“PERCHÉ IL LAVORO È IL CARDINE DELLA COSTITUZIONE”

Riporto integralmente una significativa risposta di Corrado Augias ad una lettrice, apparsa giovedì 5/5/2011 su “la Repubblica”, dal titolo:  

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Perchè il lavoro è il cardine della Costituzione. 

Si discusse a lungo in sede di Assemblea costituente su quale dovesse essere il valore fondativo della Repubblica. Secondo il cattolico Giorgio La Pira: <il lavoro è il fondamento di tutta la struttura sociale, e la sua partecipazione, adeguata negli organismi economici, sociali e politici, è condizione del nuovo carattere democratico>. Il comunista Palmiro Togliatti avrebbe preferito la formula: <Lo Stato italiano è una repubblica di lavoratori>, più vicina al celebre finale del “Manifesto” del 1948 (chi ha trascritto ha commesso un errore, il Manifesto del partito comunista è del 1848 (ndr)) che chiedeva appunto di unirsi ai “lavoratori di tutto il mondo”. Il socialista (poi fondatore dei socialdemocratici) Giuseppe Saragat, commentò così: <Che cosa vuol dire questo articolo primo della Costituzione? Vuol dire che essa mette l’accento che la società umana è fondata non più sul diritto di proprietà e di ricchezza, ma sull’attività produttiva di quella ricchezza. È il rovesciamento delle vecchie concezioni…>. Aveva ragione il vecchio Saragat, era, appunto, il rovesciamento di vecchie concezioni così come le riassumeva anche il simbolo del socialismo umanitario di fine secolo: un libro aperto, il lavoro intellettuale; la falce e il martello, il lavoro dei campi e quello delle officine; il sole dell’avvenire, la promessa (la speranza) di un avvenire  più luminoso, quanto meno più decente. A chi oggi alza sospettoso il sopracciglio davanti alla parola lavoro”, si potrebbe ricordare il telegramma che La Pira inviò al cardinale Elia Dalla Costa dopo i licenziamenti dalle officine Galileo (novembre 1958): <Il pane e quindi il lavoro è sacro; la casa è sacra. Non si tocca impunemente né l’uno né l’altra: questo non è marxismo, è Vangelo>. Altri tempi, altri politici.

Proposto da gaetano paglialonga

Di mio aggiungo:  Da quanto ci ricorda Augias, i politici non sono stati sempre così cinici come ce li ritroviamo adesso.  Se prima un politico si rendeva responsabile di un atto disdicevole lo assaliva la vergogna, oggi invece se ne vanta. Prima la sua carriera politica era stroncata, oggi gli si aprono nuovi e più larghi orizzonti. E siccome questa dissennata classe di politicanti che ci tocca subire oggi è stata eletta più volte, si capisce che il male abbonda anche alla base, cioè tra gli elettori. Quindi, oltre a sconfiggere Berlusconi, c’è da superare il berlusconismo; pertanto c’è da annientare il cinismo che è alla base, tra i cittadini, tra gli elettori, e questo, di certo, è ancora più complicato.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso 6/5/2011

 

 

 

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