Passato e presente di una storia italiana.

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Passato e presente di una storia italiana.

L’artista  Andy Warhol, visionario anticipatore della civiltà dell’immagine, affermava che nel futuro chiunque, individuo o altro, avrebbe reclamato  il proprio quarto d’ora di celebrità. Questo principio non vale solo per gli uomini, e se lo estendiamo anche a tutto il resto, possiamo tranquillamente arrivare alla conclusione che nel caso dell’Alfa Romeo questo quarto d’ora dura da più di cento anni!

Indagare sul perché significa immergersi in quello che fa dell’automobile tutto fuorchè un semplice strumento o un banale modo di spostarsi: auto che si comprano più con il cuore che con il cervello, infatti se l’automobile  emoziona l’Alfa  è “l’automobile dal cuore sportivo” con tutto il carico di entusiasmo e di irrazionalità che a dispetto di tutto e di tutti da oltre 100 anni non è cambiato.

Il fascino dell’Alfa Romeo da sempre non è una parola ma una specie di leggenda tanto bella da raccontare che fin dall’inizio si è diffusa in tutto il mondo, arrivando  anche dove le sue automobili non erano ancora arrivate e, in qualche caso, non sarebbero mai arrivate, basti pensare che da una costola dell’ Alfa Corse è nata la Scuderia Ferrari e che l’Alfa è stata la prima casa campione del mondo di Formula uno……

In effetti questi primi 100 anni del marchio del biscione sono stati un’avventura costantemente segnata da trionfi e sventure, successi e fallimenti; un esistenza spericolata, come direbbe il Blasco, perché presi dall’impegno di nuove sfide o magari non si sa cosa succederà domani. In un mondo come quello globalizzato di oggi, dove il successo si misura in termini di numeri, statistiche e profitti, il caso Alfa è una clamorosa eccezione che in più di 100 anni ha collezionato un numero impressionante tra fallimenti, ristrutturazioni e passaggi di proprietà, capace di sfuggire addirittura a quell’antipatia congenita che di solito accompagna le aziende comunemente sostenute dallo stato.

Il tutto ha scritto una storia a ritmo di corsa, dentro e fuori le gare,  che ha certamente fornito nuovi spunti di discussione e nuovi elementi alla bella favola delle automobili rosse e veloci  e degli uomini che le costruivano e le guidavano. Uomini guidati dal coraggio e dall’ambizione che sono riusciti a guardare molto più lontano dei loro concorrenti. Quelli più celebri e citati riguardano l’affermazione di Henry Ford che diceva di togliersi il cappello(Borsalino) al passaggio di un Alfa e il dispiacere di Enzo Ferrari dopo la prima vittoria di una sua macchina dinanzi all’Alfa Romeo: “Mi sembra di aver ucciso mia madre!” Uomini come il più grande pilota di tutti i tempi; Tazio Nuvolari che portarono l’Alfa Romeo alla vittoria.

Insomma il prestigioso marchio del biscione rappresenta una storia tutta italiana, un marchio inimitabile quello della casa del Portello capace di trasmettere a distanza di anni emozioni e superiorità, design e piacere di guida. C’è da chiedersi, perché esiste e resiste il mito dell’Alfa tra gli appassionati di auto, la risposta è una sola; perché è una storia che sconfina nella leggenda, perché l’Anonima Lombarda Fabbrica Automobili fondata da Nuccio Romeo ha scelto  le competizioni fin dai primi anni di vita agli albori dell’automobilismo sportivo; per necessità, per vocazione e per convinzione. Un entusiasmante storia a motore lunga più di cento anni.

ANTONIO LEO

Collepasso, 9/2/2012

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