PAROLA D’ONORE

PAROLA D’ONORE

 

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-        SQUADRA ANTIMAFIA

 

Due nomi un solo luogo del nostro immaginario collettivo, a testimonianza di una tragedia che ha colpito tutti, un intero popolo. E’ difficile scindere questo binomio, impossibile parlare di Giovanni, senza immediatamente ricordare Paolo. Nella nostra mente si è insediato un automatismo che sarà difficile rimuovere. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano uniti in vita, legati da un mestiere che per loro era una missione:  liberare la società civile dall’ oppressione di una mala pianta: la Mafia, che nasce vive e prospera nello stesso umore nutritivo prodotto dalla Sicilia.

Loro sono inscindibili nella nostra memoria, come accadde per quanti divennero simbolo contro la loro stessa volontà, eroi soltanto per aver voluto esercitare il diritto di affermare le proprie idee  e per aver rifiutato la vita facile dell’accomodamento e del quieto vivere. La loro fine orribile e tragica li ha fusi insieme!  Sicché oggi, quasi naturalmente il viaggiatore che si avvicini alla Sicilia sentirà i loro nomi prima ancora di mettere piede nell’ isola. Infatti al momento di giungere a Palermo in aereo si sentirà la voce del comandante informare che si sta atterrando all’aeroporto Falcone e Borsellino….Gli italiani, gli italiani  onesti amano questi due magistrati caduti a meno di due mesi l’uno dall’altro,  gli stessi mafiosi li rispettavano  così come li temevano quando erano vivi. Difatti Cosa Nostra capì subito che non ci poteva essere convivenza tra i propri interessi e questi due magistrati che parlavano in palermitano, capivano il linguaggio mafioso, si muovevano perfettamente a loro agio tra ammiccamenti, sguardi, segni apparentemente enigmatici. Insomma i due ex ragazzi della Kalsa che in gioventù avevano giocato a calcio con i loro coetanei poi arruolati dai boss, si ritrovarono insieme a contrastare un mondo che conoscevano e capivano perfettamente . Per questo poterono dialogare con i collaboratori riuscendo ad ottenere la fiducia offrendo in cambio la semplice “PAROLA D’ONORE”.

I  due però non dovevano vedersela solo coi “bravi ragazzi” che maneggiavano pistole, eroina e tritolo. Entrambe infatti non erano molto amati nelle stanze che contano, quelle della politica. Perciò la storia della vita e della morte di questi due eroi italiani non lascia spazio a dubbi e ambiguità. Ovvio, si trattava di ostilità che si manifestava in modo diverso. Eppure questa ostilità pesava esattamente quanto e più delle pallottole.

Ai due fu inoltre riservata  la tagliente ironia del palazzo di giustizia di Palermo e poi la saccente campagna di stampa contro la presunta smania di protagonismo, quindi un vero e proprio sbarramento che avrebbe precluso il ruolo di coordinare le inchieste sulla mafia. Una marcia lenta verso la delegittimazione, fino al tritolo. Eppure a  rileggere, oggi gli ultimi movimenti, le ultime parole dei due personaggi, ci si imbatte in uomini coscienti della propria fine imminente, perfettamente consapevoli perfino del possibile movente, eppure incapaci di tirarsi indietro. Fino all’ultimo!

 

 

-        L’ONORATA SOCIETA’

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Cosa Nostra nasce nella Sicilia occidentale ai primi dell’800 . Le sue origini sono legate strettamente a quelle del latifondo che domina la struttura produttiva della Sicilia fino ai primi del ‘900. La mafia ha una struttura a sviluppo verticale. Il capofamiglia nomina il sottocapo, il consigliori e il capo decina, che hanno il compito di coordinare gli uomini d’onore, i picciotti. L’organizzazione base è la famiglia, non quella di sangue, ma un gruppo mafioso che controlla un pezzo di territorio. Cosa Nostra è l’organizzazione mafiosa più importante d’Europa e tra le vecchie più importanti nel mondo. Ha una struttura gerarchica paramilitare con precise regole di comportamento. Le disponibilità di Cosa Nostra sono illimitate. Le attività nella quale essa è impegnata sono le speculazioni edilizie, il traffico di denaro sporco, l’estorsione, il traffico di armi, lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, il traffico internazionale di droga. Sul territorio esercita funzioni di sovranità ed impone una fiscalità illegale generalizzata, il cosiddetto “Pizzo”…. Per diventare uomini d’onore dell’Onorata Società e cioè mafiosi, bisogna dar prova di coraggio, sino ad uccidere, non essere imparentati con forze dell’ordine, né  tradire il proprio coniuge, né  divorziare. Ogni uomo d’onore è tenuto al silenzio, non comunicare ad estranei la sua appartenenza all’Onorata società (mafia), né  avere rapporti con polizia e giudici. Uccidere e farla franca, è l’attività che la mafia siciliana ha elevato a forma d’arte nella sua corsa al denaro e al potere. Una corsa che l’ha resa  la più ramificata, famigerata e temuta organizzazione malavitosa del pianeta, al punto che il termine italiano “Mafia” si è trasformato ormai in una generica etichetta, a indicare l’intera gamma delle realtà criminali mondiali: cinesi, giapponesi, russe o turche. Inoltre l’Italia è conosciuta nel mondo per la pizza, il mandolino, gli spaghetti e purtroppo la mafia….oltre che per le sue opere d’arte e per essere un popolo di poeti, santi e navigatori! A differenza dei suoi imitatori globalizzati, Cosa Nostra si organizza combinando gli attributi di uno stato ombra, di una società d’affari illegale e di una società segreta cementata dal giuramento. L’appartenenza all’organizzazione è un’esperienza totalizzante per chi  purtroppo con malvagità la compie; comporta un senso di distinzione  e superiorità che diventa una mentalità che si associa rapidamente e permea l’agire umano, frutto di una precisa scelta di vita criminale.

Antonio Leo

Collepasso, 26/11/2014

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