NOTE DOLENTI SULLA DIFESA

NOTE DOLENTI SULLA DIFESA                                                                                  Di Antonio Leo

Forse è il momento di considerare l’articolo 11 della nostra costituzione. E ripartire da lì. L’Italia si legge, ripudia la guerra, come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Dopo gli orrori del 2° conflitto mondiale, l’Italia faceva a se stessa una promessa: valga solo la forza della ragione. Si smetta con le ragioni della forza, sostenute con le armi. In questi ultimi anni però, per aggirare il dettato costituzionale, si è fatto uso di ogni controversia verbale.

Oggi l’Italia ha una grande opportunità, di discutere in parlamento sul modello di difesa. E su un poderoso taglio alle spese militari. A maggior ragione in tempi di grave crisi economica, il ministro della difesa ha annunciato la riduzione del personale e la rinuncia ad alcuni caccia bombardieri F35 che dovrebbero sostituire contemporaneamente i “Tornado” e gli “AMX”. Non ne compreremo più 131, ma soltanto 90. Questo però rischia di essere solo fumo negli occhi. I tagli alle spese in realtà, sarebbero solo artifici contabili. Una partita di giro per acquistare nuovi sistemi d’arma. Dal bilancio della difesa, in realtà, si sottrarrebbero solo pochi euro. Altro che recuperare ingenti risorse per le scuole, ospedali e posti di lavoro per i giovani.

E poi nelle stesse ore in cui il ministro rendeva nota la riduzione degli F35, la ditta che li costruisce (Lockheed) , si affrettava a precisare che il conto astronomico per ogni cacciabombardiere era destinato ad impennarsi ulteriormente. Nel 2012 le spese militari ammonteranno complessivamente a 23 miliardi di euro. Si fa fatica a intaccare questa montagna di soldi. Ai cittadini e alle famiglie invece, si chiedono ulteriori sacrifici e tagli ai loro miseri bilanci.

Forse perché non hanno santi in paradiso o stellette sulle divise. Un dato colpisce, tra tanti, oltre al massacro del terzo settore e al seppellimento del principio di sussidiarietà, si riempiono invece gli arsenali. Sono periodi decisivi per decidere di tagliare drasticamente le spese militari e rivedere come da me auspicato nell’articolo”Era meglio quando era peggio”, il nostro modello di difesa. In parlamento, i pochi che lavorano per coniugare; “buona politica” e “buoni principi” agiscono in un assordante silenzio.

ANTONIO LEO

Collepasso, 17/5/2012

  1. IL CARO VECCHIO SPILLONE L’aereo è quello della foto)
    di Antonio Leo
    I vecchi piloti che lo hanno guidato per anni non smetteranno mai di rimpiangerlo, quelli che non hanno avuto modo di farlo non si rassegneranno mai al fatto di non averlo mai potuto pilotare. Sta di fatto che tutto ciò che rimane di lui, è pura nostalgia. Sto parlando dello spillone per antonomasia che nessuno mai potrà dimenticare, al secolo F104 Starfigther. Anche se quei tempi sono ormai remoti e la tecnologia nel settore aeronautico ha fatto passi da gigante, sarebbe bello risentire ancora quei compressori urlare sino allo spasimo per imprimere ai reattori i giri necessari per innescare l’avviamento della turbina, che produceva quell’ululato a volte anche un po’ sinistro che caratterizzava il “centoquattro”. Sul mitico “Starfigther”(cacciatore di stelle) sono stati consumati fiumi di inchiostro. La sua storia è ben nota a tutti gli appassionati di aeronautica, dagli albori della sua progettazione per arrivare fino agli ultimi giorni della sua lunghissima carriera nelle fila dell’Aeronautica Militare. Rimasto in servizio per quasi 50 anni anche per i ritardi dovuti all’Eurofigther, esso ha ricoperto quasi ogni ruolo nell’aviazione italiana, dalla caccia, al bombardamento sino alla ricognizione. Nonostante le limitazioni e incapacità di adeguarsi ai tempi, il 104 è stato un velivolo importante per l’AMI. Le statistiche parlano di circa un milione di ore di volo sino a tutto il 1997, la carriera dello spillone è stata senza dubbio di grande spessore e importanza, e in generale chi ha avuto il compito di pilotarlo ne è rimasto sempre entusiasta. L’F104 era infatti un aereo eccezionale per i tempi, esuberante per velocità e potenza, aveva un solo difetto, non lasciava il tempo di pensare. Le sue prestazioni infatti ne facevano una macchina da pilotaggio molto impegnativa rispetto agli altri aerei del tempo. Ciò provocò una serie di incidenti che non lasciavano scampo alle basse quote. In Italia a causa di alcuni incidenti occorsi, la stampa generalista gli appioppò il triste nomignolo di “bara volante” o anche “fabbricatore di vedove”. Comunque la carriera italiana dello Starfigther, capace di volare da Torino a Roma in meno di 20 minuti, fu di grande intensità ed importanza malgrado l’alto tasso di incidenti. Il 104 è stato sicuramente uno degli aerei più importanti del dopoguerra, con oltre 2500 esemplari prodotti in tutte le versioni, che hanno servito 14 nazioni del mondo, costituendo per decenni la punta di lancia di molte aviazioni compresa l’Italia. La radiazione di questo aeroplano a fine anni 90 ha rappresentato per l’Italia la fine di un’ epoca, quello del vecchio esercito e delle forze armate di leva. Lo spillone rappresenta per me un mostro sacro, un amore platonico. In fondo in fondo mi sento un po’ “centoquattrista” anch’io, che da ragazzo lo vedevo volare nel blu dipinto di blu degli azzurri e soleggiati cieli di Puglia.

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