Non tutti i mali vengono per nuocere

2005931.jpgChi è l’imprenditore, chi è il mafioso? 

Infatti:

Prendiamo Berlusconi, questo, a mio parere, è un elemento che riuscirà a fare chiarezza intorno all’ambiguità del capitalista e del suo sistema economico. Farà cadere, anzi, ha già fatto cadere la maschera, a quel perbenismo di cui si ammantano tutti i ladri legalizzati.             Osserviamone il cammino; prima del fascismo, c’erano già i capitalisti e i loro utili idioti al governo, governo sedicente democratico. In realtà, operava da comitato nel loro esclusivo interesse; c’era aperto, all’epoca, il grosso problema dei mercati, i quali, per poterli dominare erano necessarie delle guerre. Fu così che, vollero e ottennero il fascismo con tutte le sue manie di grandezza, di interventismo, di impero.  Lo finanziarono, lo portarono al potere, imposero guerre, fecero ulteriori grandi affari già con le guerre e, tentarono di allargare gli orizzonti mercantili. Ma ahimè, la guerra fu persa, ma a perderla, guarda caso, ancora una volta, non furono loro, ma i loro burattinai e, a pagarne le conseguenze, furono chiamati oltre alla classe di utili idioti fascisti che essi stessi avevano voluto al governo, anche il popolo italiano che in buona parte era divenuto tanto imbecille da credere che era giusto e necessario massacrare altri popoli per garantirsi un migliore tenore di vita. Ancora prima che finisse la guerra, ma la sua sorte era già segnata, i soliti ladri legalizzati, abbandonano al suo destino il fascismo e  iniziano a finanziare i partigiani bianchi, stando bene accorti a sabotare i rossi, notoriamente niente affatto idioti. Ed ecco i nuovi comitati dei padroni, sono già al lavoro, insieme a sacrestie parrocchiali e curie vescovili, fanno ritornare alla grande la solita vecchia musica, il solito governo dei padroni, il solito comitato d’affari di lor signori. Dopo un po’, qualcuno cominciò a porsi e a porre domande di questo tipo: “ma secondo voi, i padroni, sono più furbi, più belli, più intelligenti di noi politici?” In coro risposero, “eh no! niente affatto!”  Allora mi volete spiegare perché noi politici gli dobbiamo regalare su piatti d’argento delle leggi con le quali li rendiamo ricchi miliardari da un giorno all’altro? Mentre noi, che li rendiamo tali, dobbiamo consolarci come meschini di quanto passa il convento, pardon il parlamento?” Questa lucida, e niente affatto bischera considerazione, fu alla base della loro ideologia e prassi tangentizia. Ed iniziò così l’era della tangentopoli. Ancora una volta a pagare, non furono i padroni che chiedevano soldi dello stato a questo o quel politico, ma furono i politici che, dopo aver arricchito il padrone, aveva intascato solo una modestissima percentuale sull’affare.  Però, poverini i padroni, non erano disposti a pagare la tangente, volevano i soldi dello Stato senza pagare tangenti né al politico né pizzo ai mafiosi, notoriamente quest’ultimi, concorrenti dei politici sulla stessa piazza. In questa stretta, nei primi anni novanta, ci fu un padrone che scocciato più di altri da tangenti a politici e pizzo ai mafiosi, i cambio di grossi affari, decise di far tutto da se. E scese in politica.  Ora i capitalisti, i così detti ladri legalizzati, unitamente ai mafiosi dal colletto bianco, sono al potere, restano fuori solo i picciotti con la lupara, mentre cupola e capi bastone sono in parlamento. Se c’è qualche legge o leggina che intralcia i  loro loschi affari, nessun problema, si abroga e se ne fa un’altra alla bisogna. La magistratura poi! ho si lascia comprare, oppure gli si tolgono le risorse finanziarie mettendola nelle condizioni in cui non ha più neanche la carta per scrivere una sentenza.  Prima, con le elezioni, vinceva solo il padrone, ora festeggiano anche i mafiosi e, persino quel benedettosecicesimo è della partita, il quale, come è sempre stata consuetudine di quel “sacro soglio”, continua a gozzovigliare  con padroni e mafiosi. “E’ Cambiato tutto, ma tutto è esattamente come prima”.

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