Nuova preda: l’Ucraina

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Putin è incazzato, non digerisce il colpo di stato ucraino con il quale è stato defenestrato il presidente democraticamente eletto mediante una manifestazione a Kiev di facinorosi fascisti, e minaccia, anzi, ha già messo le mani sulla “sua” Crimea senza tanti complimenti. In quanto alle minacce dei soliti anglo-americani, i quali denunciano e minacciano la Russia, ci sarebbe da commentare: “da che pulpito viene la predica!”, oppure: “la Russia sta cercando di imitare l’arroganza dell’Occidente?”

            Infatti, con autentica spudoratezza l’Occidente condanna la Russia di egemonia e di pretese sull’Ucraina e in particolare sulla regione della Crimea con parole che fanno venire in mente le stesse che ha sempre avanzato la Russia nei confronti dell’Occidente tutte le volte che questi ultimi invadevano e demolivano intere nazioni sovrane. Negli ultimi vent’anni la Russia e il suo Putin hanno dovuto assistere all’invasione e allo spappolamento della Jugoslavia, ridotta, dopo centinaia di miglia di civili massacrati, in tante piccolissimi statarelli in lotta tra loro. Poi venne il turno dell’Irach, altri massacri, altri spappolamenti di una nazione sovrana; poi l’Afganistan, qui massacri sono ancora in corso; la Libia, altra nazione che non si adeguava agli interessi dell’occidente, quindi, via anche questo, altri massacri ancora in corso, infine stavano tentando, sempre con il solito metodo di armare gli oppositori per poi poter dire che intervenivano per mettere ordine democratico, anche in Siria. Ma questa volta in Siria la Russia avendo interessi vitali di carattere militare, ha imposto all’ONU il suo veto, così l’invasione si è fermata, ma i massacri continuano foraggiati dalle potenze nostrane, nonché dai nostri amici petroliferi del Golfo Persico: Arabia Saudita e Kuwait. Alla fine, l’obiettivo vero di questi petroliferi niente affatto democratici, però nostri buoni e grandi amici, resta non solo di fare a brandelli la Siria ma anche far a pezzi la pretesa di egemonia dell’Iran nel Golfo Persico. Che cavolo centriamo noi italiani in questo loro sporco gioco è difficile da capire.

Ma cosa c’è realmente dietro a questi processi dissennati che l’Occidente realizza. Già, dimenticavo: “esportare la democrazia”, dicono, un’autentica balla che non la bevono più neanche i bischeri. Infatti, ci fosse almeno uno di questi Stati messi sottosopra dalle armate democratiche, che fosse riuscito a far venir fuori  una democrazia degna di questo nome, qualcuno se la poteva bere questa balla. In realtà si è sempre trattato di inconfessabili interessi economici, nient’altro che questo: egemonia economica e politica nonché controllo delle fonti energetiche. Credere quindi alle pie volontà democratiche dell’armata occidentale, la quale esporterebbe la democrazia sulla punta di missili, è una di quelle balle che farebbe ridere anche il più incazzato dei democratici. In Ucraina, a partire dalla Crimea, si rischia lo stesso disastro che è stato realizzato dalle armate Occidentali in altri paesi, altro sangue quindi scorrerà e saranno ancora una volta i pacifici cittadini, gli indifesi di quella nazione a versare il sangue per colpa dei soliti facinorosi imperilisti.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 8/3/2014

P.S.

Ritengo opportuno inserire una più dettagliata informazione su cosa bolle in pentola tra Kiev e Mosca, nonché una foto di dimostranti nazifascisti a Kiev.

 

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Da contropiano.org: Controinformazione su Kiev

Kiev, fascisti al potere: attacchi a comunisti ed ebrei. Che pensano all’evacuazione.

bruci bandiere

Martedì, 25 Febbraio 2014 09:47 Marco Santopadre -

A Kiev si discute del nuovo governo, che nelle dichiarazioni dei nuovi padroni dovrebbe essere di ‘unità nazionale’, in attesa dei risultati delle elezioni del 25 maggio che si preannunciano fortemente condizionate dalla spaccatura del paese in due e dallo strapotere delle milizie di estrema destra che controllano gli edifici istituzionali e continuano le loro scorribande contro sedi politiche, sindacali e culturali. Dopo aver abolito il bilinguismo concedendo solo all’ucraino lo status di lingua ufficiale in un paese dove per metà della popolazione il russo è lingua madre, ora i deputati nazionalsocialisti (è una definizione che danno di sé stessi, non una nostra forzatura) di Svoboda pretendono la chiusura di tutti i canali televisivi che emettono in russo, ed hanno presentato già una proposta di legge in questo senso mentre alcune emittenti hanno già dovuto cessare le trasmissioni a causa delle minacce. Svoboda e alcune frange dei partiti più ‘moderati’ – Udar e Patria – insistono anche sulla messa fuori legge del Partito delle Regioni e del Partito Comunista.

Finora sono stati proprio i comunisti gli obiettivi preferiti degli squadristi del partito di Tyagnibok e delle milizie di Pravyi Sektor, che continuano ad occupare piazza Maidan e soprattutto ad assaltare e distruggere le sedi dei propri nemici politici.

L’ultima azione quadristica ha preso di mira la casa del segretario del Partito Comunista Ucraino, Petro Simonenko, nel villaggio di Gorenka, vicino a Kiev. Una squadraccia delle cosiddette ‘autodifese di Maidan’, col volto coperto, ha sfondato la porta dell’abitazione di Simonenko ed ha appiccato il fuoco lanciando alcune bottiglie molotov al suo interno.

Ma nel mirino di una estrema destra che sempre spadroneggiare, forte della protezione e della complicità della nuova maggioranza parlamentare, non ci sono solo i comunisti e i sindacati. Anche la consistente comunità ebraica è diventata oggetto di minacce e aggressioni, iniziate del resto già nei mesi scorsi quando numerosi ebrei di Kiev sono stati aggrediti e pestati.

L’ultimo episodio risale a ieri, quando alcune bottiglie molotov sono state lanciate contro la sinagoga di Zaporozhie, località a sud est della capitale, dove nei giorni scorsi i fascisti avevano attaccato la sede del consiglio regionale e poi la sede del partito comunista. La sinagoga – che si chiama Gymat Rosa ed é stata aperta nel 2012 – ha riportato danni limitati.

Ma nella comunità ebraica ucraina si sta diffondendo un forte timore, tanto che uno dei due rabbini capi del paese, Moshe Reuven Azman , ha invitato gli ebrei di Kiev a lasciare la città e se possibile anche il Paese, temendo l’inizio di una vera e propria persecuzione di massa. Azman ha chiuso le scuole della comunità ebraica e si limita ora a guidare tre preghiere quotidiane ed anche l’ambasciata israeliana ha raccomandato ai membri della comunità ebraica di limitare al massimo le uscite dalle loro case.

 

Scrive l’inviato della Stampa Maurizio Molinari: “Le preoccupazioni di Gerusalemme riguardano il fatto che «Svoboda» (Libertà) oltre ad avere il 10 per cento dei seggi nel Parlamento ha alle spalle una ventina di formazioni di estrema destra che, nel complesso, arrivano a rappresentare circa il 20 per cento di una popolazione di 46 milioni di abitanti”.

Le autorità israeliane non hanno perso tempo e nel tentativo di sfruttare a proprio vantaggio la situazione determinata dall’ascesa al potere di partiti razzisti e antisemiti hanno inviato a Kiev un ‘team di emergenza’ con l’obiettivo di convincere gli ebrei ucraini a trasferirsi in Israele. La comunità ebraica ucraina censita ufficialmente conta circa 70.000 membri, ma secondo le istituzioni ebraiche sarebbero molti di più, circa 200mila.

Durante la guerra e l’occupazione nazista, gli ebrei ucraini furono sterminati dai nazisti e dai gruppi nazionalisti ucraini filonazisti a cui oggi si richiamano alcune delle organizzazioni ucraine che hanno assunto il potere dopo il colpo di stato.

Martedì, 25 Febbraio 2014 13:28

 

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