Monte dei Paschi di Siena

Monte dei Paschi di Siena uno scandalo firmato PD.

Ovvero, propaganda elettorale con i “derivati” bancari.

        C’erano una volta le banche che raccoglievano risparmi dei cittadini e, su richiesta, li prestavano alle imprese. Poi tra la fine degli anni novanta fino ai nostri giorni, hanno scoperto e inseguito la speculazione finanziaria: fare soldi con i soldi. Anche molte imprese capirono il “nuovo” che avanzava e invece di investire in ricerca e nuove tecnologie, iniziarono anche loro a speculare. E il lavoro, la produzione di manufatti, divenne così un optional. Ora siamo arrivati al punto che il volume del denaro è lievitato fino a dieci volte più del PIL mondiale. Insomma c’è chi si è arricchito sul nulla e mandato alla fame interi popoli. Pazzesco! Ma è il capitalismo, bellezza! Quello italiano poi è messo anche peggio, se penso che una banca che specula fa perdere voti al centro-sinistra e fa guadagnare voti al centro-destra che compra per venti milioni un Balotelli al Milan, beh, è evidente: la democrazia nel nostro paese è ridotta agli sgoccioli.

 Ora ci scandalizziamo delle furberie della MPS e si cerca di mettere in croce il PD, facendo diventare l’operazione truffaldina del Monte dei Paschi di Siena uno strumento di propaganda elettorale. Mentre a questa condizione ci hanno portato, in modo particolare, tutte quelle teorie liberiste sostenute soprattutto dai liberali del centrodestra.  E puntualmente Monti consiglia: “via i partiti dalle banche“, con risposta più che congrua di Bersani: “via le banche dai partiti“. Infatti, che il P.D. sia più coinvolto di altri partiti nella gestione indiretta tramite le fondazioni bancarie che hanno consentito operazioni truffaldine con i loro prodotti bancari “derivati”, e che quindi sulla questione del Monte dei Paschi debba vergognarsi più di altri, è una cosa che non sta in piedi, ma è certamente un bel polverone sollevato dalla destra contro il PD. Magari è il caso di ricordare, agli smemorati, che il falso in bilancio, a suo tempo reato, fu il Governo Berlusconi a depenalizzarlo.

Non si deve dimenticare, inoltre, che le banche, a suo tempo pubbliche, decisero di privatizzarle al tempo della D.C. e P.S.I. Fu in quel periodo che si decise per le fondazioni,  al fine di non lasciare le banche del tutto al libero arbitrio del mercato, ma di poterle controllare e fornire una specie di cassa di compensazione. Fu questo il motivo di fondo per cui furono costituite. Fondazioni nelle quali dovevano essere presenti le amministrazioni locali allo scopo di far convergere gli interessi delle banche con l’attività delle strutture produttive del territorio. È da sottolineare, inoltre, che l’ex sindaco di Siena, PD, il giorno in cui chiese spiegazioni alla fondazione su alcune operazioni discutibili della banca, finì defenestrato. Esempio, questo, significativo del fatto che nel PD c’era e c’è gente onesta, secondo i parametri capitalisti, ovviamente, ma ci sono anche dei furbacchioni che pensano solo al loro tornaconto personale, come in tutti i partiti del resto.

Quindi, quando la destra urla l’eventuale furberia del PD penso al bue che dà della cornuta alla lumaca. Inoltre non sarebbe idea seria pensare che fossero i politici a fare lobby sulle banche, lo sanno pure le pietre che le pressioni delle lobby funzionano se c’è potere economico da una parte e persone disponibili a vendere la loro coscienza dall’altra. Comunque, ogni persona un po’ informata sa bene che le privatizzazioni in ogni caso non sono cose di sinistra nè sono mai state funzionali agli interessi delle masse lavoratrici, ma sono sempre diventate praterie dei soliti noti. E in fin dei conti, sono i massimi dirigenti della banca ad essere indagati, gli esponenti politici al massimo sono responsabili di mancato controllo, chi per disattenzione, chi per tornaconto personale. Forse però, non tutti i mali vengono per nuocere? Sta di fatto che, gli stessi che ieri hanno privatizzato, oggi prospettano di nuovo la nazionalizzazione, e  oltre del Monte dei Paschi si discute anche dell’Ilva di Taranto e si fa concreta la possibilità di farla ritornare azienda di Stato come lo era quando rispondeva al nome di Italsider. 

Però, se per un partito che non si vergogna di dichiararsi filo capitalista è normale (le varie destre politiche, da sempre sostenitrici del meno Stato e più mercato), la gestione, la supervisione di servizi bancari che sconfinano in operazioni finanziarie diventa deprecabile per un partito che si dice di sinistra (mi ritorna in mente”abbiamo una banca?” di Fassino).

Il fatto che sia entrato in quel meccanismo capitalista e non sia riuscito a tenere la barra dritta verso gli interessi del territorio così com’erano nello spirito di quelle fondazioni, è atteggiamento sicuramente da censurare. E non poteva non finire nella bolgia del gioco sporco della finanza. Del resto,  che il PD avesse perso il suo DNA di sinistra era da tempo cosa nota ai più attenti alle cose pubbliche e agli opportunismi politici.

Quindi, chi ha interessi di classe (lavoratori, pensionati, precari, disoccupati), farebbe bene a prendere coscienza che di sinistra, in quel partito, c’è ben poco e che ormai da molti anni vive di rendita (credibilità) del suo passato remoto, quando di sinistra era impregnato ogni singolo militante e dirigente. Era il tempo del grande PCI, era il tempo di Togliatti, Longo, Berlinguer.

Fu Occhietto a praticare l’eutanasia al PCI, e nacque il PDS, ulteriore manovra verso il centro e fu il DS, infine imbarcarono i democristiani della Margherita e fu il DP. A questo punto i dirigenti del grande PCI, da ex comunisti erano diventati interclassisti e, contro coloro che si ostinavano a sostenere che il comunismo è oggi più che mai una teoria politica validissima, si scatenarono contro questi superando in astiosità e vilipendio tutti i democristiani fin qui esistiti. E diventarono così i più incalliti anticomunisti che abbiamo mai conosciuto.

Una frase storica che segna questo cambiamento politico la pronunciò D’Alema quando disse: “lavoratori scordatevi il posto fisso”. La spudoratezza di cui sopra la si può cogliere per intero quando si ricorda che lo stesso dirigente politico incoraggiava, pochi anni prima, i lavoratori a urlare nelle manifestazioni: è ora, è ora, il potere a chi lavora”. Dimostrazione lapalissiana del loro cambio di casacca politica.

Perciò credo si possa dire senza paura di essere smentiti che i lavoratori e pensionati che in buona fede votano PD convinti di votare per una linea politica di sinistra, e quindi nel loro interesse, commettono un errore che produce del danno ai loro stessi interessi di classe. In quanto ai militanti di quel partito, i quali sanno bene di che pasta è fatta la loro linea politica, quando affermano di essere di sinistra non la raccontano giusta. E questo è poco ma sicuro. Della sinistra, di ciò che la sinistra fu, in Italia son rimasti solo dei “ frizzuli” e persino “sparpaiàti”. È nell’interesse dei ceti meno abbienti rafforzare quella parte di sinistra sopravvissuta al “pensiero unico”del “turbo capitalismo”. Per tutto ciò concludo, con convinzione, che è anche loro interesse votare per la formazione che è più a sinistra del centro-sinistra di Bersani, e cioè, “Rivoluzione Civile”. Certo non è il massimo per un comunista, ma di certo è il meno peggio.

F.to gaetano paglialonga

Collepasso, 1/2/2013

 

  1. Ma non sarebbe più coerente per te votare per il partito comunista di Ferrando?

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  2. giacomo grippa 14 febbraio 2013, 23:18

    Si va diffondendo, tra i candidati, una corsa ad apparire con un cane.

    La nuova tendenza, mira ad apparire fedeli e raggiungere al cuore gli elettori cinofili.
    Sicuramente istituiranno in Paralmento, dopo l’asilonido, anche un cinonido.
    E per gli amanti di Grillo?

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