ONDA ROCK

ONDA ROCK

 

-      Il Rock si fa donna

-    giannanannini

Si sa che le rockstar non hanno età ed anche per decenni sanno invadere le moltitudini dei fans con la loro energia, il loro talento, la loro follia, l’eterna giovinezza. Soprattutto se la rockstar è una donna e decida di spendere in una maternità definita tardiva, per di più non autorizzata da una rassicurante vistosa presenza maschile. Stiamo parlando della Gianna; ebbene la Nannini è una rocker, forse l’unica in Italia insieme alla Bertè, un Vasco o un Ligabue al femminile con una continua esigenza di evoluzione e sperimentazione. Una donna rock eternamente ispirata, un fiume in piena, imprevedibile e incandescente. In scena la Nannini non esita a donare anima e corpo, lei è una che si concede davvero ai concerti e canta con una voce che negli anni non perde il suo tono, ma al contrario diventa più potente. Un essere femminile all’apparenza così forte, ma che nasconde come il Blasco una delicata interiorità. La musica infatti parla spesso d’amore, a volte troppo e male, al punto tale da banalizzarlo. Attraverso le canzoni di questa “meravigliosa creatura” da palcoscenico affascinante e talentuosa non si corre questo pericolo. Infatti un po’ come quelle di Vasco , le sue storie sono forti, tormentate, vissute coraggiosamente sino in fondo. Il modo di amare di Gianna appare spesso irrequieto e disperato, molto carnale e vivo, come un fuoco che non può spegnersi, perché lei è così, non si stanca mai di concedersi e di vivere.

Già….un cuore, un sorriso, un corpo “maschio e femmina”, che molti negli anni hanno cercato in tutti i modi di etichettare, ovviamente senza alcun risultato. Gianna Nannini è un outsider e fa ciò che vuole, esplora e si reinventa ogni volta, andando oltre e vivendo l’amore, l’arte , la passione nel modo in cui dovrebbero essere vissuti, senza limiti e preconcetti. In un mondo sempre più stereotipo, la senese Nannini, attraverso ogni suo piccolo e semplice gesto ti fa capire appieno il senso dell’essere artista. Nel suo mondo non ci vieni accompagnato, ma letteralmente catapultato; e lei irrompe in scena sorprendendo tutti , come solo le grandi dive possono fare.

 

-      In cammino con Augusto

-     Augusto_Daolio

Ci sono persone che entrano nel cuore degli altri, che sono speciali uniche, anche se apparentemente, non hanno particolari e straordinarie qualità. Nei momenti difficili  e nei più lieti c’è una persona che la mia mente richiama: Augusto Daolio.  Augusto  si è guadagnato da tempo un posto di rilievo nella storia della musica italiana ed è stato una delle voci più caratteristiche e originali del panorama musicale nostrano. Il tono vagamente nasale, la sincerità e l’intensità espressive, la figura robusta e il look stile anni d’oro del West Cost, col passare degli anni avevano portato il pubblico a considerarlo un punto di riferimento, ma soprattutto gli anni gli avevano permesso di mantenere intatta la sua popolarità al di là del succedersi delle mode. Dietro i dati di questa curiosa esteriorità, che negli anni era diventata caratteristica, c’era però un’estrema coerenza morale e una fedeltà a scelte politiche fatte all’inizio della carriera, e quindi nei primi anni 60, che lo hanno reso impermeabile ai capricci del mercato e ne hanno fatto in un certo senso l’unico autentico rappresentante di una generazione, che inseguendo il sogno di un mondo migliore aveva cambiato l’universo della musica. E pur con i limiti del mercato nostrano, Augusto, ha svolto un ruolo importante assieme ai Nomadi per avvicinare l’Italia al mondo del rock e per portare nella canzone italiana i contenuti di quella cultura che in America e in Inghilterra rappresentava l’espressione più diretta del nuovo.  Daolio e Beppe Carletti altro leader storico dei Nomadi erano gli unici Beat ad essere riusciti a rimanere sulla cresta dell’onda per 30 anni. Augusto aveva una grande resistenza fisica, teneva concerti lunghissimi, aveva inventato un modo nuovo di stare sul palco, uno scambio affettuoso di biglietti e messaggi con il pubblico. Un pubblico in ascolto di una musica fatta di pensieri e parole profonde con la fattezza di quelle che Guccini considera come piccole storie che non si sono mai messe addosso il nome di poesie. Generazioni  a confronto ammaliate da quella voce che diventava ipnotica quando smetteva di cantare e cominciava a parlare. Da Nomade puro Augusto Daolio aveva attraversato i cinque continenti arrivando anche in Terra Santa con il progetto “ I ragazzi dell’Ulivo”, per adottare a distanza un bambino palestinese. “Socialismo reale” di chi veniva schedato con pregiudizio come complesso comunista o anarchico, infatti gli unici a contestare i Nomadi furono proprio gli anarchici che a Reggio Emilia interruppero il concerto….

Ma Augusto non era soltanto un grande cantante  e leader sul palco, ricordiamo infatti anche le sue opere come pittore e scultore. Daolio  è da considerarsi un artista totale, purtroppo come succede spesso per i grandi, ignorata e sottovalutato dai più. Il rapporto con il pubblico poi, è stato sempre stupendo. August infatti non si è mai considerato un grande , un divo , una star, amava stare con la gente comune, con i fans, o meglio con gli amici che accorrevano numerosi ai suoi concerti. Questo è stato Augusto Daolio , scheggia di un mondo migliore, persona che ha attraversato questo mondo senza mai appartenervi. Grazie alle sue canzoni, è possibile capire la vita, andare avanti, proseguire nel cammino verso il sogno. Dolce evasione dall’ipocrisia, dai falsi sentimenti, dai giudizi dell’altrui coscienza, dei benpensanti e dai perbenisti di ogni risma, volando sulle rotte del cuore e dell’utopia. Mezza Italia canta ancora a squarciagola le sue canzoni, dirette ed immediate, malinconiche  ma senza fronzoli  esattamente come era lui.

Con la scomparsa di Augusto Daolio  avvenuta tragicamente per una forma aggressiva di cancro allo stomaco, sembrava che nel gorgo sarebbe finito anche il suo gruppo. Invece i Nomadi fortunatamente hanno saputo reagire ed insieme agli altri componenti della band sono ancora oggi protagonisti del panorama musicale italiano, con le loro mitiche canzoni.  L’attività musicale di augusto e del suo complesso di cui era leader carismatico, ha segnato un’epoca per i tanti giovani degli anni 60 e 70 le loro canzoni furono una bandiera. Non solo perché denunciavano il grande disagio di una gioventù che si sentiva testimone occulta dell’olocausto e che viveva il malessere di una società in crisi di identità, ma anche perché contestavano l’impostazione di un costume religioso che si reggeva sull’ipocrisia e sul perbenismo.

Anche se quei giovani sono diventati ormai padri o nonni, quelle canzoni continuano a vivere nei loro cuori e l’amore per queste è stato trasmesso ai loro figli. Questo a dimostrare che quando le grandi tematiche della vita diventano “un sentire comune” non esiste un salto generazionale.

F.to Antonio Leo

Collepasso, 2/2/2015

 

  1. Pino Daniele, amico di Vasco, di Augusto e della Nannini, non era un grande comunicatore, si definiva un orso buono, un po scontroso, anche impulsivo. Conviveva benissimo con i suoi problemi al cuore e a entrambi gli occhi. E allora basta con le polemiche, basta con i processi alle intenzioni, basta con le ipotesi, i calcoli, basta con tutto. Fra le tante citazioni comparse in questi giorni sui giornale e sui Social Network, molte delle quali scritte da “fans” che probabilmente non hanno mai ascoltato neanche una canzone, forse la più sincera e commovente è quella della figlia più piccola che diceva: “Anche se adesso starai facendo lo scugnizzo da qualche parte, sappi che qui avremo sempre bisogno di te. Adesso tu suonerai la chitarra lassù e farai sognare gli angeli con la tua musica esattamente come hai fatto con noi qua”. P.S. Basta dunque con tutte le polemiche inutili, questo è il momento del silenzio!

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