una forbice che si sta allargando vertiginosamente: sono sbarcati prepotentemente sulle nostre coste due nuovi mondi. Da un lato il carrozzone di star, dall’altro l’orda , di giovani e non , che si sposta al richiamo della vita sfrenata, della movida e dell’alcool. E se già negli anni passati non erano mancati i nomi illustri tra i visitatori , questo è senz’altro l’anno della definitiva elevazione del Salento a nuovo Eden delle celebrità. La lista è immensa: l’ultima personalità di spicco avvistata in ordine cronologico è Shakira. La più presente sembra essere stata Belen, fermatasi per settimane. Un salto da noi lo ha fatto anche Balotelli, appena prima di tornare a reimmergersi negli acquazzoni d’oltremanica. E poi ancora,  Morandi, Paola Turci, Valeria Marini, la Seredova, Serena Dandini , proprietaria di un palazzo al centro storico di Marittima. Senza dimenticare la presenza fissa di chi ha messo ormai le radici nella nostra terra, come Gerard Depardieu e il premio oscar Helen Mirren , tanto innamorata della nostra terra da comprare prima una masseria e poi aprire un Lounge  Bar insieme a Winspeare. Inoltre, Vasco “il Blasco” che da qualche anno prepara i Live Kom  estivi rilassandosi nelle nostre terre. Un boom inaspettato che fa del Salento la meta più amata d’Italia.

 

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-         Melpignano Festival

Le loro potenti espressioni del canto e il ritmo sostenuto della fisarmonica , le note stridenti del violino e le percussioni potenti dei tamburelli accompagnano la Taranta, ridotta in trance dal morso del ragno. Solo il ritmo indiavolato della pizzica, che provoca la danza taumaturgica, riusciva ad espellere il veleno inoculato dal ragno e a liberare la vittima, risanandola. Quel canto che assume nelle cadenze il ritmo stesso del lavoro nei campi, quello dei contadini e dei cavatori, quella durezza dell’esistenza che si scioglieva solamente nell’armonia musicale , un pulsare interiore che ha forgiato le esistenze e ne ha costituito la migliore testimonianza e il più grande esempio. Un canto che non ha mai avuto la pretesa di insegnare la musica, quello della canzone popolare della pizzica. Un canto antico, cantore delle genti diseredate del Sud, che sanno dare il meglio di se nell’arte, nella musica e nel lavoro. Un canto che fa ribollire il sangue.

F.to ANTONIO LEO

Collepasso, 12/9/2014

 

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