Oggi i Pinocchi e i Lucignoli preferiscono andare a scuola.

Oggi i Pinocchi e i Lucignoli preferiscono andare a scuola.

Pietro Giuseppe Errico

A volte mi chiedo se l’amore per il sapere appartiene ai giovani collepassesi.

Non ho motivo di pensare il contrario, a mio avviso tutti, ma proprio tutti amano imparare. Mi riesce difficile immaginare masse di disperati che non hanno voglia di sapere niente.

A Collepasso però questa aspettativa di conoscere, viene continuamente tradita sotto due versanti: da un lato nell’assenza di un riferimento certo e dall’altro nella riduzione della conoscenza a nozionistica.

Ho come l’impressione che i giovani collepassesi siano diventati  improvvisamente ciechi e non avendo trovato maestri capaci di insegnare loro nuovi metodi cognitivi,  quello tattile ad esempio o anche olfattivo o uditivo,  per continuare nella metafora, si siano rassegnati all’idea che è giusto non sapere.

Insomma la voglia di sapere ci sarebbe, ad ogni età e ad ogni condizione,  però l’assenza di quell’unico organo che consentiva l’apprendimento li fa vivere dentro un immaginario che fa loro sentire orribilmente banale e mortalmente noioso l’ordinario.  La loro vita quotidiana sembra non avere più spazio per alcuno slancio, per alcuna commozione,  per alcuno stupore.

Posso quindi affermare, con certezza, che quest’assenza di voglia di sapere nasce da una delusione.

Continuare a coltivare speranze che non trovano riscontro nella realtà, in una condizione di assenza di educatori che insegnino a non scoraggiarsi, aspettando che un aiuto piova dal cielo,  non è un esercizio  facile.

A Collepasso,  poi il quadro oltre che deludente è soprattutto desolante.  Probabilmente sarebbe l’unico paese dove i  Pinocchio e i Lucignolo non andrebbero più nel Paese dei Balocchi,  ma preferirebbero restare  a  scuola  divertendosi molto di più a fare gli insegnanti.

Non voglio sottovalutare i fatti che hanno infuocato il già caldo  agosto collepassese mi chiedo però cosa hanno imparato i giovani collepassesi da quest’assurdo esercizio della politica.

Le tante verità della destra contrapposte ad altrettante verità della sinistra e nel centro questa generazione di nostri figli che vive immersa dentro una cultura in cui nessun modello più tiene, nulla può più essere dato per scontato, derubati proprio di quel sentimento certo della realtà di cui avevano principalmente diritto.

Loro sono lì,  osservano,  scrutano i nostri pensieri guardano il nostro agire. E noi, noi cosa abbiamo da offrire se non la peggiore forma di faida paesana.

Francesco Ria, con il suo intervento “Referendum popolare contro “Fuego”, pericoloso ”inceneritore d’erba” voluto dall’Amministrazione Menozzi…”, non so quanto consapevolmente, ha chiarito in maniera inequivocabile quale assurdo meccanismo muove le due parti in gioco; ci si può addirittura divertire e dare la stessa chiave di lettura. Entrambe le parti sono impegnate a dimostrare quanto l’altra è incapace e inconcludente. Oggi da una posizione, domani dall’altra.

Pinocchio e Lucignolo non più compagni  di avventura  ma personaggi, che pur condividendo lo stesso destino, si sono contrapposti, uno contro l’altro per poi riuscire a dimostrare chi raglia con più forza.

Ultimamente mi ha particolarmente colpito un passaggio del libro “ Di padre in figlio” di Franco Nebrini: Siamo forse la prima generazione di adulti che vive in modo così drammatico il problema della tradizione, cioè della consegna da una generazione all’altra di un patrimonio di conoscenze, di valori, di certezze, di positività, di un’idea buona della vita.”

Non siamo più in grado di far prevalere la cultura dei padri semmai quella degli zii e nel frattempo Collepasso diventa sempre più simile   alla  Paperopoli di Walt Disney: zio Paperone, zio Paperino, Qui, Quo, e Qua tanti zie e nipoti e nessun padre. Oddio ci sarebbe da stabilire quale ruolo ricopre nonna Papera considerato che non ci è dato capire di chi è madre.

Come per i personaggi di Walt Disney,  ad ognuno  una  singola identità, un proprio io un proprio  modo di essere (meglio di apparire) ma niente ci deve tenere legati  gli uni agli altri e, pian piano, avvolti da splendide aure di puro nozionismo diventiamo esperti venditori di conchiglie: oggetti bellissimi, anche misteriosi, da collezionare ma che ormai non conservano più la loro funzione: praticamente inutili.

F.to Pietro Giuseppe Errico.

Collepasso, 27/8/2012

  1. Caro Giuseppe, sì, anche per me, Francesco si sta attardando nel cercar di difendere certe scelte che, con il senno di poi risultano del tutto sbagliate. Corredare poi la simpatica ironia sul diserbante che sarebbe stato utilizzato da questa amministrazione, di foto d’epoca, e, scrivere sul quel sito che ancora si rammarica per quell’operazione non realizzata, assume un sapore di rivendicazione fuori luogo. Ieri, tutti gli esponenti politici provinciali e regionali di centrosinistra, premevano nell’andare avanti e ritenevano giusta e opportuna quella centrale a bio-masse di oltre 20 megawatt. Oggi, anche loro, hanno rivisto le loro posizioni. Le uniche centrali che oggi ritengono buone sono quelle con una potenza di 1 megawatt, alimentate però esclusivamente da quanto si brucia già nelle campagne. Detto questo, nessuno è autorizzato a pensare che quell’occupazione del suolo pubblico sotto il comune operato dall’opposizione di allora, fu dettata da una volontà genuinamente popolare, eh no, c’era eccome della strumentalizzazione politica. L’obiettivo era: mandare a casa l’amministrazione di centrosinistra, non gli riuscì perché noi mollammo quella decisione che oggi possiamo dire sbagliata. Meno male!
    Mi convinsi dell’errore politico, leggendo un drammatico appello di Fidel Castro su internet, il quale lanciava l’allarme che, “le decisioni dell’occidente nel produrre energia dal terreno: olio combustibile per l’elettricità e carburanti per le auto, avrebbero finito col togliere il pane dalla bocca dei paesi più poveri per metterlo nel serbatoio delle auto, o per accendere la luce. Milioni di ettari di terreno non avrebbero più prodotto alimenti per l’umanità, ma energia per il mondo più ricco. I costi degli alimenti sarebbero schizzati in alto e chi non poteva più permetterselo sarebbe morto di fame”. Capii subito che non parlava di fantapolitica, come è costume di ogni buon comunista, ma stava raccontando quanto stava già accadendo.
    E, quando un comunista si accorge di aver commesso un errore, gli corre l’obbligo morale e politico di riconoscerlo e stare attento per il futuro a non commetterne altri. Chi invece comunista non è, e/o non lo è mai stato, tranquillamente continuerà a operare nell’errore. E comunque, quello era l’errore, quello denunciato da Fiel, non l’inquinamento locale del quale tanto blaterarono in quei giorni i vari oppositori.
    In quanto ai cattivi maestri di Collepasso, caro Giuseppe, siamo perfettamente d’accordo. Ti ringrazio per questo tuo intervento che mi ha permesso di sottolineare alcune deficienze politiche collepassesi.
    cari saluti gaetano

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  2. Forse gaetano non ti stai rendendo conto di come vieni strumentalizzato anche tu, usa il tuo blog per andare a toccare la sensibilità di alcuni esponenti della cultura locale, che di certo non vivono di nozionismo: Domenica 2 settembre ore 20 Palazzo Baronale.
    Questo modo di velare dei concetti per colpire delle persone è molto triste. Spero vivamente di sbagliarmi, ma non credo; però mi auguro che tu Gaetano non ti sia reso conto di queste frasi provocatorie verso il venditore di conchiglie.

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  3. si, capita qualche svista o qualche sottovalutazione del contenuto di un intervento. da parte mia nessuna volontà di offendere nessuno, meno che mai l’autore del libro che per giunta deve essere ancora presentato. quindi criticare qualcosa senza prima averla letta, non è cosa saggia, condivido. ciao gaetano

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  4. non credo che il sig. Pietro Giuseppe Errico durante la sua permanenza a Collepasso abbia mai partecipato attivamente alla vita politica e culturale del paese o abbia mai proposto qualcosa per cambiare le sorti di Collepasso quindi mi stupisce il suo improvviso interesse per le sorti della nostra politica e dei nostri giovani. Forse anche lui è caduto nella trappola di “sfoggiare” argomenti nobili per coprire attacchi mirati a persone….ha imparato molto bene come funziona quello che lui definisce “l’assurdo gioco della politica” …… con altrettanta forza. Le conchiglie saranno pure vuote ed inutili ma ognuna di loro avrebbe una storia da raccontare, sono sempre bellissime più belle di chi è pieno ma solo di se stesso. Il 2 settembre al Castello Baronale ci sarà il venditore di conchiglie ed io da collepassese doc ci sarò. hai ragione Gaetano: non è mai saggio criticare qualcosa senza prima averla letta.

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  5. Pietro Giuseppe Errico 30 agosto 2012, 7:41

    Mi sorprende una iena, nomen omen, che si stupisce, dell’improvviso, dice lei, mio interesse per le sorti del mio paese.
    Cosa dovrei fare? Dovrei fottermene, catafottermene, o arraparmi: dimmi tu cosa dovrei fare considerata la tua denominazione di origine “controllata”. Ci mancava pure una certificazione di qualità per garantire il controllo delle coscienze collepassesi.
    Cosa ho fatto per Collepasso, durante la mia permanenza? Nulla, cosa pensavi. I Pinocchi e i Lucignoli, sottolineo il plurale casomai qualcuno pensasse che il riferimento è rivolto ad una sola persona, erano già lì, avevano già cominciato la loro opera di insegnamento nozionistico. Nessuna formazione critica dell’allievo, tante, tante nozioni senza nessun nesso, nessuna coordinazione, sintesi, nessuna possibilità di elaborare un’applicazione pratica.
    Sono andato via, per modo di dire, da Collepasso perché volevo imparare a vivere. Partivano tutti in quegli anni. Chi nell’esercito, chi nei carabinieri, polizia, marina. I miei amici un giorno erano con te a girare sulla villa, il giorno dopo non c’erano più, spariti.
    Mi piacerebbe avere la possibilità di consultare le liste anagrafiche dei nati a Collepasso nel 1963, ma anche degli anni appena precedenti o successivi, e calcolare quanti e chi di questi sono andati via. Provo a ripetere l’appello che il mio primo vero maestro, dopo i miei genitori, Salvatore Tau, leggeva in classe: non è rimasto più quasi nessuno. Sono andati via quasi tutti, ma soprattutto sono andati via i migliori.
    Non so contare le volte che ho visto il film “Nuovo Cinema Paradiso” penso ormai di averne imparato a memoria tutte le battute ma una su tutte fece immediatamente spazio nella memoria:

    “Vattinni chista è terra maligna!
    Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltssimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me.”

    La iena dice che non è saggio criticare qualcosa senza averla letta. Ti chiedo hai letto, ammesso che le iene sappiano leggere, quello che ho scritto prima di criticare così stupidamente. Io non ho mai detto “l’assurdo gioco della politica”…. La politica si esercita con responsabilità e senso civico. Non è un gioco.
    Conosco il peso delle parole, ho imparato a misurarle e utilizzarle nelle sedi opportune perché ho voluto mantenere quel senso critico che oggi mi consente di riconoscere il bianco dal nero, il buono dal cattivo e soprattutto il falso dal vero.
    Non strumentalizzo nessuno. Ho scelto con cura i miei amici e a Gaetano che mi ospita su questo blog riconosco un’onestà intellettuale pura e non condizionabile.
    Non mi sono mai mosso sulla spinta dell’odio nei confronti di nessuno. Quello che faccio è spinto solo dall’amore e dal rispetto per la mia terra, per quella terra che è madre, e per quei semi che, buttati a novembre, hanno il diritto di germogliare e dare buoni frutti.
    In questo momento di crisi, che è soprattutto crisi di valori – sono arrivati alle minacce di morte, non lo dimenticare, capisco che questo per una iena è sicuramente motivo di giubilo – ho esortato i giovani a prendere le distanze dai cattivi maestri, ad imparare anche nuovi metodi di apprendimento, a sviluppare un senso critico. Da allievo, perché non sono pieno di niente, sono e rimango sempre un allievo, ho esortato la scelta di buoni maestri di vita. Avete invece concentrato l’attenzione solo su due parole: di cosa avete paura? Forse di guardare in faccia la realtà?

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