OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA……

OLTRE LA DESTRA E LA SINISTRA……

(di Antonio Leo)

L’intellettualità liberista italiana aveva eletto Renzi a proprio campione. E ora si dice delusa perché il PD e, più in generale, il centrosinistra non ne hanno accolto le suggestioni alle primarie. Ma ha senso una simile illusione? Credo modestamente di no. Infatti sui diritti politici e sull’architettura istituzionale, la conseguenza delle diverse culture politiche è possibile e utile. Lo ha dimostrato la costituzione elaborata dopo la 2° guerra mondiale. Lo hanno confermato poi le leggi sui diritti civili, sulle quali si sono formati consensi trasversali basati su scelte di coscienza. E’ invece sull’economia e sul finanziamento alle politiche sociali che si articolò l’opposizione tra le tesi socialdemocratiche e social cristiane, tipiche del PD in Italia e dei partiti socialisti in Europa, e le tesi liberiste tradizionalmente coltivate dalla destra. Perché mai questo duello, che costituisce il sale delle democrazie occidentali, dovrebbe risolversi all’interno di una sola area politica, il centrosinistra o meglio in un solo partito il Pd? Ex comunisti, ex socialisti ed ex democristiani possono pur ritrovarsi sotto lo stesso tetto del PD, visto che, nella politica economica, erano tutti più o meno socialdemocratici. Ma le contaminazioni non possono essere spinte fino alla democrazia che si compie in un partito solo. Per funzionare bene la democrazia ha bisogno di chiarezza e pluralismo. E allora l’intellettualità liberal-liberista dovrebbe chiedersi come mai, nonostante la simpatia dei media e la diffusa voglia di facce nuove, Renzi non c’è l’abbia fatta. Tirare in ballo l’ostilità di apparati che non esistono più (al Pd ne resta uno pari un decimo di quello del Pci degli anni 70) equivale a fuggire davanti alle domande difficili, così come fuggirono gli ex comunisti nel 94 quando attribuirono la propria sconfitta alle televisioni di Berlusconi e non ai propri limiti. Negli Stati Uniti il movimento del Tea Party non pretende di dettare la linea al Partito Democratico. Gli basta condizionare e magari conquistare il Partito Repubblicano. In Italia invece si vorrebbe che il PD diventasse liberista perché, il liberismo sarebbe di sinistra……?!? Ma un conto è il tentativo di egemonia culturale come quello fatto dagli economisti di scuola liberista, ben altro conto è intestare una politica specificatamente di destra all’ altra ala dello schieramento. Una democrazia funzionante ha bisogno di schieramenti politici presentabili. Bisognerebbe inoltre discutere e capire come mai il rientrante sulla scena politica Silvio Berlusconi e i partiti da lui guidati, non siano mai stati ne diventati quel partito liberale di massa che promettevano e ancora stancamente

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promettono di essere.

C’è tutta una storia patria da revisionare, a partire dall’unita d’Italia. Ma c’è anche un ripensamento più radicale sui tempi recenti. Un primo ripensamento è di tipo economico e consiste nell’aver cercato di estendere senza più confini l’area dell’economia di mercato all’interno dell’economia e l’influenza del capitalismo finanziario all’interno dell’economia di mercato. Un altro ripensamento di tipo antropologico riguarda la centralità assoluta attribuita alla competizione, con relativa superficiale mitizzazione della cosi detta meritocrazia, rispetto all’arte della collaborazione e alla gestione politica delle diseguaglianze. Per favorire questo duplice processo si è ridotta l’azione di governo a mero arbitraggio. Con il risultato che i più forti hanno sì sovrastato senza remore i più deboli, ma alla fine hanno rotto il giocattolo dell’economia. Comunque le contaminazioni fanno bene al pensiero. Tutti possono imparare qualcosa da tutti. Dal fallimento dell’Unione Sovietica le sinistre hanno imparato a diffondere delle nazionalizzazioni generalizzate e della pianificazione centralizzata oltre che dal regime a partito unico. Vista la crudeltà del capitalismo, i liberali alla fine del’800 accettarono l’idea, cara all’allora nascente socialismo di limitare per legge a 8 ore la giornata lavorativa. Dalla crisi del 29 uscirono negli Usa e in Italia le leggi bancarie che tagliarono le unghie alla speculazione fatta con i soldi degli altri e l’intervento statale dell’economia, e cosi via.

Oggi come oggi invece, preso atto del successo di Obama, i repubblicani americani a differenza dei partiti immobili italiani, stanno ripensando le proprie scelte. Bisogna però dire che presto o tardi la cultura della destra italiana, dovrà fare i conti con l’età berlusconiana e berlusconista, perché errare è umano ma perseverare è diabolico….e invece quell’area politica continua incredibilmente a perseverare oltre ogni limite immaginabile. E questa è anche una responsabilità alla quale non poteva sfuggire andando a covare il proprio uovo nel nido del PD. A questo punto le domande difficili sono due: come mai in Italia la cultura politica liberale non è più riuscita a conquistare l’egemonia in particolare e soprattutto nell’area politica che gli è storicamente affine e cioè nel centrodestra? E che cosa potrebbe fare adesso in generale per risalire la china? Chi vivrà vedrà….ai posteri l’ardua sentenza.

ANTONIO LEO

Collepasso, 23/12/2012

 

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