OGGI IL REFERENDUM SE DIVENTARE SCHIAVI DELLA FIAT OPPURE NO

 

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 Stralci di interviste rilasciate a dei giornali nazionali di esponenti politici e sindacali, su quanto avviene alla fiat di Pomigliano:

Il segretario nazionale della FIOM Murizio Landini: La Fiom non firmerà mai l’intesa e senza consenso la fabbrica esploderà. Secondo il sindacalista, “il referendum è illegittimo, l’accordo contiene una violazione della Costituzione e in più non c’è libera scelta dei lavoratori“. “Se passa l’idea – ha continuato Landini – che in Italia per fare gli investimenti si possono cancellare la Costituzione, le leggi e i contratti, si va verso un imbarbarimento della società”. Sul referendum nessuna previsione dal sindacalista: “Non facciamo alcuna previsione – ha detto – perché lo consideriamo illegittimo, non diremo mai di votare contro la Costituzione, non c’è libertà, i lavoratori sono sotto la minaccia di un licenziamento. Ai lavoratori però non chiediamo di fare gli eroi e abbiamo invitato tutti ad andare a lavorare – ha aggiunto Landini – ribandendo che se l’intesa rimane così com’è noi siamo contro”.

Paolo Ferrero, segretario nazionale del partito della rifondazione comunista:

“Marchionne mente sapendo di mentire, perché in realtà lui vuole obbligare i lavoratori italiani a lavorare come quelli cinesi, allo stesso costo e alla stessa produttività. E per questo fa i ricatti in stile mafioso come ha fatto a pomigliano…L’alternativa– ha aggiunto Ferrero—non è tra chiudere le fabbriche o lavorare come bestie come vuole Marchionne. Ma politiche economiche che non favoriscano la speculazione finanziaria ma il mondo del lavoroDobbiamo dire si al lavoro e no al ricatto: le due cose non possono stare insieme”. Poi se la prende con il PD: È un non partito, ha dentro 500 cose diverse ma,  al di là di questo, continua a pensare che le politiche neoliberiste siano quelle giuste”.

Tommaso Sodano, consigliere provinciale del Prc, che a Pomigliano vive da trent’anni, ha affermato: “Qualcuno dovrebbe dire alla fiat che se chiude qui dovrà restituire le centinaia di miliardi di euro che ha avuto dallo Stato.

Claudio Fava sull’ipotesi della fiat:

Finchè si tratta di mandare al rogo Berlusconi, “todos Caballeros”: ma se c’è da spendere un pensierino preoccupato sui comportamenti fiat, sui poteri forti del capitalismo italiano, il più decotto e assistito d’europa, ecco che le parole si fanno caute e timide, anche nell’opposizione”  Ad affermarlo è Claudio Fava e continua: “eppure dovrebbe essere chiaro anche nel centro-sinistra che la questione sociale e la questione della legalità democratica sono entrambe sofferenze di un paese malato. Oppure, conclude, si vogliono trasformare i sindacati in bocciofile e lo Statuto dei Lavoratori in una preghiera da catechismo e che non se ne parli più?”

Antonio pizzinato segretario generale nazionale fino al 1988. Sulla vicenda pomigliano fiat: “La vicenda di pomigliano mette in discussione i diritti costituzionali, sess’antanni di storia delle relazioni sindacali in italia e umilia le esigenze psicofisiche della persona che lavora.”

 

Fausto Bertinotti, ex segretario regionale della fiom di torino, ex dirigente e segretrio del pat. Della rif. Com. nonché presidente della Camera dei Deputati. “ Pomigliano non è un caso, è un indicatore di tendenza: un segnalatore dell’incendio che sta bruciando i diritti sociali. Perciò è scandaloso che chi denuncia, giustamente il bavaglio sui diritti dell’informazione non si affianchi alla fiom nel denunciare lo strame di diritto quando questo tocca la vita dei lavoratori… Questo accordo concepisce il lavoratore, come un’entità sospesa tra lo scimmione ammaestrato e il robot. I tempi, i modo di lavorazione, l’organizzazione del lavoro sono stabiliti fuori dal controllo del lavoratore, fuori dal suo saper, dalla sua conoscenza, dalla sua esperienza…Usando lo stato di necessità, la paura, il ricatto la fiat pensa di governare mettendo lavoratori contro lavoratori. Ieri fu drammaticamente così nella marcia dei quarantamila oggi, farsescamente, trent’anni dopo, ci riprova a Pomigliano. Sempre organizzando le marce con i suoi quadri (quanto odio semina questa fiat).”

 DI Luca Gianantoni, Assisi:

In un Paese senza diritti, l’unico diritto è dichiararsi schiavi.

“Il problema di Pomigliano non è se vince il si o il no, il vero problema è il referendum in sé. Quando in un Paese si arriva a porre questa domanda: “Preferisci continuare a lavorare perdendo tutti i tuoi diritti o rimanere per strada senza sapere cosa dar da mangiare ai tuoi figli?”, non è la risposta ciò che conta ma lo constatazione che lo Stato è morto.” 

 

Luigi BERSANI, segretario  nazionale del P.D.:

(AGI) – Roma, 22 giu. – Pier Luigi Bersani e’ tornato ad auspicare la vittoria dei si’ al referendum tra i lavoratori di Pomigliano d’Arco, ma ha anche ammonito la Fiat a rispettare l’accordo. “Mi aspetto che se c’e’ un si’ la Fiat mandera’ avanti senza meno il suo progetto”, ha spiegato il segretario del Pd al termine della direzione nazionale, commentando le ipotesi di un possibile nuovo piano dei vertici del Lingotto.
  “Siamo davanti a un passaggio molto, molto delicato”, ha sottolineato, “rispetto i lavoratori e voglio credere che anche a Fiat si riferira’ a quell’accordo. Perche’ se i lavoratori dicono si’, e’ un si’ a quel che dice la Fiat”. Quanto ai timori che l’intesa apra una breccia destinata ad allargarsi, Bersani ha frenato. “L’investimento deve essere incoraggiato, ma non se ne faccia troppo sbrigativamente un modello”, ha ribadito. Bersani ha poi respinto le accuse di una presunta ambiguita’ del Pd, stigmatizzando “l’egoismo di chi punta il dito sulla flessibilita’ degli altri e difende i meccanismi di protezione dei potenti”.

E io aggiungo, come potrebbe Bersani, con tutti i capitalisti che ha fatto eleggere, dopo aver sostenuto tutte le privatizzazioni possibili e immaginabili con le sue famigerate “lenzuolate”, con quel suo PD che ha fatto partire la precarietà del lavoro a cominciare dal “pacchetto Treu”, dire cose diverse di quanto ora va affermando? Il vero problema è che i lavoratori non si sono ancora accorti di quanto il PD ami l’impresa, l’accumulazione capitalista. E si, è dentro fino al collo, una volta, ai tempi della DC, questa linea ipocrita veniva definita interclassismo, oggi la definiscono di centrosinistra, in realtà è sempre e solo centrodestra. Infatti, ciò che distingue la linea politica del raggruppamento di Bersusconi Fini e Bossi, dai Bersani, Franceschini e Veltroni, consiste solo nella velocità da imprimere a questa deriva fascistoide che si sta delineando già chiaramente a tutti. E buon sonno a tutti coloro che ancora vedono nel PD un’ancora a cui aggrapparsi per salvarsi dall’inevitabile neo-schiavismo. Infine, le nuove entrate fresche fresche nel partito, contestano anche il termine compagni, non lo vogliono sentir nominare. Pare che questi siano stati educati nell’oratorio dove hanno sempre sentiti dire che che i comunisti mangiano in bambini, mica che i preti li violentano. Che menti raffinate! 

 fto Cipputi

Collepasso, 22/6/2010

 

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