MONSTERS OF ROCK

MONSTERS OF ROCK

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-       Diamante Grezzo

Ha goduto solo pochi anni della sua fama da rockstar e ha trascorso il resto della sua vita da invalido: Syd Barret, componente leggendario del gruppo dei Pink Floyd. Accanto a Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin ecc fa parte delle famose vittime della droga della fine degli anni 60, anche se, al confronto di altri, lui sopravvisse. Inizialmente era Syd, studente d’arte, il creativo dei Pink Floyd( Fenicotteri Rosa). “Psichedelico” significava per lui comporre canzoni fantasiose, enigmatiche come prima non si erano mai sentite. L’esordio dei Pink Floyd fu interessante, suonavano durante la metà degli anni 60, negli standard del rock’n’roll londinese, fino a quando non entrarono in contatto con il movimento hippie di San Francisco. All’inizio Barret scriveva una canzone dopo l’altra. Ma già nel secondo disco (Lp) dei Pink Floyd, il suo contributo si era ormai limitato ad una sola canzone. LSD lo aveva distrutto. Durante gli ultimi concerti a cui partecipò, fu portato con la chitarra a tracolla sul palcoscenico. Era immobile, non sapeva dove fosse. Era triste, incredibilmente triste. Aveva le lacrime agli occhi. In passato barret appariva come il genio creativo in grado di intuire il paradosso della vita per poi perdervi il senno. Gli occhi di Syd sembravano essere il portone che conduce ad una nuova sfera; si trattava di una nuova esistenza affascinante nella quale le leggi limitanti della realtà non erano più valide. Tuttavia la sua fine fu  misera. Non era più possibile andare avanti con Barret che non riusciva a venir fuori dalla droga e aveva il cervello ormai distrutto dagli acidi (trip), così che la band prese la decisione di buttarlo fuori e ciò con grande dispiacere visto che in seguito gli dedicarono la canzone “ Shine on you crazy diamond. Syd Barret è morto nel 2006 anche se ormai da tantissimi anni viveva come un vegetale, i Pink Floyd invece mantengono tuttora la loro immensa popolarità, anche se come i Beatles e a differenza dei Rolling  Stones non suonano più insieme, continuando però a stregare orde di fan in tutto il mondo e di ogni generazione.  Difficile immaginare una band più popolare, più inossidabile dei Pink Floyd. Certo ci sono i Beatles, ma loro in Floyd più ancora dei “favolosi quattro”, riescono a rinascere(metaforicamente) ogni volta per ogni nuova generazione, la loro musica non è fatta di nostalgia e di ricordi ma di attualità e di passione. No! I Pink Floyd non sono ancora un oggetto da museo, la loro storia e la loro musica (il rock progressive) sono perfettamente in sintonia con i nostri giorni, perché loro parlano di noi, delle nostre paure, dei nostri sogni, dei desideri e dei misteri della nostra vita e di come è, o ci piacerebbe che fosse. E il loro suono ha ancora la capacità  intatta di stregare chiunque lo ascolti, con quei suono al limite del crepuscolo e delle zone oniriche iniziate agli albori con Syd Barret e poi continuato dal resto del gruppo, dove tutto sembra scomparire tra realtà e irreale in un universo sospeso tra razionalità e follia.  Come una musica capace di andare oltre la musica!

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-      Il Principe e la Regina

Freddy Mercury è stato uno dei più grandi front-man di tutti i tempi. Ma anche il più misterioso. Il suo genio musicale e la sua incompatibile creatività gli hanno fatto conquistare l’adorazione di milioni di fan, eppure pochi sino ad oggi hanno potuto penetrare nel suo privato, conoscere le sue origini o addirittura incontrare l’uomo che lui temeva di essere. Un individuo timido e affascinante, deciso a sperimentare ogni eccesso, compresi quelli che gli abbreviarono drammaticamente la vita, pur di esprimersi. Freddy Mercury era il cantante dei Queen. I Queen sono stati per lungo tempo la band simbolo di un certo rock planetario. Erano potenti sul palco, ironicamente sfrontati, gustosamente melodici, moderatamente aggressivi, un bel mix per un suono e un’immagine diversa dagli altri. Il loro rocker infatti al secolo Freddy Mercury era un  vocalista apparentemente più grezzo, preferiva il colpo allo stomaco che il corteggiamento dell’intelletto, un front-man diciamo diretto e sfrontato che non ha l’ambiguità occhieggiante di Mick Jagger(Rolling Stones) e di Ozzy Osbourne(Black Sabbath), nè la sensualità ancheggiante di Robert Plant (Led Zeppelin), Bon Scott (Ac/Dc) e Ian Gillan (Deep Purple). La sua è una maschera greca che passa da commedia a tragedia a videoclip in un batter d’ occhio. Freddy è –insomma- vocalist, pianista, front-man e rocker allo stesso tempo e tira fuori i suoi punti forti come autore di grande sensibilità per una vita da vivere con intensità e con pazzesco desiderio di esserci, bisogno di amore e di amare. Freddy Mercury moriva 21 anni fa di Aids. I Queen sino ad allora stavano bene nel loro ruolo, ma con la morte di Freddy arrivarono la disillusione e il disincanto. Ognuno raccoglie i propri cocci: chi ritirandosi, chi sbronzandosi, chi andando dall’analista. Di sicuro nel bene e nel male nessuno dei Queen avrebbe potuto continuare dopo la morte di Mercury, poiché loro erano una band istintiva più che colto riflessiva come i Pink Floyd o Brian Adams. E anche perché Freddy era un cantante di enorme qualità e versatilità, poi perché era una macchina di produzione di canzoni, con un deciso intrecciarsi di vita on stage e vita personale, di rappresentazione teatrale rock esagerata e sentimenti da comunicare e che raggiungono il massimo coinvolgimento dal vivo(live).

Che “Lo spettacolo deve continuare e show must go on) non è forse solo una canzone, visto che assomiglia a un testamento tragico-epico quasi prometeico, ma d’altra parte ricordiamoci che Mercury, appassionato di teatro conosceva a menadito i tragici greci. Ma vorrei capovolgere il discorso: una delle canzoni più importanti dei Queen, è di certo “Somebody to love”. Aver bisogno di qualcuno da amare e di qualcuno che ci ami (in generale) penso sia il vero desiderio di Freddy. E allora preferisco pensare che quello “spettacolo che deve continuare” ed andare avanti a cui si riferisce la canzone dei Queen forse non sia stata la rappresentazione del rock che deve andare avanti ugualmente, dato anche che con la morte di Mercury i Queen hanno cessato l’attività musicale, quanto il fatto che quella domanda di amare e di essere amati non si può fermare mai, neppure in quell’ultimo momento…..

-      Autostrada per l’inferno

Nel mondo della musica e del rock in particolare esiste purtroppo un numero altissimo di personaggi deceduti in modo tragico, per lo più a causa di comportamenti direttamente e indirettamente collegati a modi di vivere per così dire da rockstar. La lista di  questi uomini è lunghissima, da Jimi Hendrix a Janis Joplin a Jim Morrison a Jonh Bonhan a Freddy  Mercury. L’elenco potrebbe continuare a lung, e di ognuno di loro ci sarebbe qualcosa di importante da dire, ma tra questi uno in particolare viene ricordato meno di altri, nonostante abbia scritto pagine importanti per il rock ed abbia impersonato meglio di tutti l’immagine del rocker e frontman da palco. Sto parlando del cantante di origini scozzesi Bon Scott, il leggendario cantante degli AC/DC dei fratelli Angus e Malcolm Young. Le cause della morte di Bon non sono mai state chiarite con assoluta certezza  e se il referto ufficiale parla di intossicazione da alcool, accomunando il decesso a quello di tante altre rockstar, è probabile o almeno possibile, che a determinarne la morte siano stati anche altri fattori che potrebbero aver influito come concause. In particolare un rigurgito nel sonno potrebbe averlo soffocato e la temperatura freddissima avergli causato una congestione, inoltre Scott soffriva di asma, si tratta comunque di dettagli che non spostano la sostanza dell’accaduto. Quel che più conta è sottolineare l’importanza di Bon come cantante, come icona di un modo di essere rock, pregi e difetti compresi, ma anche il fatto di essere un uomo pieno di debolezze e insicurezze. Un uomo che fu il prodotto di un’ infanzia da semi-disadattato, sempre in rotta con le autorità, rissoso e attaccabrighe, finito in prigione con l’accusa di aver fornito false generalità alla polizia, con l’accusa di aggressione e pestaggio e così via, e che scontò poi una pena maggiore per altre accuse rimediate direttamente durante la prigionia. Un uomo giudicato inadatto anche al servizio militare, con una grande e irrefrenabile passione per il whisky, per le auto sportive e per la musica rock dei Deep Purple, dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath. Quello che Bon Scott ha lasciato in eredità, è un gusto irrefrenabile  per la ribellione, per il rock, per l’ironia in musica che  specialmente oggi andrebbe recuperato, un gusto che egli ha trasportato nei suoi testi e nel suo modo di stare “on stage”, lieve e deciso allo stesso tempo, disincantato e nervoso con lo sguardo a vagare verso qualcosa che esisteva solo nella sua testa. Un uomo in grado comunque di analizzare con lucidità la propria vita nelle lettere spedite alla prima moglie dalla quale si evincono sogni, bellezze, aspirazioni e desideri comuni tra noi umani.

Della storia degli australiani AC/DC con Angus Young e Brian Johnson, il cantante anche lui scozzese che sostituì Bon Scott dopo la sua morte e dopo l’ultimo album di Bon, Higway to Hell(1979) e che partendo dal 1980 con l’album Back in Black, secondo album più venduto della storia, già in parte scritto al momento della morte di Scott, e poi a lui dedicato, e che li porterà ad attraversare i decenni e a giungere attivi fino ai nostri giorni, sappiamo praticamente tutto ed oltretutto ciò non attiene all’oggetto di questo scritto.

Lo scozzese Bon Scott fu cremato, le sue ceneri riposano presso il cimitero di Fremantle in Australia, dove la sua tomba è dichiarata dal “National Trust of Australian” di interesse nazionale, è ancora oggi è meta di frequenti pellegrinaggi. Ovviamente non potremo mai sapere cosa sarebbe cambiato per Bon e per gli AC/DC (Alternate Current / Direct Current) e per la musica rock in generale se egli fosse vissuto fino ai nostri giorni, la storia è ben noto non si fa “con i se e con i ma”, quel che è certo è, che qualcosa abbiamo perso, per sempre!

F.to ANTONIO LEO & VALERIO “SHOVELHEAD” GIAFFREDA

Collepasso, 16/2/2015

 

 

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